L e P A R T I e l ' I N T E R O

coscienza ristretta e coscienza diffusa


Copyright © 14/02/40 Danilo D'Antonio - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata - Segnalazione



Una Funzione Pubblica i cui ruoli siano assegnati a tempo determinato tra tutti coloro che volessero svolgerli e disponessero dei necessari requisiti e che comprenda attività economiche per un peso finanziario pari a quelle private: questo è il corretto e semplice, logico e funzionale disegno, l'armonica ed equilibrata, quindi potente, geometria sociale che emerge con vigore, una volta che si mettano da parte le migliaia di tomi inerenti temi economici, scritti da illustri quanto inutilmente pagati professori, rovinatisi l'un l'altro con complesse acculturazioni teoriche mai affiancate da semplici dirette osservazioni sul campo.

Questa geometria permette contemporaneamente: una generale partecipazione alla gestione della Cosa Pubblica, della Res Publica appunto, e lo riequilibrio di contributi, influenze e poteri dei due settori economici, il pubblico ed il privato. Già solo l'adozione di questi due capisaldi strutturali porterebbe con sè immediati ed immensi benefici. Ma, oltre ai due fondamenti appena considerati, dell'armonia sociale e dell'equilibrio economico, subito visibili, ve ne è sotteso un terzo che, pur non immediatamente captabile, riveste, però, pari importanza degli altri due. Questo terzo fondamento fornisce, tanto alla complessiva costruzione sociale quanto alle singole persone, quell'ampiezza percettiva, quella profondità intellettuale, quella grandezza, quando non proprio grandiosità, culturale, che eleva al quadrato i benefici che si ottengono dai primi due.



Prima di introdurre questo terzo aspetto del progetto in questione, occorre però riassumere la nostra attuale situazione nel campo della cultura. Brevissimamente: da almeno tre secoli stiamo assistendo al conseguimento di un successo dopo l'altro da parte dell'approccio di conoscenza e d'intervento di tipo specialistico. Grazie a questo approccio, focalizzato e settoriale, si sono sviluppate una tecnologia ed una industria di così elevato livello che tale metodo ha catturato sempre più la nostra attenzione. Di fatto si è giunti a credere che l'approccio usato con successo nel campo delle macchine potesse essere usato con pari successo anche in campo umano. Sbagliando però completamente conclusione.

Si è esattamente nel vero dicendo che i problemi umani e sociali che viviamo oggi sono pressoché tutti originati dalla parzialità della visione e dalla disorganicità dell'intervento. Ed infatti l'approccio specialistico è solo uno dei due fondamentali modi di conoscere il mondo ed interagire con esso. Se l'approccio affermatosi è perfetto in campo tecnologico/industriale, nel più complesso campo della vita l'approccio da privilegiare è invece quello sistemico, organico, olistico. Perché è proprio della vita l'essere intessuta di quella fitta rete di connessioni che occorre dapprima ben conoscere per intero, se non si vuole un effetto contrario al desiderato. Guaio è che, essendo particolarmente accattivanti i frutti e prodotti dell'approccio specialistico, siamo incorsi nell'errore di sviluppare solo questo, avendo relegato l'altro a pura rimembranza storica ed avendolo lasciato nelle condizioni in cui, al loro tempo, l'avevano codificato i nostri antenati.

Se i corsi di studio per specialisti abbondano in qualità e quantità, di fatto mancano del tutto corsi di studio completi ed efficaci per organicisti. Esattamente manca un percorso lungo cui acquisire sia i rudimenti di tutte le branche specialistiche note quanto di quelle umaniste, giungendo infine ad acquisire modelli che legano i singoli componenti della realtà agli altri e ne illustrino i funzionamenti. E questo vuoto formativo è un fatto davvero grave. L'approccio specialistico conduce infatti ad un terribile restringimento di visuale, di percezione, di conoscenza. Come pure di sensibilità, di interesse, di coinvolgimento. Possiamo rappresentare con uno spicchio questa limitazione autoimposta del campo percettivo che taglia via gran parte della complessiva area circolare rappresentante la realtà tutta:





Se, ai fini della costruzione di un elettrodomestico, di un'auto, di un palazzo, il restringimento di visuale è metodo privilegiato e la concentrazione di attenzioni, energie e mezzi è di particolare beneficio, al contrario, ai fini del buon andamento di un corpo organico, come quello umano o sociale, o dell'intera biosfera, il focalizzarsi su di un particolare fenomeno compromette la percezione degli altri fenomeni collegati che inevitabilmente concorrono a formare il primo. In questo caso, più che concentrarsi, occorrerebbe spandere la propria attenzione per considerare l'intero organismo, per conoscere gli effetti, anche distanti nello spazio e nel tempo, che si vengono a generare col nostro intervento.

