Culti e religione



Copyright © 01/03/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi



Esiste il culto ed esiste la religione. Per meglio dire: esistono i culti, per via che tanti e di vario tipo possono effettivamente essere, mentre la religione, sarebbe a dire quell'insieme coerente di saperi mediante i quali mucchi confusi e dispersi di persone possono essere integrate nel flusso universale della vita ed unite quindi fra loro, è una. Nè più nè meno come la scienza, quell'insieme organico di conoscenze mediante le quali le persone riescono ad interagire con la materia ad un livello vieppiù crescente, è anch'essa una.

Letteralmente una moltitudine sono gli oggetti di culto, i quali possono essere ideali o materiali. Vi è chi coltiva una grande cura (culto e coltivare hanno la medesima radice) per degli ideali politici, ma si può coltivare pure una grande cura per una vecchia auto. Vi è chi pratica riti originati da antiche leggende, giungendo perfino a ritenere siano vere causa una ripetizione infinita, ma vi è pure chi s'incontra con altri per scambiare valori filatelici o numismatici. Non potendo certo essere dimenticati i numerosi culti sportivi.


Il culto ha un carattere preciso: tramite esso le persone si differenziano le une dalle altre. Chi pratica un culto s'unisce ad altri che praticano lo stesso culto ed insieme sviluppano una cultura di gruppo. Persone che praticano culti diversi non hanno in pratica nulla da dirsi poiché nemmeno si capirebbero, non disponendo della stessa rosa di riferimenti e vocaboli in grado di rendere invece estremamente compatte persone dotate della stessa cultura (culto, coltivare e cultura: stessa radice etimologica).

Al contrario la religione non ha riduttivi culti o riti discriminatori. La religione non ha nulla a che vedere con ciò che oggi viene scambiato per essa. Ciò che oggi noi umani chiamiamo "religioni" sono in realtà dei culti, esattamente il contrario di ciò che è religione. Sì, perché, se i culti separano le persone unendole tra loro a gruppi concentrati su limitati oggetti d'attenzione, la religione è invece ciò che unisce ogni essere all'intero Universo, mostrando le connessioni che lo legano intimamente ad un indivisibile Uno cosmico e quindi pure gli uni agli altri.


Che l'Universo stia seguendo un suo percorso evolutivo è cosa su cui concorda anche la scienza, la quale anzi sospetta che esso abbia avuto una origine e che di conseguenza avrà una fine. Ebbene: la religione fornisce all'essere umano gli strumenti intellettuali e percettivi per divenire consapevole della sua appartenenza a questa realtà d'ordine superiore, di dimensioni tanto maggiori a quelle in cui ci muoviamo da non essere normalmente percepibili da noi umani nemmeno con i ben più potenti sensi che la tecnologia ci mette a disposizione.

E questo è oltremodo importante. Perché è, sì, vero che la nostra quotidianità di esseri fatti di deteriorabile carne e deboli ossa è lontana letteralmente innumerevoli eoni e parsec dai più grandi accadimenti cosmici. Tuttavia accorgersi di essere parte inalienabile di un Tutto ci dà coscienza del ruolo che abbiamo in esso, ci abbranca, ci conduce ad accantonare le attenzioni al nostro piccolo essere e trascina piacevolmente verso grandi e nobili ideali e mète.

Senza la religione, che altro non è che filosofia unita alla mistica, ricerca della verità abbinata ad un'epica misterica, viviamo una buia solitudine che deriva proprio dal nostro essere disconnessi dal resto dell'Universo. E' la religione ad operare una riconnessione col Tutto, automaticamente riunendoci ad ogni altro essere umano e parte della realtà. Senza la religione orgogliosamente viviamo una finta indipendenza che, essendo inesistente, è destinata a darci continue delusioni e sofferenze. La religione ci fornisce invece gli elementi per capire l'interconnesso carattere della realtà ed anche l'umiltà che ci permette di accettarla per quello che è.


