Vicenza, la RAI e noi

Copyright © 10/09/39 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - Invio



SABATO MANIFESTAZIONE A VICENZA


Vorrei essere lì con coloro che andranno a Vicenza ma, dalla comparsa di Internet, dodici anni fa, mi sono impegnato con me stesso a dare il mio contributo al cambiamento del mondo senza muovermi dalla mia terra. Per questa ragione, ad esempio, faccio quel che posso

per-una-assemblea-telematica-del-movimento


Ma ora vorrei affrontare brevemente il tema della prossima manifestazione di Vicenza in un'epoca di necessario ridimensionamento dei nostri spostamenti per evidenti ragioni d'ordine non solo ambientale (per risparmio energetico) ma anche logistico (per riuscire nell'intento).

Ebbene permettetemi di esprimere il pensiero che noi progressisti, almeno penso e spero che in questa definizione possiamo identificarci tutti, non possiamo nemmeno pensare di correre quasi settimanalmente da una parte all'altra della penisola per difendere una volta il territorio e le genti vicino alla minaccia del Ponte, una volta vicino alla minaccia del terzo traforo del Gran Sasso (dalle mie parti), una volta a Vicenza, una volta in Val di Susa, e così via ...


E' pure evidente, di una chiarezza più brillante del sole, che queste sono semplici azioni di risposta ad eventi sociali prive di una qualsiasi strategia che possa farci pensare di ottenere il benché minimo successo. Sono azioni che denotano anche l'assenza di un progetto complessivo e quindi ognuna di esse COSTA PARECCHIO in termini di varie energie ma RENDE POCHISSIMO, in quanto non focalizzano l'attenzione su qualcosa da costruire che sia di grande e coinvolgente interesse per tutti ma essenzialmente su qualcosa che NON si vuole venga fatto localmente.

A mio avviso, o quanto meno questo è quello che ho fatto e sto facendo, occorre riflettere a lungo per capire cosa non va nel nostro sistema. Una volta capito ciò che non va (perché il sistema non funziona???), quindi una volta terminata l'analisi sociale, si può SINTETIZZARE quell'insieme di soluzioni che possano farci passare da questa becera epoca ad una di ben diversa luminosità e chiarezza.


Ora, con una estrema sintesi, brevissima ma mi pare pure chiarissima, questo è esattamente, sempre nella mia personalissima visione delle cose ma nell'interesse di tutti, il progetto da realizzare:

PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO:
CONCESSO A TEMPO DETERMINATO,
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
PER UNA METÀ DELL'INTERO


Lo riporto ancora una volta, avendolo già citato più volte, perché a me pare che questo complessivo progetto contenga pure la soluzione al problema odierno:


COME FARE PER PORTARE ALLA PUBBLICA ATTENZIONE
I VARI PROBLEMI SOCIALI LUNGO LA PENISOLA?


Ebbene a mio avviso la miglior azione non è quella di sfilare per le strade, di marciare senza una méta di grande e diffuso interesse collettivo. Bensì di puntare dritto per riconquistarle, ognuno nella propria Regione, ognuno nel proprio territorio, sulle rispettive sedi RAI, sulle sedi di quella organizzazione che dovrebbe essere PUBBLICA, sarebbe a dire che dovrebbe accogliere ed esprimere il pensiero di ognuno di noi, ed invece è stata accaparrata, monopolizzata da persone che vi si sono insediate a vita e che per ottenere e mantenere i privilegi che ne conseguono sono al SERVIZIO ACRITICO dell'oligarchia che ci comanda.

Manifestare davanti alle sedi RAI è pratica già usata, ad esempio si veda:

http://eventful.com/events/manifestazione-nazionale-davanti-alle-sedi-rai-/E0-001-012590564-3#box-details

http://beppegrillo.meetup.com/boards/thread/4703398/

Tuttavia un conto è manifestare senza un progetto d'ampio respiro ed un conto è farlo con un progetto grandioso ma chiaro e di incontrovertibile validità:


PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO:
CONCESSO A TEMPO DETERMINATO,
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
PER UNA METÀ DELL'INTERO



Rimando a territorio-sotto-attacco per verificarne la dichiarata incontrovertibilità.


Ogni volta che si manifestasse, pacificissimamente, civilissimamente, legalissimamente, davanti alle sedi RAI si porterebbero di volta in volta le specifiche tematiche contingenti e contemporaneamente il comune tema di fondo: il fatto che la RAI, essendo composta da dipendenti assunti a vita e per questa ragione pilotabili e ricattabili con estrema facilità, non è l'espressione della comunità Italia, al contrario è strumento strategico di sistematico asservimento popolare da parte di uno Stato/Padrone che trova nell'assunzione a vita, nei ruoli indegnamente definiti "pubblici", l'unico modo d'essere e di perpetuarsi.

(Ricordo che gran parte dei politici proviene dal "pubblico" impiego: introducendo la rotazione nella PA si rinnovano periodicamente automaticamente tanto gli ASSUNTI quanto gli ELETTI).


In somma: Vicenza, Val di Susa, Gran Sasso, Ponte, e tutte le altre indegne situazioni create dal marcio sistema politico/economico vengono originate o sono permesse dal "pubblico" impiego a vita! Questa è esattamente la tesi. Introducendo la rotazione tutto andrebbe al suo posto in un felice modo che non abbiamo ancora avuto la fortuna di provare! E nessuno in pratica verrebbe licenziato grazie al recupero nella sfera pubblica di metà delle attività economiche complessive!!!

Mbhè, perdonatemi, ma questa sì che è STRATEGIA! Può essere strategia perché finalmente compare un progetto ampio abbastanza da comprenderci tutti, un DISEGNO complessivo (che nasce appunto da un approccio organico) in cui ognuno nel nostro Paese ritrova la sua giusta dimensione e sicuro collocamento. Un progetto che tiene in gran conto non solo la funzionalità sociale ma pure il benessere e la felicità delle persone:

la metamorfosi


E' chiaro che un progetto come quello che oso proporre non può essere attuato d'un botto e per intero. Occorre disegnare e costruire una ad una con attenzione le varie parti del nuovo meccanismo. Proprio la RAI sarebbe allora allo stesso tempo:

- primo obiettivo da conseguire, nell'introduzione della rotazione nella PA, che potrà servire per sperimentare e mettere a punto il nuovo sistema,

- strumento attraverso cui operare la progressiva trasformazione della PA da organizzazione rigida, statica (soggetta prima o poi a spaccarsi fragorosamente) a fluida organizzazione dinamica (pressoché eternamente silenziosamente funzionale).


Non mi dilungo oltre, rimandando:

alla-riconquista-della-res-publica-perduta

l'avvio di questo discorso.


Prima di salutare, invito le tante riviste e gli editori che intendono essere progressisti ad occuparsi ORA di questo progetto. Attenzione: non attendete nè aspettatevi che un qualche VECCHIO TROMBONE di un retrogrado, finto progressismo dia il beneplacito a questo progetto. I vecchi tromboni, progressisti e non, sono quasi tutti assunti a vita nel pubblico impiego e fanno parte del marcio sistema da cambiare, se non proprio di quella indegna categoria che avrebbe dovuto occuparsi e presentare essa, negli ultimi cinquant'anni, nuove forme d'organizzazione sociale e politica ed invece a ben altre attività s'è dedicata e ben altra morale, che quella del sottoscritto, ha praticato:

baroni-e-baronesse


Ringrazio per l'attenzione e sempre grato saluto coloro che saranno a Vicenza.

Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia





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