Qualcuno gradisce un Premio Nobel?
lettera ai ricercatori italiani



Copyright © 25/08/43 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Molto lentamente, partendo dalle prime elezioni politiche avvenute nel 1861, l'Italia ha conquistato in vari passi successivi una condizione relativamente democratica almeno per quanto riguarda l'àmbito governativo.

Gli iscritti alle liste in quel lontanto 1861 furono appena 418.695, il diritto di voto essendo limitato agli uomini di età superiore ai 25 anni, alfabetizzati e paganti un certo ammontare di tasse:

http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1861

Nel 1919 gli iscritti alle liste erano già divenuti 10.235.874:

http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1919

ma solo nel 1946 gli elettori giunsero a triplicarsi, avendo ottenuto diritto di voto gli italiani tutti, uomini e donne, di almeno 21 anni d'età:

http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1946


Questa breve, quanto di sicuro approssimativa, sintesi storica ci aiuta a rinverdire la consapevolezza che la vita è un processo dinamico e non un immobile stato. Occorre far oculato uso della Storia per capire che, quando diciamo che il nostro Paese è democratico, si tratta ancora ben più di una aspirazione che non di una reale condizione.

Il solo àmbito pubblico finora democratizzato è stato infatti quello governativo (con l'estromissione del tiranno maximo e l'ingresso di un delegato a tempo determinato scelto dal popolo). L'altro complementare àmbito, importante perché oltremodo consistente, la funzione pubblica, è rimasto in mano a tanti piccoli tiranni insediati a vita.


Questa incredibile dimenticanza è avvenuta perché coloro i quali avrebbero dovuto farci avanzare si sono invece costantemente tratti indietro. I tanto onorati insegnanti della scuola e docenti universitari si sono guardati bene dal farci notare che in democrazia ogni ruolo pubblico, dal più elevato al meno appariscente, deve essere periodicamente restituito al popolo poiché da questo per intero va potenzialmente condiviso. Pur con grandi difficoltà, partendo da un parco elettori di appena 418.695 unità, per giunta fatto di soli uomini, siamo giunti ad una rosa di votanti, comprendente uomini e donne, cresciuta fino a raggiungere oggi le 50.000.000 di unità.

La mancanza di una adeguata visione storica, oltre che di una degna prospettiva futura, di una cultura complessivamente matura, ha invece impedito anche solo l'avvio del processo che avrebbe dovuto far evolvere la Funzione Pubblica. Con dispregio del fondamento democratico, il pubblico dipendente è ancora un mercenario, assunto a vita o precario, uno statale od un privato para-statale. Siamo ancora lontani da un pubblico impiego condotto dal suo legittimo proprietario: il cittadino, il quale si alterna con altri cittadini suoi pari e tutti parimenti comproprietari ed aventi diritto di compartecipazione dei ruoli della Res Publica.


Per sommi capi questa è la situazione. Son qui dunque a rinverdire la collocazione del presente all'interno del nostro lungo processo storico. Son qui anche ad offrire la possibilità, a quei ricercatori, che volessero raggiungere un successo personale che altrimenti non potrebbero nemmeno immaginare, di aiutare la struttura pubblica del nostro Paese a svellersi dalla sua presente condizione tirannica ad una di perfetta democrazia.

Il Premio Nobel sarebbe cosa gradita agli illustri ricercatori qui Presenti? Ebbene: coloro che lo ambissero non devono far altro che sviluppare, nel modo e settore che prediligono, quanto appena detto. Guardiamoci intorno: al momento non troveremo alcun accademico impegnato in questo straordinario compito. Attualmente non esiste concorrenza. Piuttosto che disdegnare queste parole, le si consideri come la più gran fortuna che possa capitare.


Fior di Nobel fioccheranno su coloro che amplieranno la visione di Elinor Ostrom, ristretta ai beni comuni naturali, estendendola a quelli funzionali. I legittimi proprietari (i cittadini) gestiscono i beni comuni meglio degli statali e degli operatori privati. Questo è il dato di fatto la cui scoperta è stata di recente premiata col Nobel. Gli aspetti connessi a questa ricerca sono molteplici, dalla ricostruzione del percorso storico a dimostrazioni di funzionalità (nell'esistente o con simulazioni al computer), da considerazioni d'ordine legale ad altre a carattere filosofico. Trattasi di una ricerca che s'offre generosa a ben più di un ricercatore.

Auguriamoci dunque vi sia ancora qualcuno che sia disposto ad investire la propria vita per uno scopo che più nobile non si può: la liberazione dell'Italia e del mondo intero dagli indebiti tiranni nei Pubblici Impieghi. Buon lavoro a quegli illuminati dalla grazia scientifica che faranno questo grandioso dono all'umanità.







PER UNA FUNZIONE PUBBLICA DEMOCRATICA




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