Come bloccare le Privatizzazioni



Copyright © 26/08/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - original




E così pochi giorni fa il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto in favore della privatizzazione di beni fondamentali, come l'acqua, che dovrebbero invece godere, non foss'altro per pura logica, di una gestione pubblica. Niente male come mancato avverarsi di un proprio forte desiderio e pure obiettivo per il quale ci si era dati da fare!

Ecco, ora, di fronte a questa situazione, possiamo reagire nel solito tradizionale modo, incapace di cambiare le carte in tavola, oppure stravolgendole del tutto, in modo da introdurre nuovi determinanti elementi, capaci di far ottenere un futuro totale successo. Innanzitutto, se si volesse optare per questa seconda soluzione, occorrerebbe capire le ragioni profonde alla base del presente fallimento. E come non tirare in ballo, a questo punto, l'abitudine all'omissione da parte di coloro ch'eppure pretendono il bene della società?

Ma procediamo con calma, perché solo andando piano possiamo fare passi da gigante.


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Si definisce omissione il mancato svolgimento di uno specifico compito necessario od obbligo. L'omissione consiste concretamente nella mancata esecuzione di una azione dovuta o nel mancato impedimento di un evento che pure si era tenuti ad impedire. L'omissione è ben individuata nella filosofia e nella morale:

http://it.wikipedia.org/wiki/Omissione_(liturgia)

Ma è pure ben contemplata dal diritto, e le prime due righe di questo trafiletto sono anzi liberamente tratte da:

http://it.wikipedia.org/wiki/Omissione_(giurisprudenza)


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Facciamo un esempio tipico di omissione? Poniamo il caso che qualcuno dica di farsi carico della rappresentanza dei problemi dell'ambiente e prenda pure denaro dalla collettività a scopo di esser d'aiuto a risolverli. Avrebbero potuto e potrebbero ancor oggi i detentori di un ruolo di portavoce dei temi ambientali, nonostante tutti gli avvertimenti dati in tempo utile dalle autorità scientifiche ed i segnali evidenti della realtà delle cose, omettere di introdurre, anche solo come pura questione, il tema demografico e di presentarlo alla popolazione tutta affinché questa potesse democraticamente discuterlo, prima ancora che altri finiscano per imporle qualcosa di spiacevole?

Ed avrebbero potuto e potrebbero ancor oggi nientemeno che dei dotti titolati, persone che detengono un ruolo ed un potere certi e riconosciuti, nonché retribuiti adeguatamente, giungere a definire ripetutamente l'ipercrescita economica "priva di senso" pur di omettere l'evidente primaria componente demografica di quella stessa crescita alle cui esasperazioni pretendono di fornire rimedio?

Non pretendiamo ora di considerare l'aspetto giuridico, ma quantomeno dal punto di vista di una ricerca etica da cui derivare una condotta morale, coloro i quali hanno omesso e tuttora omettono il tema demografico, pur occupando dei ruoli direttamente competenti ed interessati, non si son forse macchiati e tuttora continuano a macchiarsi di colpa grave? Non si tratta forse di una importante omissione di informazione ad una umanità ancora ignara del potere distruttivo della propria riproduzione, quand'è condotta priva di consapevolezza? Non si tratta forse di una vera e propria omissione di soccorso nei confronti di un intero mondo biologico?


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Lasciamo aperti questi interrogativi, teniamoli da parte ché verrà il loro momento. E veniamo ora non ad un altro esempio generico di omissione ma proprio a quella precisa manchevolezza che potrebbe aver generato, tra innumerevoli altri fatti spiacevoli, anche quel via libera alla privatizzazione dell'acqua di cui si è sopra dato notizia.

