La scienza è amica, gli scienziati no



Copyright © 46/10/04 Danilo D'Antonio - Some rights granted



Concedendoci all'osservazione degli ultimi settant'anni della nostra Storia, noteremo come sono stati usati due differenti metodi di approccio al progresso. Se consideriamo le tecnologie materiali, di qualunque si tratti, noteremo che a venir regolarmente usato è stato il METODO SCIENTIFICO. Grazie a questo, ogni tecnologia ha avuto un sempre più veloce, incredibile avanzamento. Al contrario, se consideriamo la società, noteremo che si è fatto quasi sempre ricorso al METODO STORICO. Invece di ragionare con la stessa brillantezza con la quale affrontavano la tecnologia materiale, davanti al problema di una società costantemente malata, sbilenca e tarda, esperti professionisti, ricercatori e scienziati si sono arenati volutamente (come vedremo esisteva un movente e la loro volontà l'ha seguito docilmente) nel perpetuare antiche conquiste del passato che avevano ormai perso la carica innovatrice e terapeutica. Così cultura e società sono avanzate appena di un'inezia.


Si potrebbe credere che, della tecnologia occupandosi solo esperti professionisti, ricercatori e scienziati, perciò essa abbia avuto una marcia in più. Mentre la società, trainata da semplici politici, da persone spesso incolte ma con un riscontro popolare tale da ascendere al potere, non poteva avere identica fortuna. Questo però non è vero. Perché realtà è (non ignorata ma volutamente taciuta) che a concepire i nostri costrutti giuridici, ad erigere le nostre istituzioni, a redarre le leggi, non sono i politici bensì esperti professionisti, ricercatori e scienziati umanisti, che hanno egualmente sottoscritto l'impegno al ricorso al metodo scientifico.

Anche se lo tengono nascosto per non indebolire le loro figure, i politici si limitano a fornire un indirizzo politico. Codici e leggi vengono però regolarmente scritte per lo più (ed in ogni caso corrette) da esperti professionisti, ricercatori e scienziati votati alla SCIENZA. Senza contare che i politici, così come ogni altro umano sulla Terra, vengono educati (da piccoli e da adulti, in scuole pubbliche e private) sulla base di programmi di studio redatti anch'essi da esperti professionisti, ricercatori e scienziati. L'influenza di costoro, di specialisti che hanno giurato fedeltà alla SCIENZA, è enorme se non totale nell'andamento della società.


Allora viene da chiedersi: come mai si verifica una tale discrepanza tra il livello raggiunto dalla TECNOLOGIA MATERIALE e quello di ciò che può essere considerata TECNOLOGIA SOCIALE? L'essere umano è qualcosa di così aleatorio ed inafferrabile da non poter essere previsto nè condotto ad avere buoni comportamenti? La società è un'entità così complessa e mutevole da non poter avere un buon andamento regolare, così come un qualsiasi elettrodomestico? No, non è così e ragionando lo capiremo.

Perché quanto segue non è una semplice opinione bensì la descrizione di un ampio fenomeno umano, esteso per l'intero globo, che ha dato una direzione precisa al susseguirsi degli avvenimenti della Storia, così che oggi le società rimangono molto arretrate, in una condizione che cozza con lo sviluppo tecnologico avutosi.

Esponendo rapidamente: esperti professionisti, ricercatori e scienziati, per mantenere le posizioni di privilegio, potere e reddito ereditate dalla precedente epoca tirannica, hanno volutamente ancorato la società al passato, usando il metodo storico e non quello scientifico. Ogni specialista, non solo umanista ma anche tecnicista, ha volutamente considerato la sola IDEA STORICA di concetti fondamentali come DEMOCRAZIA e REPUBBLICA, evitando qualsiasi sviluppo della relativa IDEA SCIENTIFICA.


Quell'insostituibile strumento che è il metodo scientifico, universalmente riconosciuto valido, avrebbe potuto essere usato non solo nell'àmbito della tecnologia materiale ma anche in quello della tecnologia sociale. Individuo e società avrebbero potuto progredire d'un balzo così com'è avvenuto per le macchine. Senonché gli esperti professionisti, i ricercatori e gli scienziati (in particolare quelli che avevano ereditato dal fascismo impieghi, poteri e redditi dello Stato e sue parti minori) quando alla TIRANNIDE subentrò la DEMOCRAZIA si astennero dal chiarire le cose e dal sostituire l'idea storica (amata dai tiranni perché loro favorevole) con l'idea scientifica. Badando a selezionare le nuove leve sulla base di questo recondito fine, affinché i pubblici apparati rimanessero come duce e re li avevano voluti.

