Origine e fine del militarismo



Copyright © 47/03/06 Danilo D'Antonio - Some rights granted



Ogni giorno, ovunque nel mondo, tante persone si trovano impegnate nella lotta al militarismo. Generazioni di pacifisti hanno combattuto il militarismo. Risultato? Le guerre sono sempre nate grasse e quando si sono spente è avvenuto più per esaurimento delle risorse dei contendenti che per aver dato ascolto alle proteste dei dimostranti.

Fatto nudo e crudo è che desiderio e volontà non bastano. Bisogna che esse siano accompagnate per mano da tre capacità: d'osservazione della realtà, d'analisi delle osservazioni, di sintesi di un giusto, logico ed attuabile cambiamento in grado di condurci nella nuova dimensione culturale, politica e sociale in cui vogliamo vivere.

I pacifisti hanno forse mai messo in relazione il tanto da loro osteggiato militarismo con il carrierismo militare? Questo, dal feudalesimo, dagli imperi e monarchie fino ai giorni nostri, s'è non solo mantenuto in ottima forma ma è, durante i vari periodi storici, pure cresciuto, estendendosi al punto da erigere un complessivo carrierismo pubblico causa unica della mancata democratizzazione dello Stato. Che tutt'oggi ha tutti i suoi poteri (tranne quello legislativo) come ai tempi delle tirannidi: regalati a vita ad una minoranza per spadroneggiare sulla maggioranza.

Urge prendere atto che non è il voto a far la democrazia. E' il mandato temporaneo in ogni ruolo pubblico (sia assegnato con elezioni od assunzioni, sia d'ordine decisionale o mansionale) ad aprire le porte della Res Publica ad un rigenerante flusso di esperiti e preparati cittadini, capace di spazzar via ogni dispotismo, ristagno, stasi.

La vita è meravigliosa, s'aggiusta subito se, con atto d'umiltà, si riconoscono i propri errori ripromettendosi di non incorrervi oltre. Urge riconoscere che solo il potere legislativo fu reso democratico, con assegnazioni a tempo determinato, mentre ogni altro potere dello Stato (amministrativo, culturale, educativo, informativo, finanziario, fiscale, giudiziario, d'ordine pubblico, militare, repressivo, sanzionatorio, sanitario, statistico, agricolo, ecologico, edificatorio, urbanistico, paesaggistico, etc.) non lo è mai divenuto e tutt'oggi, con gran vergogna di chi vi si è conficcato e di chi vorrebbe instaurarvisi, influenza pesantemente il pensiero e gli atti di ogni governo.

La democrazia, la partecipazione data dal mandato temporaneo, potrà trasformare ogni Stato al mondo e dissolvere ogni situazione conflittuale: quando i cittadini stessi, riconoscendo d'aver seguito a testa bassa, occhi serrati e cervello spento, più d'una generazione di leader che li han sempre diretti contro qualcosa e mai a costruire una nuova società, si decideranno una buona volta ad aprirli, quegli occhi, ad accenderlo, quel cervello. Allora vedranno da soli, senza più leader ignoranti ma velleitari (e senza professori a far barriera compatta) la via da seguire.

Licenziamo ordunque i carrieristi pubblici, i burocrati, gli assunti a vita nei pubblici impieghi. Introduciamo un regolare, rigoroso mandato temporaneo in ogni assunzione pubblica, rendiamo aperto e partecipato lo Stato, la nostra santa Res Publica: non avremo più nulla di cui dispiacerci. Un governo inizierà a legiferare finemente quando sarà circondato da attenti e premurosi cittadini alla snowden, non più da acritici, fedelissimi carrieristi alla priebke.

La Res Publica è di tutti, non può essere proprietà dei carrieristi privata d'accesso ad altri aventi pari diritti e requisiti. E' sufficiente reclamarla indietro, non occorre altro che esigerlo in continuazione (così come i neri ottennero i diritti, come le donne ottennero il voto) sviluppando ogni giorno consapevolezza che tutto dipende da noi e nessun altro. Ogni potere della Res Publica sia finalmente reso democratico: concesso soltanto a tempo determinato.








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