Semiologia della Costituzione



Copyright © 14/04/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Mai come ora i quasi settant'anni della nostra Carta Costituzionale pesano sull'Italia. Ed infatti in tanti stanno pensando di modificarla senza tuttavia avvicinarsi a cogliere l'essenza del madornale errore insito nel testo redatto dai padri fondatori della democrazia.

L'errore primario nella nostra Costituzione sta nel fatto che l'asserzione: "L'Italia è una Repubblica democratica", presente al suo primo rigo, non è una espressione filosoficamente, linguisticamente, semiologicamente chiara nè corretta. E' stato proprio questo errore iniziale ad aver procurato quella confusione nella quale si sono ingrassati i torbidi mentre i giusti sono stati fatti oggetto di ogni ingerenza.


Dichiarando che l'Italia era una "repubblica", una res publica, tutto quel che esisteva all'interno dei suoi confini, esseri umani compresi, è stato considerato una informe massa da trattare a piacimento con legiferazioni tanto impositive quanto indebite. In questa confusa estensione d'intervento, il pubblico ha perso potere sul suo, su ciò di cui avrebbe dovuto occuparsi. L'economia privata ha invece trovato mille occasioni per arraffare quel che voleva. I cittadini, non essendo tutelati nè da un pubblico (in mano agli assunti a vita) nè certo dal privato, hanno preso bastonate da entrambi i lati, senza poter imbastire alcuna valida difesa.


L'ITALIA E' UNA DEMOCRAZIA
CHE GODE DI UNA RES PUBLICA
E DI UNA RES PRIVATA.



Questa è l'espressione FILOSOFICAMENTE, LINGUISTICAMENTE, SEMIOLOGICAMENTE CORRETTA, checché ne possano dire i tanti baroni, docenti, professori e saggi che sostengono la struttura e le finalità del vecchio stato in stile regno d'italia. Proprio dalla confusione derivante dal pensare all'Italia come ad una "repubblica", in cui la democrazia era relegata ad aggettivo piuttosto che a fondamentale sostantivo, il PUBBLICO s'è confuso e mischiato a non finire col PRIVATO e, per la corruzione derivante dall'estromissione dei cittadini dalla Cosa Pubblica, dai fondamentali ruoli del Pubblico Impiego, il privato ha potuto fare tutti i suoi comodi.

Baroni, docenti, professori, saggi: da sempre l'unico loro fine è quello di nascondere la verità (espressa negli stessi ideali di una Costituzione che andava curata con amore e migliorata giorno dopo giorno) che Democrazia è condivisione della Res Publica. L'Italia è una Democrazia, una società in cui ognuno è pari agli altri, e gode di una Res Publica e di una Res Privata. Coloro che si sono impossessati a vita dei pubblici ruoli limitano "di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".


Occorre dunque riorganizzare il Paese in SEPARAZIONE dei BENI. Il settore pubblico, partecipato a tempo determinato da cittadini preparati e desiderosi di servire, non più da assunti a vita, stìa per proprio conto, si occupi di se stesso. Il settore economico privato si occupi del proprio. Sìa liberato degli indebiti gravami sociali che competono al pubblico e per contro non pretenda il minimo contributo dalla collettività. Le due parti agiscano senza promiscuità. I cittadini abbiano infine piena libertà d'espressione, non essendo più sottomessi ad alcuno.


La rinascita del Paese e dei suoi abitanti
riparta da una Costituzione semiologicamente corretta.








DA UNA ITALIA TOTALITARIA AD UNA DEMOCRATICA




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