Dopo il turismo ... la partecipazione



Copyright © 11/08/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - original




In questi giorni di ennesimo grande massacro delle risorse naturali ad opera di torme di esseri umani, che all'improvviso si trasformano in "turisti" (e quando si muovono in massa non sono mai "responsabili"), appare ancora e sempre più meravigliosa l'ipotesi di redistribuire periodicamente i ruoli di un settore economico pubblico riequilibrato nel peso rispetto al privato.

Permettendo (non obbligando! permettendo: non siamo mica ambientalisti) una complessiva Armonica Rotazione Sociale, una libera circolazione delle persone all'interno delle strutture di collettiva, comune, pubblica proprietà, le persone non sarebbero più legate ad un posto fisso e potrebbero, quando volessero, mutare ruolo e località dove esercitare quel ruolo.


E la cosa ancor più bella sarebbe che questa rosa di possibilità ormai potrebbe non comprendere soltanto quello italiano bensì l'intero territorio europeo e forse pure oltre! Come turisti le persone vengono oggi caricate, scaricate, animate, girovagate, rimpinzate, rianimate, ricaricate e riscaricate senza che abbiano avuto la possibilità di un solo contatto genuino nè con la gente nè col territorio del luogo che hanno visitato. Quando invece ci si reca in un luogo a lavorare, si entra a far parte di quel tessuto sociale e territoriale, si interagisce con tutto e tutti così profondamente da acquisire una vera, fruttuosa e piacevolissima conoscenza.

La domanda precisa da porci è: se vi fosse la possibilità di vivere una buona vita, in una buona società, di poter scegliere agevolmente il lavoro, di cambiarlo e di spostarci proficuamente altrove quando volessimo, noi umani continueremmo a trasformarci in turisti acefali? O non preferiremmo piuttosto vivere più intensi, coinvolgenti, arricchenti, durevoli viaggi di lavoro?


"Va bè, sì, ma dài, questa è pura utopia, queste sono fantasie, a noi non interessano le fantasie". Già mi sembra di sentirvi :) Mbhé, allora dovreste fare attenzione. Perché c'è una categoria di persone, che comprende sicuramente anche vostri amici o gente di cui vi fidate (perché son soliti usare parole come "etica", "solidarietà", "equità", "giustizia sociale", "democrazia", "valori", etc. etc.) che invece sta organizzando proprio tutto questo bel sistema.

Il problema è che costoro non stanno preparando un buon sistema per TUTTI, anche per noi, ma solo per LORO, esclusivamente per la loro CASTA! Prego, accomodatevi, verificate da per voi:

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In somma: quali sono le parole che si devono cominciare ad udir echeggiare ad ogni latitudine del globo?

!!! CARRIERISTI PUBBLICI !!!


Questa è la parola che può dare origine a quel rivolgimento del mondo, pacifico, legale, civile, che i giusti da sempre aspettano. Perché gli statali non hanno alcun diritto di appropriarsi di un bene, i ruoli della Funzione Pubblica, che è di PROPRIETA' COLLETTIVA! La Res Publica non può essere COSA LORO perch'é invece un sacro BENE COMUNE!


Solo riconoscendo i CARRIERISTI PUBBLICI in mezzo a noi, solo accorgendoci di come curano esclusivamente i fatti loro anche quando, con quella loro paciosa sorridente faccia di bronzo, osano venirci a parlare di valori, di economia equa e solidale, di partecipazione democratica, solo accorgendoci di quanto ci hanno preso in giro fino ad ora e continuano pure a farlo, il Movimento, perché il Movimento c'è ma è affetto da FLAUTOLENTo CARRIERISMO PUBBLICO CRONICO, solo compiendo il passo avanti di iniziare a pensare da soli, scevri dai condizionamenti dei tanti professori e delle tante professoresse che si spacciano per progressiste, potrà iniziare un percorso di definitiva, poderosa e proficua rinascita.


Allora scegliamoceli meglio gli amici. Meglio ancora: per il momento, fintantoché non si saranno chiarite le cose, non abbiamone.



Danilo D'Antonio



« La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone...
la libertà non è uno spazio libero,
libertà... è partecipazione. »

(Giorgio Gaber, La libertà, 1972)




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