Il risveglio del progressismo

per un pubblico onesto ed un privato libero



Copyright © 02/08/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - original




Di questi tempi c'è ancora parecchia gente (la stessa Internet, dandole le giuste chiavi di ricerca, ne scova a mucchi) che pretende più che desiderabili situazioni di garanzia del reddito, di economia solidale, di finanza etica, dagli imprenditori privati. Questa umanità, di buona volontà, sì, ma vittima di un progressismo dell'assurdo, non s'avvede che etica e solidarietà sono qualità che possono e debbono essere richieste innanzitutto alle attività di proprietà collettiva, sarebbe a dire alla Funzione Pubblica.

Nella pratica queste persone, lasciatesi fuorviare tanto dai media ufficiali quanto da quelli alternativi, pretendono che la collettività ottenga dai privati quello che essa stessa non è ancora divenuta capace di fare! Come recita quel proverbio? "Chi non vuole chieda, chi vuole faccia". Ebbene: il progressista risvegliato, accortosi dell'inganno in cui è caduto, ha da impegnarsi anema e core, per recuperare il tempo perduto, affinché l'economia pubblica per prima divenga conforme ai suoi migliori ideali di equità e solidarietà. Innanzitutto abolendo quindi la casta degli statali, periodicamente redistribuendo a rotazione i ruoli pubblici tra i cittadini abili e desiderosi di ricoprirli.

A quel punto, una volta gettata una retta base nell'economia pubblica, se l'economia privata vorrà sperare di sopravvivere, sarà costretta a competere con quella pubblica sul terreno di valori che essa per prima avrà iniziato a calcare. Si badi: anche oggi l'economia privata segue l'economia pubblica. Ma la segue sul terreno di marciume che gli statali, veri accaparratori di un sacro bene comune, hanno accumulato nei sei decenni di vita della nostra Repubblica. Di fatto il perno della nostra società è la Funzione Pubblica. Tutto quel che fa, nel bene o nel male, viene ripreso e seguito dalla restante parte della società. E per questo è sulla Funzione Pubblica che dobbiamo innanzitutto intervenire.


Pretendere che i privati garantiscano redditi, siano etici e solidali, siano corretti ed onesti, mentre i pubblici accaparrano, escludono e corrompono, è furbizia che poteva venire in mente solo alle subdole menti dei tanti professori e professoresse statali che, nei loro seminari e convegni finalizzati al rinnovamento, a parole, sono progressisti ma, nei posti fissi all'interno di baronali università, nei fatti, sono decisamente retrogradi.

Il progressismo ha da imparare la lezione. Non fidiamoci più di nessuno. Quanto più ci parlano di valori, di etica e solidarietà, tanto più dobbiamo diffidare e stare in guardia! Adesso abbiamo Internet. Possiamo fare a meno di intermediari. Ora possiamo finalmente cercare la verità da noi stessi e decidere quale, delle mille versioni che ci si presentano, descriva meglio lo stato reale delle cose.



Danilo D'Antonio





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