Della scuola non importa nulla a nessuno


Copyright © 47/01/01 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi





A vedere in quanti oggi sgomitano, mostrando di avere a cuore la scuola, mentre il loro reale interesse è personale, poiché verte su denaro e potere, su posto fisso e carriera finto-pubblica, non si può che provare un gran raccapriccio, ben sapendo pure che quest'egoismo e falsità partono da una società male organizzata. E vediamo allora come dovrebbe essere strutturata una società, parlando proprio della scuola perché è proprio lì che tutto ha inizio. Una SCUOLA BEN FATTA dovrebbe raccontare e spiegare, non inculcare i fanciulli, gli adolescenti, i giovani, addomesticandoli a vivere un mondo ereditato dal passato remoto, passivamente lasciandolo com'è.


Ad esempio ed innanzitutto dovrebbe raccontare che le prime assise, che affiancavano il sovrano nella gestione dello Stato un migliaio di anni fa, erano composte da notabili delle varie caste. L'entrata in carica dei membri era dovuto agli eventi, alle situazioni contingenti, mancando sia un preciso metodo selettivo sia una scadenza del mandato che di tanto in tanto permettesse un ricambio. L'evoluzione culturale, politica e sociale, ci ha condotto alle moderne sedi del POTERE LEGISLATIVO, in cui, trascorso un certo tempo, i membri, qualsiasi cosa stiano facendo, s'alzano in piedi e se ne tornano alle loro case, venendo sostituiti da altri con elezioni popolari.

Oggi, se ad uno o più membri in carica nel POTERE LEGISLATIVO, venisse in mente di rimanervi interrompendo la successione, può darsi pure che molti (rimasti sudditi) lascerebbero correre, non rendendosi conto di cosa ciò significherebbe, ma i più (evolutisi a cittadini) non rimarrebbero in silenzio, esigendo immediate dimissioni.


Ecco, fermiamoci un momento e chiediamoci:
ai fanciulli, agli adolescenti, ai giovani,
viene mai presentato il mondo come visto da lontano,
ripulito da interessi personali e preconvincimenti?


E dopo che ci abbiamo pensato almeno un po', gradiamo considerare il fatto che oggi tanto il POTERE AMMINISTRATIVO quanto il POTERE GIUDIZIARIO sono ancora quasi del tutto al di fuori della civile, democratica e pacifica regola del MANDATO TEMPORANEO. Chi vi entra vi rimane come un sovrano e come un sovrano regna per l'intera sua vita, come un sovrano dispone dei suoi sudditi, come un sovrano la passa liscia qualsiasi atrocità faccia e pur quando arriva alla pensione non torna ad essere una persona comune, pari ad ogni altra, bensì diviene un sovrano a riposo, con emolumenti e riconoscimenti da sovrano ben diversi da ciò di cui godono i sudditi. E' indegno dei nostri tempi, di tempi in cui per altro tutti paiono adorare la democrazia e per giunta abbiamo finalmente tutti gli strumenti necessari per informarci e riflettere autonomamente.

I pubblici impieghi non sono semplici posti di lavoro. I pubblici impieghi costituiscono niente meno che il POTERE AMMINISTRATIVO ed il POTERE GIUDIZIARIO. Non possono essere assegnati a vita. Il potere NON può rimanere in mano sempre alle stesse persone. Se in tutti questi secoli il POTERE LEGISLATIVO ci ha deluso ed ancor più ci ha affranto negli ultimi decenni, nei quali l'intenzione democratica è stata affermata fino alla nausea, lo si deve esattamente al fatto che tanto il POTERE AMMINISTRATIVO quanto il POTERE GIUDIZIARIO sono rimasti come mille anni fa erano le prime assise agli albori della civiltà: in mano a sempre gli stessi per l'intera loro vita ed a volte dinastia.


Allora continuiamo ad interrogarci: com'è che a nessuno emerito docente, insegnante, professore, ricercatore e scienziato (titolati, pagati ed onorati appunto per analizzare, capire e divulgare) è mai venuto in mente di effettuare un adeguato studio storico, politico, filosofico sul legame esistente e fondamentale tra il MANDATO TEMPORANEO e ciò che, trattata sempre con così tanta superficialità, viene chiamata DEMOCRAZIA? Affranta verità è che di un BUON INSEGNAMENTO, di una scuola e società ben fatte, non importa nulla a nessuno. Sono denaro e potere, posto fisso e carriera, a comandare. Allora, se vogliamo cambiare lo stato ignobile delle cose, cominciamo con l'introdurre il tempo determinato in ogni pubblico impiego, impostando le basi di una società in cui ciò che è chiamato pubblico lo sia realmente e pertanto condiviso.

Basta coi concorsi pubblici, tesi ad accogliere a braccia aperte chi, in cambio di posto fisso e carriera, è disposto a perpetuare la tirannide e ad ecludere chi, animato dai migliori sentimenti, desidera apportare un contributo di valore e nulla più. Basta coi concorsi che perpetuano la casta ed avanti con la semplice idoneità al ruolo.

Si smetta di plagiare fanciulli, adolescenti, giovani ed adulti e si accresca invece la dignità della nostra specie. Mai come oggi così soverchiata dalla buffoneria.







DEMOCRAZIA = CONDIVISIONE DELLA RES PUBLICA




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