L'usucapione
della Res Publica


Copyright © 14/04/43 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi



Non c'è mai stata una volta che l'umanità sia progredita senza oltrepassare i limiti di coloro i quali avevano vissuto in precedenza. Per cui non c'è alcuna mancanza di rispetto, ma solo volontà di far del bene, nell'affermare che i padri fondatori della Repubblica Italiana fecero un gravissimo errore scrivendo:

"L'Italia è una Repubblica democratica ..."

Purtroppo quelle persone venivano da una retrograda cultura che mai aveva fatto chiarezza sui due fondamentali concetti politici di democrazia e repubblica. Per questo usarono quelle parole così come erano stati istruiti a fare dai baroni universitari del tempo. In realtà l'espressione linguisticamente corretta, nonché presumibilmente intenzionale, era:


L'ITALIA È UNA DEMOCRAZIA DOTATA DI UNA RES PUBLICA E DI UNA RES PRIVATA.


E' questo grossolano e marcato errore di fondo, presente all'Art. 1° della nostra Carta Costituzionale, ad aver causato tutti i problemi che abbiamo vissuto e quelli che stanno per sopraggiungere. Come quando il sistema operativo di un computer va in crash, per via di una istruzione errata, allo stesso modo l'errata istruzione presente nella Costituzione sta mandando in crash il nostro sistema economico, politico e sociale.


Una espressione così confusa: "L'Italia è una Repubblica democratica ..." non ha mai permesso di attuare una sana ripartizione e separazione tra pubblico e privato e tantomeno di capire in cosa consistesse, in dettaglio e per esteso, quella Res Publica sulla quale il popolo italiano aveva così soffertamente guadagnato la sovranità. Nel terribile buio di una cultura che si è sempre disinteressata di questo concetto, la Res Publica è stata progressivamente, dapprima timidamente poi sempre più aggressivamente, fatta a pezzi e sbranata da coloro che detenevano a vita il potere, gli assunti nell'apparato pubblico, da coloro che avevano, in un modo o nell'altro, conquistato il comando, ascendendo al governo, e dai tanti furbi che si servivano di entrambe le caste, rendendole complici delle loro malefatte.


Nei sessantacinque anni che sono trascorsi dalla promulgazione della Carta ad oggi, la nostra santa Res Publica, costituita da innumerevoli immobili ed aree territoriali, nonché da preziose attività economiche oltre che, naturalmente, dagli Enti Pubblici tutti e dalle Istituzioni, un vastissimo patrimonio economico e politico che il popolo italiano aveva ricevuto in dote alla fine della guerra ed avvento della democrazia, è andato via via degradandosi e svenduto a minoranze truffaldine, lasciando vieppiù impoveriti e smarriti i cittadini.

Di questo massacro della Res Publica non dobbiamo però incolpare i soli baroni, che mai hanno chiarito nelle loro continue lezioni magistrali come stavano realmente le cose, od i soli politici, che hanno sempre obbedito ai potentati e seguito le istruzioni dei baroni, o gli statali, che presero da sùbito possesso dell'apparato pubblico senza mai più restituirlo alla popolazione, come al contrario esigeva l'istituto democratico.

Forse i colpevoli maggiori, che per questo oggi rischiano di pagare caro, al posto di tutti gli altri responsabili, sono proprio i cittadini italiani, i quali non hanno mai preso reale coscienza dei loro sopraggiunti diritti di sovranità sulla Res Publica. Delegando ogni pubblico potere, fidandosi dei loro rappresentanti, non hanno mai goduto di tali diritti ed ora stanno appunto per perderli definitivamente.




"Può accadere che un bene abbia per anni un possessore non proprietario e un proprietario non possessore. Al protrarsi di questa situazione la legge ricollega una precisa conseguenza: il proprietario perde il diritto di proprietà, il possessore lo acquista. È l’usucapione ("prescrizione acquisitiva"): l’acquisto della proprietà a titolo originario mediante il possesso continuato nel tempo (articoli 1158)."

http://it.wikipedia.org/wiki/Usucapione




Ciò, che Wikipedia spiega in modo così chiaro, non è soltanto una opinabile legge umana bensì scritta nello stesso ordine naturale delle cose. Essa spiega esattamente quanto è capitato e sta tuttora, incredibilmente, continuando ad accadere. Un intero popolo non s'è mai accorto dei diritti di comproprietà della propria Res Publica, causa l'accurata omissione dei baroni della cultura, di allora e di oggi. Non esercitando questi diritti, di proprietà e d'uso, non avendo condiviso beni, risorse e pubbliche attività, la nostra santa Res Publica è stata e sta tuttora venendo fatta oggetto di usucapione dai tanti furbi che ci hanno sempre fatto fessi: baroni, politici, statali tutti, avventurieri e potentati vari.


Oggi assistiamo al pianto di numerosi professori e professoresse che ovunque lamentano la perdita dei nostri beni comuni. Ebbene: pochi hanno fatto al mondo più male di costoro, che mai hanno permesso alla cultura, quindi alla società, di evolvere, mai hanno informato gli italiani dei loro diritti su questi stessi beni comuni, mai hanno insegnato, in quelle ch'eppure erano le nostre scuole ed Università, ad essere bravi e compartecipi cittadini. Oggi questa chiusa congrega di baroni, che avrebbe potuto creare una società meravigliosa, pressoché priva di crimini per via del profondo senso di giustizia che la pervadeva, prova ancora a truffarci. Essi ci riescono benissimo con gli ingenui membri delle tante associazioni nate per tenerci lontani dalla nostra associazione maxima: la Repubblica Italiana. Noi cittadini più evoluti cerchiamo invece di non cadere mai più in questa trappola d'ignoranza.

Impegnamoci a far luce su cosa significhi e comporti essere comproprietari di una Res Publica. Innanzitutto identifichiamola bene per bene, voce per voce, e poi diamoci da fare affinché una legittima condivisione a turno del complessivo bene comune coinvolga e responsabilizzi ogni cittadino di questa, ancora così fragile, democrazia italiana. Badate: ormai è rimasto poco tempo, pochi attimi della Storia. Dopodiché l'impietoso suo corso chiuderà il ciclo per intero e per noi non vi sarà più un futuro come cittadini, ruolo che non abbiamo nemmeno fatto a tempo a scoprire, ma solo come sudditi, ruolo che conosciamo invece bene e che dovrebbe quindi spronarci a concentrarci sulla cosa più legittima ed urgente da fare: democratizzare la Funzione Pubblica aprendola alla partecipazione dei cittadini, potendosi così dal suo interno sanare ogni singolo tassello della nostra società.






TEST DI MATURITÀ CIVICA
per passare da sudditi a cittadini



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