Quanta sofferenza ancora?



Copyright © 19/07/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - original



L'umana società è anch'essa un essere vivente. E' come un organismo biologico. E, come in un organismo, in una società il male si afferma stabilmente quando essa è debole.

Una società è debole quando i suoi ordinamenti sono fondati sull'esclusione, ingiustizia e prevaricazione. In una società escludente, ingiusta e monopolizzante viene a mancare l'importante rapporto di fiducia e stima reciproca che altrimenti si stabilirebbe naturalmente tra i suoi membri. Di conseguenza viene a mancare quell'unione che solo può esser concessa dal rapporto solidale. E, senza unione, la forza abbandona la società.


A quel punto, in una società stabilmente debole, ogni genere di male si afferma altrettanto stabilmente. In un corpo debole, disunito, astioso ed insoddisfatto, i malviventi trovano ogni genere di alimento. Il male letteralmente s'ingozza in un corpo debole!


Ebbene: esclusione, ingiustizia e prevaricazione da parte dei singoli possono nascere solo in conseguenza dell'esclusione, ingiustizia e prevaricazione esercitata per primi da coloro i quali hanno osato accaparrarsi i milioni di importanti ed onnipresenti ruoli della Funzione Pubblica! Con una finta organizzazione democratica, con uno Stato elitario che ancora ruba il posto alla Collettività a 63 anni dal Referendum che affermò la Repubblica, gli INDIVIDUI altro non posson fare che seguire il pessimo esempio degli STATALI!

Precisamente è il vecchio antidemocratico, antirepubblicano, ANTISOLIDALE ORDINAMENTO che assegna a vita i ruoli, poteri e redditi della Repubblica ad avviare la devianza sociale che poi si afferma ovunque. Perché è l'ordinamento pubblico il perno di una società. Ed essa non può che adeguarsi ad esso.



Quale valore possiamo allora attribuire alla pretesa che scompaia la MAFIA PRIVATA senza prima aver dissolto la MAFIA PUBBLICA?

Quale valore possiamo allora attribuire alla pretesa che vi sia partecipazione popolare quando ancora sussiste un ordinamento che IMPEDISCE TALE PARTECIPAZIONE?

Quale valore possiamo allora attribuire alla pretesa che si affermi un Nuovo Mondo quando ancora non ci si è accorti di esser parte integrante del Vecchio Mondo?



Quanta gente ha sofferto finora per questo complessivo stato di cose? Quanta disperazione ci ha inondati in questi 63 anni di sanguinose tragedie e di opportunità d'inclusione, giustizia e redistribuzione disattese? E quanta gente dovrà ancora soffrire prima che quello storto e rugginoso perno sia definitivamente rimosso e sostituito con uno diritto di inossidabile acciaio?


Domani saranno passati quarant'anni da quando i primi esseri umani hanno calcato il suolo della Luna. Se siamo riusciti in questo, possiamo noi non riuscire a dissolvere la MAFIA PUBBLICA?

NO! Noi ce la faremo. Noi l'abbiamo anzi già iniziato a fare in questo preciso momento!

E quando avremo compiuto questo lavoro, la dissoluzione della MAFIA PRIVATA a quel punto avverrà da sola.


Danilo D'Antonio, il 19/07 del quarantesimo anno della Nuova Era





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