Il contenuto politico dell'evasione fiscale



Copyright © 19/02/43 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Sfugge ancora, nei vari interventi letti sul tema delle tasse, il CONTENUTO POLITICO, derivante anche solo da una semplice intuizione non studiata razionalmente, insito sempre e comunque nel fenomeno della cosiddetta evasione. La legge va rispettata, diciamolo subito e chiaramente, perché i dipendenti pubblici sono armati e con loro non si può discutere; quindi chiniamo la testa e paghiamo 'ste tasse. Tuttavia realtà vuole che molte persone evadono non foss'altro perché sanno bene dove andrà a finire gran parte di questo denaro ed intuiscono pure che esso complessivamente serve ad alimentare un antidemocratico sistema dove il cittadino viene relegato a mera bestia da soma, senza che possa minimamente avvicinarsi ad essere partecipe della sua stessa Res Publica.

I dipendenti pubblici in realtà sono i primi ad evadere, in quanto da sessant'anni disattendono il fondamentale dovere democratico di restituire al popolo i poteri che una sporca politica ha invece continuato ad assegnare loro a vita, indebitamente mantenendo l'uso in vigore ai tempi della monarchia e del fascismo. Quando si parla di evasione, di abusivismo, di irregolarità, il primo, più corposo ed importante fenomeno di questo tipo riguarda proprio l'armata compagine degli assunti a vita in poteri che, con la sopraggiunta sovranità popolare all'arrivo della Repubblica, sono divenuti di proprietà di tutto il popolo italiano. A tutti noi spetta il diritto di partecipare agli affari dello Stato: è proprio questo che differenzia un cittadino da un suddito.


In ogni italiano nasce dunque spontaneo un conflitto interiore a causa di un potere pubblico che sarebbe sacrosanto se non fosse che esso continua ad essere posseduto a vita da alcuni come se ancora ci trovassimo in piena epoca tirannica. E' proprio questo potere gestito antidemocraticamente a causare una illegale, ma a questo punto comprensibilissima, forma di disobbedienza. La colpa maggiore che si può attribuire agli evasori è appunto che essi pratichino questo atto nascostamente, piuttosto che contestualmente rivelarsi e denunciare l'esclusione e relativo sfruttamento di cui sono fatti continuamente oggetto. Ma tant'é: d'altronde i dipendenti pubblici hanno mai disubbidito civilmente ad una sola delle migliaia di leggi ingiuste cui noi italiani siamo sottoposti?


Sorge allora doverosa una domanda in merito al tema tassazione:


PER QUALE ESCLUDENTE RAGIONE, A RISCUOTERE,
A RAPPRESENTARE LO STATO, SON SEMPRE GLI STESSI?!


Oggi siamo affetti da una tirannia costituita da una scaltra minoranza che sfrutta una ignorante maggioranza. Al contrario il giorno che potremo scambiarci di posto e da eterni paganti diverremo a nostra volta momentanei riscossori, il giorno che avvieremo una DEMOCRATICA TURNAZIONE ed inizieremo a condividere e partecipare i ruoli e poteri della Funzione Pubblica, solo allora costituiremo una società sentita fino in fondo cui ci concederemo senza esitazione. Quel giorno non ci saranno più evasori perché non ci saranno più dipendenti pubblici assunti a vita accaparratori del bene comune. Scomparso il furto legalizzato della RES PUBLICA, scomparirà contestualmente anche la pulsione ad astenerci dal pagare il dovuto. Perché quel giorno e solo quel giorno diverremo una società equa, quindi solidale: unita e compatta.


Invece che fascistamente PUNIRE, PUNIRE, PUNIRE, ricorrendo al dipendente pubblico assunto a vita ed armato, cerchiamo di CAPIRE, CAPIRE, CAPIRE, ricorrendo all'essere umano raziocinante. E tutto all'improvviso s'aggiusterà.

Coloro che si spacciano per democratici, ma tacciono su tutto ciò, inizino a vergognarsi.
Il risveglio collettivo non è lontano.










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