P U B L I C W O R K 2 . 0


Copyright © 09/03/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - Originale



Ancor oggi siamo quasi tutti preda di una vecchia visione delle cose che le interpreta come statiche. Ci troviamo né più né meno con una tipologia organizzativa, non solo del lavoro ma della vita, che risale all'epoca in cui si riteneva, anzi: i superstiziosi ci costringevano a ritenere, che la Terra fosse immobile al centro dell'Universo. A quanto pare così non è, non esistendo nulla nel Cosmo che non si muova, muti e sovverta nel tempo. Tantomeno la Terra ed i terrestri. Tuttavia, per il meschino scopo perseguito, primi tra tutti, dai tenutari dell'incultura di Stato, da una indegna classe accademica baronale, di mantenere indebiti privilegi accaparrati in passato, la società, e noi tutti in essa, siamo ancora inseriti in organizzazioni, e ci tocca subire ordinamenti, che considerano viventi e cose bloccati in una dimensione atemporale che però è nei fatti del tutto inesistente.

Detta in poche parole, con semplicità e relativamente a quanto qui affrontiamo: disoccupazione non voluta e precariato possono esistere solo quando i posti di lavoro vengono assegnati in esclusiva a vita a qualcuno, seguendo le teorie della Terra immobile ed immutabile. Quando il lavoro inerente le attività fondamentali di un Paese viene invece considerato un bene comune, pubblico, e come tale viene costantemente ripartito, seguendo non una irreale teoria ma la pura evidenza delle cose, precariato e disoccupazione non voluta non possono che scomparire. Quando il posto di lavoro è fisso, sarebbe a dire che appartiene a qualcuno, a qualcun altro toccherà la disoccupazione. Quando il lavoro viene periodicamente redistribuito, c'è lavoro per tutti, sempre, e disoccupazione e precariato diventano nient'altro che un orribile ricordo del passato. Senza contare che una organizzazione di questo tipo diviene capace di offrire diffusi e spiccati benefici, a vantaggio di tutti, di noi esseri umani e della società nel suo complesso.


Ma per procedere nell'illustrazione e comprensione del funzionamento di questo nuovo sistema di organizzazione del lavoro, occorre fare una piccola deviazione per ricordare un'altra tesi fondamentale che fa da pilastro al più ampio progetto di Armonica Rotazione Sociale di cui Public Work 2.0 è espressione e parte. Precisamente occorre assodare che una società, sarebbe a dire un insieme organizzato di individui, per ben funzionare necessita di un equilibrio delle sue due componenti fondamentali dell'espressione pubblica e privata. Sarebbe a dire che il settore delle attività pubbliche non può non bilanciare, nei vari elementi che lo caratterizzano, quello privato allo stesso modo in cui la necessità che hanno le persone ad unirsi, per ottenere ciò che non possono ottenere da sole, non può non bilanciare il più che legittimo desiderio di ognuno di un sano individualismo.

Occorre pure capire che questo equilibrio innanzitutto produttivo, quindi quantitativo, che in passato, all'inizio della Repubblica, in modo naturale era stato per un po' cercato, è venuto a mancare vieppiù la P.A. si è corrotta ed è divenuta inadeguata ai tempi sopraggiunti. Si è infatti avuta contemporaneamente una fuga delle attività produttive dal pubblico verso il privato ed un aumento delle attività definite, sì, "amministrative" ma che di fatto operano per lo più un crescente indebito opprimente controllo sul cittadino al solo scopo di sfruttarlo e di mantenerlo in questa sottomessa condizione. In pratica il settore pubblico, degli statali, non solo è divenuto improduttivo ma pure sfruttatore in vario modo della popolazione, alimentandosi da quanti non fanno parte di esso, finendo per divenire pure vessatore per cercare di mantenere intatta questa abominevole situazione.


Ora, una volta che ci si decidesse a disporre le cose come dovrebbero, occorrerebbe far sì che l'organizzazione centrale della società, oggi definita ed impostata come Stato, tornasse ad essere massimamente produttiva, recuperando quante necessarie attività economiche fuggite nel settore privato, riducendo nel contempo ai minimi termini il controllo sulla popolazione. Per far questo, per operare, pure in breve tempo, questo prodigioso passaggio dal triste periodo attuale ad uno infinitamente più desiderabile, nulla di meglio v'è che inserire tutto questo oggi caotico insieme di attività pubbliche in un sistema continuamente automigliorantesi come Public Work 2.0. Liberando la popolazione dal controllo e ricominciando invece a produrre, l'organizzazione centrale alla società, oggi ancora chiamata Stato per la sua primaria finalità di mantenere perennemente il suo status di indebiti privilegi, potrà giungere ad eliminare gran parte del perfido incubo delle tasse, limitandoci noi spesso ad acquistare i suoi prodotti e servizi, e perfino a garantire un lavoro minimo ad ognuno ed un reddito da cittadinanza tra un'assegnazione d'impiego e la successiva, facendo nel contempo tutto ciò ch'è necessario affinché la vita scorra degna di quel sentimento chiamato felicità.

D'altro canto con un sistema così plasmabile ed allo stesso chiaro e trasparente da ogni punto di vista, rigorosamente Open Source, come quello che qui per sommi capi si descrive, facilmente gestibile tramite un software in parte centrale ed in parte distribuito sul territorio, si riuscirebbe sia a riconvertire con ben maggiore facilità rispetto ad oggi le attività che sono e divenissero via via desuete sia ad applicarvi il personale più adatto. Il quale personale in questo stesso sistema telematico troverebbe tutti, ma proprio tutti e gliene avanzarebbe ancora, i modi e gli strumenti per accrescere e migliorare costantemente, del tutto gratuitamente, le sue arti e capacità. E buon per chi farà ricorso a codesti moltiplicatori di potere personale! Perché Public Work 2.0 non solo permetterebbe ma anzi espressamente richiederebbe agli utenti di esprimere una valutazione sui lavoratori. In modo che fossero proprio tali spassionati giudizi a permettere ai migliori di avanzare.


Una periodica redistribuzione dei ruoli pubblici, una piena partecipazione popolare, sarebbe in verità potuta avvenire già da tempo, con i soli mezzi di cui disponevamo qualche decennio fa, grazie al ricorso alla pura buona volontà. Per una specie di malefico incantesimo, per altro perfettamente descritto dalle cronache nelle sue meschine cause e particolari, tutto è invece rimasto bloccato a più di mezzo secolo fa. Oggi, disponendo di un mezzo potente come Internet, il passaggio dalla vecchia P.A. a Public Work 2.0 ed alla complessiva ampia e nobile riforma di una Armonica Rotazione Sociale, che qui per ovvie ragioni non possiamo richiamare tutta, non è più derogabile. Grazie all'uso di uno strumento così modellabile, così potente, qual è il software, si potrà sia introdurlo gradatamente, a cominciare da RAI, Scuole ed Università pubbliche, proprio lì dove genuini innocenti esseri umani vengono oggi trasformati in famelici cannibali, mostruosi aggressori dei propri simili, sia continuare a sperimentare versioni sempre più evolute, sempre più raffinate, su piccole parti del sistema prima di estenderle all'intero.




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