C'erano una volta quattro taboo


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C'erano una volta quattro taboo. Dopo tanto tempo, uno è scomparso definitivamente, essendosi anzi capovolta la situazione: visto che oggi è quasi impossibile non trattar di sesso. Altri due taboo sono invece ancora in gran lustro. Le istituzioni superstiziose sono infatti ovunque ancora dotate di gran potere. Il culto è tuttora confuso con la religione: con un sapere diretto ad una ragionevole comprensione della realtà e conseguente armoniosa coesione d'ogni sua parte. Per quel taboo che ci impedisce di parlare serenamente di ciò, si mantiene anche l'altro taboo relativo allo scopo ultimo della vita, che fornisce pertanto ufficiale vigore a quello della procreazione.

E poi c'era un altro taboo ancora, un'interdizione così forte, più sacrale di ciò ch'è detto sacro, che nessuno al mondo ne è a conoscenza. Nonostante proprio quest'ultimo taboo rafforzi gli altri. Per via di Stati retrogradi, le cui chiuse strutture non permettono alle persone di accedervi, le istituzioni superstiziose continuano a furoreggiare e di conseguenza persiste anche il primigenio fine procreativo. Pur ampie parti dell'umanità desiderando uscire dalle rápide mentali della superstizione e dell'iperpopolamento, ciò non sarà facile che avvenga fintanto che non cada l'ignoto quarto taboo di una democrazia realizzata nel solo apice legislativo.

La società è un tutto profondamente interconnesso ed ogni sua parte si mantiene o si modifica in conseguenza e sintonia del rimaner immutato o del mutare delle altre sue parti. In particolare a tenere bloccate le umane società su posizioni e visioni retrograde, in netto contrasto coi tempi, sono le onnipotenti centralità pubbliche, le organizzazioni statali. Quasi ogni Paese al mondo gode ormai di un potere legislativo dinamico, fluido, che si rinnova automaticamente, quindi pacificamente, senza dover imbracciare fucili. Ma l'apice legislativo non è che la sparuta cima di una montagna del potere pubblico e statale formata ovunque da milioni di inamovibili carrieristi.

Ed è proprio qui, in questa struttura che non è stata ancora dinamizzata dal periodico rinnovo degli incaricati, che si creano, convergono e si bloccano tutti i taboo: quelli passati, presenti e futuri. Nel complesso meccanismo dello Stato, la montagna di impieghi pubblici (quindi niente di meno che i poteri tutti amministrativi e giudiziari), sottostante l'apice legislativo, agisce a tutti gli effetti come un VOLANO. Se questo è composto da assunti a vita, da carrieristi, costoro mantengono il potere legislativo (quindi la società) ancorato a quelle decisioni e visioni retrograde che assicurano loro il mantenimento di vecchie posizioni, poteri e privilegi.

Al contrario, se la gran mole dei pubblici impieghi viene percorsa da un flusso di persone competenti, certo, preparate, sicuramente, ma che intendano tornarsene ad altre attività allo scadere di un'assunzione temporanea, si crea un volano complesso, dinamico e raffinato, in grado di assicurare che il governo prenda decisioni obiettive, giuste e razionali. Oggi è ancora vivo e vitale il credo di un potere legislativo che comanda gli altri due poteri dello Stato, i quali invece molto poco influirebbero sull'andamento di un Paese. Mai credo fu più errato. I legislatori sono per lo più espressione di quell'essere conservatore e corrotto ch'è il carrierismo pubblico.

Chi desidera che le società vengano liberate dai taboo, non solo quelli del passato che tuttora sopravvivono ma anche quelli che devono ancora nascere, ha una via obbligata: accanto alle proprie passioni e volontà deve far nascere dentro di sè il desiderio forte, inarrestabile, per un Pubblico Impiego Democratico: concesso rigorosamente a tempo determinato. Così che anche potere amministrativo e giudiziario siano aperti e partecipati da chi, dotato dei requisiti necessari al ruolo, voglia contribuire alle attività della Repubblica. Libertà è partecipazione, diceva qualcuno, poi ripetuto da tanti. Non erano affatto lontano dall'affermare una verità basilare.







DEMOCRAZIA = CONDIVISIONE DELLA RES PUBLICA




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