Gli esperti professionisti, ricercatori e scienziati che si sono ritrovati in mano gli impieghi, poteri e redditi pubblici ricevuti in epoca tirannica, non hanno voluto (il mancato uso del metodo scientifico non può essere casuale ma denota invece una loro precisa volontà) restituirli al popolo, così come la nuova qualifica di REPUBBLICA DEMOCRATICA richiedeva. Durante una tirannide lo Stato e sue parti minori sono di proprietà del despota e dei suoi accoliti e da costoro vengono posseduti a vita. Ma in una democrazia lo Stato e le sue parti minori sono di proprietà del popolo e da questo vanno partecipati innanzitutto con l'assegnazione a tempo determinato dei pubblici impieghi. E' così (e non in altro modo o per altri motivi) che i nostri impianti giuridici, le nostre istituzioni, le nostre vite, sono rimaste bloccate e sofferenti.


L'asserire che esperti professionisti, ricercatori e scienziati hanno volutamente mantenuto arretrata e malfunzionante la sfera umanista e sociale al solo scopo di mantenere i loro impieghi, poteri e redditi, i loro emolumenti, onori e privilegi, le loro posizioni di superiorità rispetto alle masse, evidentemente a loro avviso inferiori, questo preambolo è fondamentale per capire come sono andate le cose e come ora, una volta compreso il meccanismo, dovranno necessariamente virare.

Gli esperti professionisti, ricercatori e scienziati (innanzitutto gli assunti a vita nel pubblico impiego ma secondariamente anche tutti gli altri, poiché tutti loro hanno taciuto, mai nessun uomo di scienza ha chiesto venisse usato l'approccio scientifico anche in àmbito sociale, mentre veniva tranquillamente usato per scopi commerciali!) si sono posti esternamente, anzi al di sopra del sistema sociale che analizzavano. Gli scienziati non si sono mai messi in discussione, mai hanno detto che una Repubblica Democratica necessita che ad essere democratico (per via del mandato temporaneo dei suoi incarichi) sia non solo il potere legislativo ma pure l'amministrativo e giudiziario. Pure il pubblico impiego! Altrimenti dov'è la differenza tra tirannide e democrazia? In qualcosa devono pur differire, se si vanta tanto la seconda.

Fatto è che, se il metodo scientifico, invece d'essere confinato nell'àmbito delle tecnologie fisiche, materiali, fosse stato usato (così come avrebbe dovuto fare ogni esperto professionista, ricercatore e scienziato) anche nell'àmbito delle tecnologie umanistiche, sociali, anche queste ultime sarebbero progredite come le prime. Provate ad immaginare se il metodo storico fosse stato usato tanto nell'àmbito sociale che in quello materiale: oggi circoleremmo su carri trainati da animali. Perché l'idea che la democrazia si basi sul voto risale proprio ad un'epoca storicamente lontanissima. Al contrario il metodo scientifico ci avrebbe subito rivelato che una democrazia si fonda necessariamente sul mandato temporaneo di ogni impiego ed incarico pubblico. Perché solo così la Res Publica si apre ad una ordinata partecipazione popolare.


Ma ciò ch'è più grave è che esperti professionisti, ricercatori e scienziati non ci hanno rivelato che la democrazia non è soltanto una legittima pulsione dell'essere umano, al fin di vivere libero e poter realizzare i suoi sogni, ma qualcosa che travalica l'interesse del singolo per favorire l'intera società. La democrazia, rompendo i blocchi nei quali si concrezionano le società tiranniche, restituisce una visione altamente obiettiva e raffinata, così da far rendere al massimo le opportunità che offre la vita e da evitare al meglio i guai. Una vera democrazia, basata sul mandato temporaneo in tutti e tre i poteri dello Stato (legislativo, amministrativo e giudiziario) regala, specie in tempi come i nostri, una organizzazione così efficiente da rendere ognuno ricco non solo di denaro ma anche del tempo necessario a goderne.

Per non parlare della capacità che Paesi davvero democratici hanno di relazionarsi tra loro in un modo che si perde ricordo della parola conflitto.


La scienza è sempre amica dell'essere umano. Gli scienziati, se vogliono esserlo anch'essi, devono tornare ad essere umani alla pari con ogni altro. Invece di rifugiarsi elegantemente nella difesa dell'ambiente, nelle perorazioni per il clima e l'energia, per l'impronta energetica, per quel fenomeno da loro bollato come sovrappopolazione, si decidano a denunciare popolarmente l'uso dell'approccio storico da parte degli umanisti. Affinché il metodo scientifico faccia infine evolvere anche politica e società.







Individui primigeni ed umane sottospecie

Les idiots savants de la surpopulation

Iatrogenesi dei problemi sociali




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