La prima Associazione d'Italia
Copyright © 05/06/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Nascono in continuazione nuove associazioni, di cittadini, consumatori o politiche (come ad esempio quelle ambientaliste), che cercano di far funzionare meglio la società, di risolvere i suoi tanti problemi. Fatto è che la strada di costituire associazioni, per rappezzare i tanti buchi e magagne della società causate da cattive politiche o da una cattiva Funzione Pubblica, entrambe favorenti anche un cattivo settore privato, è una strada non semplicemente sbagliata ma innanzitutto controproducente.

Si sappia infatti che noi cittadini abbiamo già una Associazione di tutto rispetto, una Associazione ch'è anzi al di sopra di ogni altra: la Repubblica Italiana. Cos'altro è una Repubblica se non una associazione che comprende i cittadini tutti? Per codesta splendida ragione, piuttosto che iscriverci o costituire nuove associazioni, iniziamo ad esercitare quel nostro diritto, di cui mai siamo stati resi edotti, di partecipare in prima persona a quella consistente parte della Repubblica Italiana che è la sua Funzione Pubblica.


Non sarebbe affatto sensato pretendere una carica di governo senza aver conquistato un qualche risultato elettorale. Tuttavia, per il meraviglioso fatto che noi cittadini, nessuno escluso, costituiamo il popolo italiano sovrano della Res Publica, ad ognuno di noi, purché competente, spetta il diritto di condividere i ruoli della Funzione Pubblica partecipandovi a turno. Quando percepiamo qualcosa che nella società non ci sta bene, evitiamo le associazioni e diamoci ancor più da fare per entrare in quella sacrosanta Associazione per costituire la quale in tanti hanno dato perfino la vita: la Repubblica.


Ogni altra associazione che si costituisce al di fuori della Repubblica indebolisce quest'ultima, allontana da essa le nostre energie, finanziarie, materiali e psichiche, non mancando di creare una confusione crescente. Riflettiamo: cosa pensereste di quel tecnico che per mantenersi un ricco bacino di intervento evita di dire al proprietario che il motore della sua auto è da buttare, non conviene stargli dietro in continuazione a tentare inutilmente di aggiustarlo? Cosa pensereste di chi, invece di consigliarvi di ricostruire per intero la vostra vecchia, decrepita, cadente casa, la qual impresa costerebbe anche meno che tentare di aggiustarla, non vi dicesse nulla, omettesse, tacesse, lasciandovi pure vivere una pericolosa situazione?

L'associazionismo sta facendo esattamente questo: non vi dice nulla, omette, tace sul fatto che al momento la Repubblica Italiana è stata realizzata solo in una sua piccola parte, precisamente nell'ambito governativo, le cui cariche effettivamente vengono periodicamente ritornate al popolo. Non vi racconta che al termine della seconda guerra mondiale, appena caduta la monarchia, non vi erano state le condizioni atte a sviluppare appieno il senso dell'essere una Repubblica. Più tardi proprio questo sarebbe dovuto essere il compito prioritario dei docenti universitari umanisti. Doveva essere compito loro far evolvere la cultura e di conseguenza la società. Senonché erano statali essi stessi per primi e così eccoci oggi qui a dover fare tutto da soli.



Noi cittadini tutti costituiamo la Repubblica Italiana:
che ci facciamo esclusi al di fuori di essa?

Basta con la più gran parte della Res Publica
ridotta ad essere una proprietà privata degli statali.

Basta con l'associazionismo che toglie energie
ed indebolisce di continuo la Repubblica.

Diamo invece il nostro contributo e sostegno alla Repubblica
entrando a far parte della sua Funzione Pubblica.



La Repubblica Italiana è la prima associazione che noi cittadini dobbiamo avere nel cuore e nella mente. Senza dubbio occorre vi sia libertà di associarci. Se desiderassimo aprire un'associazione per scopi privati o di gruppo facciamolo pure. Ma non potremo chiedere denaro alla collettività. Le associazioni a scopo privato non vanno alimentate con denaro della collettività. Se lo devono procurare per loro proprio conto. Al contrario le esigenze collettive occorre trovino sostegno finanziario e d'ogni altro tipo all'interno della Funzione Pubblica: in ciò che è stato appositamente concepito per soddisfare ogni necessità fondamentale dei cittadini.

Capiamolo bene: ad ogni nuovo membro che si aggiunge ad una associazione, ad ogni nuova associazione, per contro la Res Publica si indebolisce parimenti. Non prendiamocela soltanto col liberismo. Prendiamo pure coscienza di quanto sia grande l'apporto negativo di coloro che a parole vogliono un nuovo mondo ma poi fanno orecchie da mercante quando si presenta loro un coerente progetto di rinnovamento. Le associazioni non affrontano mai i problemi, ci convivono. Guai a risolvere i problemi, che farebbero poi i loro promotori? Son tanto belli i problemi: più problemi ci sono, più c'è qualche bisognoso che viene da te in cerca d'aiuto.



In realtà la miglior mossa contro le privatizzazioni
è l'edificazione di una Funzione Pubblica talmente ben fatta e produttiva
da far passare ogni voglia di privatizzazione.



Il nostro compito allora è quello di continuare a prendere coscienza che Res Publica non è il solo Governo ma tutto quanto di proprietà e pertinenza della collettività. La Funzione Pubblica è tra le prime entità a dover essere annoverate all'interno della Res Publica e come tale va assolutamente condivisa. E' proprio questa Res Publica pienamente definita, quindi redistribuita, a realizzare quella situazione democratica che tanto si ambisce ma il cui senso ancora sfugge a chi non frequenta questi nostri luoghi digitali.

Ed infatti il nostro essere qui, attenti e partecipi, è la cosa più importante che esista per il futuro del mondo. Prendiamo per bene coscienza che perfino quei centomila che ogni anno si scomodano per andare ai Social Forum, pur tanto reputandosi all'avanguardia, non sanno ancora nulla di come stanno davvero le cose. Sviluppiamo dunque queste idee, rivediamo ogni concetto e situazione sulla base di quanto sopra, raccontiamole ad altri ed in capo a poco tempo tutto comincerà a cambiare ad una velocità che mai avremmo sperato.


Una volta che si azzecca la strada giusta, poi la si finisce di sbattere contro i muri. Poi si avanza e non ci si ferma più. Cari Lettori, stavolta la festa è capitata in questi nostri Forum. Ora non rimaniamo appoggiati ai muri a far da tappezzeria ma scendiamo invece tutti in pista e scateniamoci insieme nel Gran Ballo della nostra Repubblica!







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