Pensiamo a coloro che in questo momento stanno prodigandosi in favore dell'acqua pubblica. Ma non a tutti loro bensì a qualcuno in particolare tra coloro che dicono di avere a cuore la gestione pubblica dei beni comuni. Precisamente pensiamo a quelle persone che, pur dichiarando tale nobile auspicio, di fatto hanno da tempo accaparrato e tuttora detengono a vita, immotivatamente, indebitamente, ingiustificatamente, anche se i termini delle vecchie leggi ancora in vigore glielo consentono, un bene comune così importante e precisamente definito com'è un ruolo all'interno della Funzione Pubblica.

Cari Presenti, permettetemi la domanda: ma com'è che questi personaggi da una parte dichiarano di volere una gestione pubblica dell'acqua e non solo, bensì di tutti i fondamentali beni comuni, e poi mantengono a vita, anche per oltre mezzo secolo, un ruolo del bene comune, da un complessivo punto di vista socioculturalpoliticoeconomico, più determinante? Com'è che costoro s'alzano in piedi ad affermare la necessità di una gestione pubblica, sarebbe a dire collettiva, di tanti beni comuni ma si guardano bene dall'aprir bocca, omettendo anzi accuratamente di presentare, pure se ripetutamente sollecitati, anche soltanto come pura questione, il tema di una Funzione Pubblica da intendersi rigorosamente come res publica, come cosa pubblica, come bene comune, per l'appunto?


Chiediamoci: è solo l'acqua intesa come elemento naturale un bene comune oppure non lo è anche la relativa gestione?

E chiediamoci pure, venendo finalmente al dunque:


come può questo palese doppio gioco,
di chi muove un remo in una direzione
e l'altro remo in direzione opposta,
non condurre ad un perenne immobilismo
nel sempre più vorticoso gorgo della vita?

con rematori simili, pure posizionatisi in prima fila
rispetto agli altri, quindi di cattivo esempio
per l'intera schiera di voganti, non possiamo aspettarci
che la barca continui a girare su se stessa
senza mai avanzare?


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Cari Presenti tutti, noi umani siamo quel che siamo. E del resto dal mammario rifugio nello statalismo o dalla più padrina connivenza con esso nessuno può dirsi estraneo. Direttamente od indirettamente siamo tutti coinvolti.

Ciò non di meno oggi ci si richiede di fare un passo avanti. Quello dell'ammissione dell'esistenza di importanti questioni mai affrontate dal Movimento e dal Progressismo in genere. La prima questione da porre sul tavolo delle discussioni è appunto la Questione Pubblica. Tutti i cittadini, indistintamente se non per meri fatti di competenza, devono poter partecipare alla gestione della grande Res Publica. I ruoli della Funzione Pubblica vanno democraticamente redistribuiti regolarmente come i ruoli di Governo. In questo consiste una Repubblica. In questo esattamente ci si differenzia dallo Stato ottocentesco nelle mani di una Elite.


Non possiamo furbescamente focalizzarci sul singolo elemento, sulla singola risorsa naturale da rendere pubblica, nascondendo tutto il resto che c'è da considerare, sperando di farla franca. Bensì dobbiamo, se vogliamo avere successo, quel successo che finora ci siamo negati da noi stessi, affermare l'ampia teoria di una Cosa Pubblica di proprietà e pertinenza della Collettività e da questa direttamente posseduta e gestita.

Non vi sono alternative. Insuccesso o successo. Non vi sono mezze misure. Se vogliamo il bene dobbiamo comportarci bene. E gli statali che si dicono progressisti debbono oggi fare quell'importante passo in avanti che la storia attende almeno da una quarantina d'anni, se non proprio da tutti e 63 i trascorsi anni della nostra Repubblica.

Quando c'incontriamo nei numerosi meeting che ci vedono presenti, nella realtà materiale ed on line, senza fermarci altrove arriviamo dritti a questo punto perché assolutamente decisivo. Del resto, potremo mai più presentarci in pubblico, potremo mai più guardarci negli occhi, senza aver prima compiuto questo nostro improcrastinabile dovere?


Danilo D'Antonio





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