A questo punto, quando con modestia diveniamo disposti ad accettare l'idea di non esistere come realtà indipendente bensì come frutto risultante dall'insieme di tutte le cose, possiamo cogliere il valore di un'epica misterica, di una trama di tale spessore e forza da far trovare un suo ruolo e farvi immedesimare ogni essere umano, al contempo riuscendo a superare il suo tempo e trasferirsi con immutato valore alle generazioni successive. Diveniamo un tratto d'unione tra chi ci ha preceduto e chi ci succederà. Veniamo sospinti e trainati da flussi energetici che superano di gran lunga i nostri. Acquisiamo e facciamo nostra quella energia che sola può provenire dall'essere pienamente coerenti con l'onda della vita. Impariamo a cavalcare una cresta che mai più tramonterà.

Avendo quasi già raggiunto la prima metà del primo secolo di una nuova era iniziata con due straordinari successi della tecnologia, quali la conquista della Luna e la nascita del primo nodo di Internet, vorremmo molto fosse la scienza a concederci questo profondo contatto con l'Universo. Ma la scienza è impossibilitata ad offrircelo per via della sua parcellizzazione e perché essa necessita di concreti supporti alle sue argomentazioni. Le scoperte scientifiche non possono che tardare rispetto ai pur vaghi ma comunque abbondantemente validi conseguimenti dell'intuito, sul quale si basa appunto la filosofia e quindi la religione. Inoltre la sua tecnologia mal si rapporta, per ora, con la nostra biologia, diminuendo piuttosto che aumentare certe nostre capacità intuitive.


Oggi si fa un errato uso della parola religione. In molti sono giunti ad aborrire questa parola perché la confondono con il pensiero e l'operato di coloro i quali praticano invece culti superstiziosi. In molti hanno rinunciato alla naturale positiva pulsione del loro essere per distinguersi dai tanti fanatici che traggono forza da miti così vecchi da essere oggi improponibili. Ma possiamo, noi persone ragionevoli e raziocinanti, rinunciare al termine cultura o politica o scienza, solo perché a volte o spesso si fa cattiva cultura, politica, scienza? Il termine religione indica qualcosa di importante, di così pregno che è proprio la mancanza di essa, il suo essere sommerso da mille culti discriminatori, che fa sì che sulla Terra tutto stia andando in malora.

Cosa sia davvero la religione e come essa possa essere usata non potrà non essere uno dei più importanti oggetti dell'attenzione di noi Terrestri. Per oggi ci basti comprendere che la religione unisce le persone divise dai culti. Se divide si tratta di un culto. Se unisce è religione. Notiamo che in quelle roccaforti d'incultura che sono le Università in mano ai carrieristi pubblici, ai cosiddetti "baroni", altrimenti noti come burocrati, tanti poveri giovani sono condotti a studiare "storia delle religioni". Trattasi di un errore grave, di uno scambio di termini ("culti" e non "religioni") addirittura di opposto significato, che, ripetuto mille volte, finisce per disorientare giovani e meno giovani, rendendo ancora più difficile l'avvento di un reale pensiero religioso.

Senza contare l'errore insito nella così detta "libertà religiosa", che semmai dovrebbe essere appellata solo come "libertà di culto", perché la religione, quell'arte e scienza di cui c'è ancora così poca conoscenza, è qualcosa che riguarda ben più la nostra interiorità e poco ha a che fare con riunioni che la mettono a tacere.


La conclusione è sempre quella: fuori i carrieristi pubblici dalla Res Publica, gli assunti a vita dal pubblico impiego, fuori chi ha accaparrato un bene, un potere, un reddito, la Funzione Pubblica, che è di proprietà di tutto il popolo della Repubblica. Dentro invece i cittadini, opportunamente preparatisi, competenti e desiderosi di prestare servizio, a tempo determinato. Come vedremo, la religione passa proprio attraverso cose di questo genere, attraverso pratiche di equità, armonia, fratellanza e pace.


Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia








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