Principio di determinazione della felicità collettiva



Copyright © 11/07/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Tempo fa ci fu un esperimento, gli eruditi lo ricordano bene, che attestò un importante principio chiamato d'indeterminazione della realtà. Si trattò dell'osservazione del microcosmo attraverso uno strumento che, pur raffinatissimo il suo metodo di rilevamento, semplicemente dirigendolo sull'evento d'interesse per i ricercatori immediatamente giungeva a modificavare quest'ultimo. In pratica l'esperimento si compiva con elementi all'incirca di pari dimensioni (atomiche) e testimoniava come sia facile cambiare il corso di un evento semplicemente avvicinandolo con un oggetto dello stesso livello di grandezza.

Bene. Cambiamo ora materia di discorso, addentriamoci niente meno che in politica, ma rimaniamo nel campo dell'influenza che un oggetto riesce ad operare su di un altro. Con chiunque parliate, anche da soli con voi stessi, oggi troverete ovunque la ferma convinzione che quell'ideale tanto auspicabile che è la democrazia possa realizzarsi solo attraverso il Governo di una società. Pari convinzione incontrerete nel considerare strettamente responsabili dei totalitarismi gli stessi Governi. Eppure, per rispetto di quella cosa ancora sconosciuta in politica ma di sicura validità che chiamamo scienza, sarebbero da considerare anche le influenze che oggetti contigui all'ambito di Governo operano su questo.


Pensate: se un microscopio elettronico modifica con l'emissione di suoi atomi altri atomi posti sotto osservazione, come possono tre milioni e più di statali, i quali interagiscono in modo serrato con l'esiguo numero (al confronto) di membri di un Governo, non influenzare quest'ultimo? La domanda da porci è: i Governi si comporterebbero allo stesso modo, le leggi da loro emesse sarebbero le stesse, se, al posto di una truppa compatta, fedele ed immutevole come quella composta dagli statali, dagli assunti a vita nella Funzione Pubblica, avessero intorno un insieme dinamico di cittadini, mutevole e non ciecamente fedele bensì criticamente attento al loro operato?

I cittadini, di fronte a leggi malfatte, contro il buon senso e l'interesse collettivo, non le rispedirebbero indietro all'emittente per una revisione? Non subisserebbero i Governi di obiezioni al fine che questi affinassero il loro operato fino a raggiungere un prodotto di livello superiore? Gli stessi Governanti, sapendo che di fronte avrebbero occhi ben più attenti che non quelli chiusi per desiderio di carriera od allergia alle difficoltà quando non proprio per contratto (ancora oggi gli statali sono chiamati a giurare fedeltà al potere), non si impegnerebbero in modo ben diverso e maggiore di quanto le cronache oggi testimoniano?


Ebbene: verità è che la presenza degli statali determina inevitabilmente un tipo di politica autoritaria ed un livello qualitativamente oltremodo basso di leggi prodotte dal Governo. Solo perché i Governi hanno intorno il fedele cerchio degli statali possono permettersi quella condotta superficiale, raffazzonata, non coinvolta, che antepone gli interessi delle loro cricche a quelli della collettività. Più che ai minuscoli Governi dobbiamo alla imponente Funzione Pubblica, accaparrata a vita dagli statali secondo l'antidemocratico uso precedente la Repubblica, se questa nostra potenzialmente meravigliosa società vive ancora ogni genere di malessere e non riesce ad evolvere verso posizioni più sane.

Poniamoci una domanda: se a livello industriale siamo così avanzati, per quale motivo ci ritroviamo ancora con una politica così antiquata e sconquassata? La risposta è semplice: mentre i docenti universitari d'indirizzo tecnico hanno trovato per loro vantaggioso che la tecnica evolvesse ed hanno metodicamente lasciato passare le nuove idee nel loro ambito, i docenti universitari d'indirizzo didattico, filosofico, giuridico, politico, psicologico, storico, etc. ben sapendo che se avessero fatto evolvere la società avrebbero immediatamente perso il loro status, i loro rispettivi ruoli, i loro ammanicamenti, le loro cricche, il loro potere, hanno inesorabilmente impedito l'emergere di nuove idee in ambito umanistico.


