Una democrazia sbeffeggiata



Copyright © 04/02/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi



Guardandoci intorno, ammirando il panorama mal messo della nostra società, si distinguono nettamente alcuni gruppi di categoria i quali, alla loro qualifica professionale, aggiungono con vanto l'aggettivo: "democratico".

Oggi la parola democrazia viene usata così di frequente da esserci una vera e propria inflazione, un forte deperimento del suo valore. Ma non è il cattivo uso che ne fa chi ignora i suoi principi e nemmeno il mondo politico a far inorridire quando s'ammanta di democrazia. In fin dei conti ogni governante ha finora rispettato, forse a malincuore ma l'ha fatto, la fondamentale regola democratica della periodica restituzione al popolo del suo incarico. Ciò che invece ammutolisce, gonfia il cuore e la mente di sdegno, è vedere chi invece l'incarico pubblico l'ha accaparrato a vita, fatto prigioniero, vantare, come niente fosse, la democraticità di se stesso.



?!?!?! CARRIERISTI PUBBLICI DEMOCRATICI !?!?!?



Ma come vi viene in mente di pronunciare una simile bestemmia? I detentori a vita di un pubblico impiego, di un ruolo che appartiene alla collettività, esercitano inequivocabilmente una tirannia, non possono non essere qualificati come despoti. In cos'altro consiste una dittatura se non nell'eterna imposizione di se stessi?

Da sessant'anni questo Paese, pur la Costituzione volendo giungesse a piena democrazia, è prigioniero di una Funzione Pubblica ch'è una fortezza impenetrabile. Il concorso pubblico non è altro che una selettiva forma di assoggettamento culturale e morale al passato. Noi cittadini siamo costretti ad ogni genere di forca caudina senza poter mai apportare il minimo contributo rinnovatore a quella che è la nostra RES PUBLICA, il nostro BENE COMUNE. La stessa politica rimane prigioniera degli statali perché ogni umano, senza eccezioni, viene preso poco dopo la nascita, affidato ad essi e svuotato, anno dopo anno, da una "educazione" che ci ripulisce da ogni genuina forma di espressione. Altro epilogo società democratiche solo nell'apice pubblico non potevano avere.


Prendiamo coscienza di questa incredibile aberrazione, di come essa abbia potuto perpetuarsi quatta quatta fino ai nostri giorni, venendo noi umani letteralmente addomesticati, costretti quotidianamente ad una forma di ipnotismo di massa che ci rende incapaci di vedere perfino le più alte montagne della sperequazione. Ogni qual volta leggiamo la parola DEMOCRAZIA abbiamo l'accortezza di chiederci: chi la scrive le sta offrendo qualcosa, la sta arricchendo, nutrendo, sviluppando, o le sta invece prendendo, la sta impoverendo, affamando, svilendo?

Nessun popolo che prenda coscienza dei suoi diritti si farà mai incatenare.
Comportiamoci dunque di conseguenza.







IMPARIAMO A RICONOSCERE LA DEMOCRAZIA DALLA TIRANNIA




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