Ai dipendenti pubblici
assunti a vita lavorativa in RAI

Copyright © 12/09/39 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - Annuncio



Gentili Signore e Signori,

son qui, quale comune, semplice ma socialmente impegnato cittadino, a presentare una questione di grande interesse collettivo: la questione pubblica.

Trattasi in verità di una questione fondamentale. Fino ad oggi i ruoli del pubblico impiego sono stati, e sono tuttora, assegnati a vita a poche persone. Trattandosi però di risorse appartenenti all’intera comunità, per loro stessa origine e definizione di pubbliche attività, questo non dovrebbe avvenire.

Palesemente non è possibile che così consistente ed importante parte della cosa pubblica, della Res Publica, sia di fatto di proprietà esclusiva di alcune persone. Al contrario il pubblico impiego andrebbe effettivamente e finalmente reso pubblico, attuando una equa, sana rotazione tra tutti coloro che volessero svolgerlo ed avessero i requisiti necessari.



Proprio la cattiva impostazione data finora al pubblico impiego, che si è potuta perpetuare fino ad oggi per evidente responsabilità di una politica clientelare, ha male indirizzato pure la restante parte della società verso il ben noto degrado. Permettendo una partecipazione collettiva per il tramite della rotazione, il pubblico impiego diverrebbe invece retto fondamento e l'intera nostra società ne verrebbe di conseguenza positivamente trasformata.


Aspetto importante da evidenziare è che il progetto di riforma per un pubblico impiego a rotazione in generale non conduce affatto a dei licenziamenti bensì a delle assunzioni. Infatti parte integrante del progetto è un processo di riassorbimento all'interno della sfera pubblica di molte attività economiche oggi private fino al raggiungimento di una metà dell'intero.

In tal modo, con un assetto economico equilibrato, le esasperazioni che oggi attanagliano il nostro sistema si ridimensionerebbero e, disponendo la sfera pubblica di un consistente serbatoio di lavoro, anche l'istituzione di un lavoro minimo garantito, assistito a sua volta da un reddito da cittadinanza che coprirebbe i brevi periodi tra un'assegnazione e l'altra, diverrebbe una felice realtà.


Rimando ai link sottostanti l'esposizione del progetto. Pur oltremodo conveniente, non potendo questo realizzarsi all'improvviso e per intero, sarà necessario procedere per gradi. Non v'è dubbio alcuno che il primo passo debba essere quello di condurre la RAI, per la prima volta nella sua storia, sotto l'effettiva egida pubblica, comune. L'informazione è elemento di prioritaria importanza, e dubbio non v'è che essa vada strappata dall'influenza di caste e potentati e restituita al popolo italiano.

Questa nota vi giunga allora come informativa di questa iniziativa di trasformazione democratica del pubblico impiego a partire dalla RAI e per fornire a voi, presenti dipendenti pubblici assuntivi a vita, opportunità di esprimervi favorevolmente in merito a quanto qui esposto.

In verità voi stessi avreste dovuto proporre questo progetto già da tempo, perché chi meglio e più di voi avrebbe potuto presentare giuste critiche al rozzo ordinamento dell'assegnazione a vita del pubblico impiego? Piuttosto che attendere che un qualsiasi cittadino come il sottoscritto ve ne chiedesse ragione? Cogliete dunque questa occasione come preziosa opportunità di compiere un dovere che attende d'essere soddisfatto e di presentare altrettanto dovute scuse alla società italiana.


Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia



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