Ebbene consideriamola qui noi ora una di quelle idee che possono strappare l'intero mondo da questa situazione e proiettarlo verso un benessere sociopolitico di cui oggi non riusciamo nemmeno ad avere idea. Sintetizziamola così:



IL TIPO DI FUNZIONE PUBBLICA
(che attornia un governo ed adempie ai suoi ordini)
INFLUENZA IN MODO DETERMINANTE
L'OPERATO DEL GOVERNO STESSO



La Funzione Pubblica è un organo attuativo che trova nel Governo la sua mente. Se quest'organo è un sistema chiuso, di casta, e per giunta ha carattere tipicamente autoritario, basato sul vecchio modello della coercizione e repressione, la mente troverà semplice seguire i modi e lo stile del suo organo, giungendo perfino a farne una finalità. Al contrario una Funzione Pubblica concretamente partecipata dai cittadini, quindi un sistema aperto, democratico, e per giunta avente carattere autorevole, basato cioè sul desiderio di far bene e sul premio a chi lo fa meglio, il Governo non può che adeguarsi e comportarsi di conseguenza.

Riformuliamo allora quello che potremo chiamare il principio di certa determinazione della felicità collettiva:


FIANCHEGGIATI DAI CARRIERISTI PUBBLICI
I GOVERNI SCADONO NELL'AUTORITARISMO

AVENDO INTORNO I CITTADINI
I GOVERNI DIVENGONO AUTOREVOLI



Circondati da cittadini direttamente interessati ad un buon andamento della società, i politici non possono più permettersi di fare i cialtroni ma si vedono costretti ad iniziare un nuovo corso della politica: avveduto, giusto, saggio, pena una continua denuncia e civile ribellione da parte dei cittadini temporanei dipendenti della Funzione Pubblica. D'altro canto i cittadini partecipi, vedendo coi loro occhi come funziona la società, specie quelli che svolgessero ruoli diversi, si trasformano, si accendono di entusiasmo e vitalità, pure responsabilizzandosi, perché divenuti protagonisti e innamoratisi di quella società di cui oggi possono invece essere solo vittime. Piuttosto che chiedere e lamentarsi, perché nulla hanno e sono, cominciano ad offrire ed a ringraziare, perché parte attiva hanno e sono divenuti.


Nel salutare, dedico questo intervento a quelle famiglie che hanno perduto la loro casa, senza la benché minima manchevolezza da parte loro, per colpa di una delle tante leggi oscene che i Governi concepiscono o mantengono e che gli statali hanno la spudoratezza di applicare nascondendosi dietro frasi (mal)fatte come: dura lex sed lex, ma io che ci posso fare, non lo venga a dire a me, io non c'entro niente e così via vergognosamente. Quale cittadino non avrebbe usato la sensibilità di rifiutarsi di applicare una legge assolutamente ingiusta come quella fallimentare che ha letteralmente ucciso dentro, moralmente, psicologicamente, così tante persone? Gli statali non l'hanno avuta questa sensibilità e quotidianamente continuano ad affermare una irresponsabile assenza percettiva.

Ebbene se ne vadano, se ne tornino ai tempi dei rigidi, insensibili ed indifferenti totalitarismi donde provengono.


Pubblico vuol dire di tutti: la Funzione Pubblica appartiene a tutti e tutti abbiamo il diritto di parteciparvi. Una democrazia non si realizza cambiando periodicamente solo i membri del Governo. La Funzione Pubblica ha da mutare anch'essa regolarmente i suoi dipendenti e funzionari tutti.







PÚBLICO É DE TODOS! DE ALGUNS É PRIVADO!



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