Partecipare il Pubblico Impiego


Copyright © 16/02/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




La lacuna più grande che affligge, silenziosamente e triste, i programmi sbandierati dalle varie formazioni politiche è l'assenza del progetto di un moderno sistema d'organizzazione del lavoro in grado di interfacciare noi umani alle attività produttrici con piena e ricca soddisfazione da entrambe le parti.

Si ode ovunque un ritornello: "far ripartire l'economia". Ma per raggiungere questo scopo l'unica via che si percorre è quella degli incentivi e della riduzione fiscale. Riguardo a quest'ultima non c'è davvero nulla da eccepire, rimando anzi al link sottostante per sviluppare meglio ed ancor più il concetto.

Ma c'è una seconda via, che dovrebbe essere considerata per prima: quella che conduce ad un rapporto tra forze lavoro ed unità produttrici che, invece di considerare la staticità di un posto fisso il riferimento assoluto intorno al quale far gravitare l'Universo, vede nell'esatto opposto l'origine del successo produttivo e della felicità degli umani impegnati. La natura, la vita sono entità dinamiche e continuamente mutevoli (chiedetelo agli ambientalisti, ne dovrebbero pur saper qualcosa) e si esprimono al meglio in cicli e periodi piuttosto che linearmente e senza interruzioni. Proprio gli ambientalisti vi confermeranno che è stata la fissità del nostro sistema economico ad arrecare, in modi diversi, così rilevanti danni all'ambiente. Se avessimo avuto un sistema economico mutevole, vivo, non avremmo incontrato la maggior parte dei problemi in cui siamo invece incorsi.

Anche rimanendo alle sole soddisfazioni economiche ed umane, troveremo che un sistema produttivo, centrato non su se stesso bensì sulle necessità della realtà tutta con la quale si relaziona, è il segreto per non rimanere mai delusi. Specie di questi tempi in cui, tramite i nuovi mezzi di comunicazione, non ci vuol nulla ad organizzare un sistema che interfacci dinamicamente noi umani con le entità produttive. O meglio un problema c'è ...


A tutt'oggi ci tocca un Pubblico Impiego ch'è ostaggio di tutta quella gente che non s'è minimamente fatta scrupolo d'impossessarsi a vita della Cosa Pubblica, tramite un mondo politico che non ci invidia nemmeno il medioevo. Eppure questa Cosa Loro è la nostra stessa Res Publica, solo condividendo la quale possiamo dire: siamo in democrazia. La riorganizzazione dell'economia deve appunto partire da lì, dal Pubblico, non dal Privato.

La CENTRALITA' della società non sta certo nel settore privato. Il NUCLEO CENTRALE della società, che la guida, è il Pubblico, non il Privato. Quest'ultimo anzi non deve permettersi di condizionare il primo ed il progresso sociale dobbiamo giustamente aspettarcelo dal Pubblico, cui poi il Privato si adeguerà per emulazione competitiva. Mentre abbiamo il diritto di gestire partecipatamente il Pubblico, il Privato va lasciato libero.


Per iniziare a far girare il mondo per il verso giusto, manca una ed una sola cosa: un sistema lavoro aperto e dinamico, in un parola: FLUIDO, in cui le attività produttive si tarano sulla base delle variabili esigenze interne ed esterne e siano in grado di accogliere tutti gli umani che desiderino essere coinvolti, potendo godere di un lavoro minimo garantito, coi periodi tra un impiego e l'altro coperti da un reddito da cittadinanza.

Non solo si può fare ma va fatto. Andava fatto. Bisognava iniziare a lavorarci fin da oltre mezzo secolo fa, perché proprio in questo coinvolgimento potenzialmente capillare consiste la democrazia. Coloro che avrebbero dovuto impegnarsi, in ciò che era il compito direttamente successivo a quello, mirabile, di chi ci aveva liberato dalla tirannia, si sono invece astenuti dal compiere il loro dovere. A maggior ragione reclamiamo oggi un:



PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO



Non c'è altro da chiedere alla sorte. Dissolvendo il vecchio nucleo centrale di stampo tirannico, permettendogli di evolvere in un sistema vivo e vitale, anche il resto della società si animerà, mai più ristagnerà. Ai tanti pretendenti al voto diciamolo chiaro: basta considerare le sole esigenze dell'economia. Le esigenze di noi umani devono essere considerate pari alle ragioni di Stato. Per questo dobbiamo, noi umani, divenirne tutti parte.










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