Ora è, sì, vero che situazioni pure non esistono. Le persone hanno ben più di un interesse, anche solo personale e non professionale. E si viene a creare una situazione con diversi spicchi di consapevolezza:





In queste condizioni siamo però ben lontani dall'essere pronti per poter operare efficacemente in sistemi complessi. Siamo infatti ancora privi non solo di una gran parte di contatto col mondo reale ma pure della coscienza dei collegamenti che uniscono tra loro i fenomeni. E non dobbiamo dimenticare che, quando la nostra conoscenza è limitata ad una o comunque alcune parti dell'intero, si è fortemente proiettati, sbilanciati, squilibrati verso quel po' che conosciamo, dimenticando che possono esistere aspetti perfino più degni di considerazione. Solo disponendo di una conoscenza ampia oltre un certo limite, poiché di certo in questo ambito la completezza può essere solo un ideale, si possono vedere i fenomeni interagire fra loro e quindi identificare le giuste priorità, potendo così raggiungere un successo non funestato da spiacevoli effetti collaterali, al contrario sinergicamente affermativo:





E' comprensibile, e pure visibile nel disegno, che una coscienza diffusa su un ampio spettro di competenze non può che essere meno approfondita rispetto ad una coscienza ristretta e specialistica. Tuttavia una coscienza diffusa fornisce proprio quell'ampia visione e pure quell'equilibrio percettivo ed emotivo che sono indispensabili per individuare un intervento efficace su un organismo complesso.


Ora, dopo aver visto raffigurate le varie tipologie di consapevolezza disponibili oggigiorno, possiamo comprendere il perché di tanti interventi disorganici, a volte perfino in contrasto l'uno con l'altro. Perché in effetti a decidere del nostro destino non sono persone dotate di una coscienza piena, completamente sviluppata, e tantomeno equilibrata. L'equilibrio deriva infatti da una coscienza sviluppata in modo ben distribuito. Al contrario abbiamo a che fare, nè più nè meno, con dei "deficienti squilibrati" cui mai si dovrebbe affidare la guida di un popolo, di una società, di un Paese. Quanto più specializzate sono le persone con cui abbiamo a che fare, e notiamo che la politica è una specializzazione anch'essa, tanto meno possiamo contare sui detentori di tale conoscenza per risolvere i problemi del mondo. Senza contare che, essendo stato sviluppato a fondo l'approccio specialistico, per gestirne i poderosi effetti si abbisognerebbe di un approccio organico altrettanto sviluppato, con caratteristiche per altro ancora quasi tutte da stabilire.

E' evidente che, approfondendo e sviluppando quanto qui viene per immediatezza di comunicazione compresso in poche righe, se si desidera gestire per bene l'umana sfera sociale, occorre quanto prima strutturare e fornire adeguati corsi in grado di formare organicisti di buon livello. Solo disponendo di una consapevolezza e di una esperienza aperte a trecentosessanta gradi e pure profonde quanto più sia possibile, si è in grado di osservare un numero sufficiente di tratti utili a capire la situazione che si vive ed a decidere efficacemente gli interventi da eseguire. Altrimenti, rimanendo tutto nelle attuali condizioni, gli specialisti, dotati di competenze diverse quindi con spicchi di consapevolezza che non si sovrappongono, non potranno nemmeno capirsi tra di loro: figuriamoci se potranno essere in grado di capire le complesse urgenze della vita!


Ed a questo punto torniamo, con entusiasmo, al progetto di una Funzione Pubblica Democratica, quindi di un impiego pubblico assegnato a rotazione. Nell'ambito della formazione di persone pienamente ed equilibratamente sviluppate, cui si possa affidare con fiducia le sorti personali e sociali, se tramite corsi di studio adeguatamente concepiti si può fornire quella teoria indispensabile a capire cosa si sta facendo, in quali territori ci si sta spingendo, potenziando il tutto con metodi, pratiche e tecniche ad hoc, l'esperienza sul campo è però altrettanto importante. Per ottenere una persona pienamente ed equilibratamente sviluppata occorre che essa compia un numero sufficiente di esperienze atte o quantomeno tese a colmare l'intero cerchio di competenze. Una Pubblica Amministrazione che permetta ai suoi dipendenti di muoversi non solo tra ruoli di identica ma pure di ben lontana competenza si rivela essere esattamente quanto necessario per riarmonizzare una società oggi deficiente e squilibrata.

Una società guidata solo da specialisti, da settorialisti, ed abbiamo visto che oggi non vi son altro che tali tipi di professionisti, anche gli umanisti essendo dotati di un bagaglio culturale ristretto e del tutto carenti sul resto, funziona esattamente come ora: è una pena generalizzata e crescente, senza speranza alcuna di miglioramento. Per contro è giusto dire che una società composta solo da organicisti non avanzerebbe quasi per nulla lungo il percorso evolutivo universale. Perché non disporrebbe di sempre più moderni artifici tecnologici. Una società equilibratamente composta dagli uni e dagli altri, entrambi reciprocamente consci e rispettosi dell'importanza altrui, acquisirebbe invece sufficiente base organica da sostenere qualsiasi altezza le specializzazioni ci potessero far raggiungere.



Agli specialisti, ai presentemente riconosciuti dotti, ai titolati, ai professori, etc. ai mille esperti del particolare, spetta il dovere di riconoscere la giustezza di quanto qui espresso, di ammettere i propri limiti a fronte della necessità di integrare la presente cultura con quanto le è mancato finora, e di aprirsi quindi alla collaborazione con ogni membro della società che possa apportare un degno contributo. L'obiettivo, di comune interesse, è quello di realizzare una società armoniosa, che abbia saputo crescere con tutte le sue parti equilibratamente sviluppate e per questo non incontri la minima difficoltà a gestire i suoi rapporti con la realtà, con l'Universo intero.





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