Il ruolo della maggioranza nella democrazia



Copyright © 07/04/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Le prime elezioni politiche italiane, inizialmente per una privilegiata cerchia maschile, avvennero ben prima della Costituzione della Repubblica, nel lontano 1861. Questo non ci stupisca. Il coinvolgimento popolare in sede elettorale non ha quella portata democratica che quasi l'intero genere umano ancora ritiene. La maggioranza, che decide l'esito della competizione politica, è facilmente plagiabile e diretta dove le Elite desiderano, venendo spesso posta di fronte a scelte che sono presentate come decisive, distinguendosi in realtà in modo irrilevante.

Tra l'altro il ricorso ad una consultazione del popolo che, così com'è oggi organizzata la società, difficilmente risulta conoscere ed è preparato ad affrontare la sempre complessa situazione in cui versa, non è quella gran bella e proficua idea che i più ritengono. Conferma ne è che nell'antica Grecia la parola democrazia nacque come espressione dispregiativa: ad indicare una dittatura del popolo, appunto la dittatura della maggioranza.

Ed infatti persone dotate di discernimento comprendono bene quale sia la situazione in cui il coinvolgimento popolare è più indicato e porta vantaggio. Quando le circostanze sono talmente confuse e le sorti aleatorie, le guide più ragionevoli riconoscono l'importanza e la necessità di rendere edotto ogni componente della società. In certi casi un'idea risolutiva può venire da chiunque, anche dal classico scemo del villaggio/nazione. Allo stesso tempo è più che giusto che ognuno venga informato della drammaticità del momento e compia la sua scelta.


Alla fine della seconda guerra mondiale, anche se mal esposto, anche se presentato in modo rozzo, il confronto popolare che decise la fine della monarchia, fu certamente un dovuto e positivo sviluppo della nostra Storia.

Nei quasi settant'anni che son seguiti abbiamo però visto quanta poca differenza ci sia stata tra le varie compagini politiche, tanto che i momenti di reale necessità di consultazione popolare sono stati pochissimi.

Anche oggi, con le imaginifiche nuove forze politiche stellari, non pochi, pur apprezzando il ricambio, temono, come giustamente fecero gli antichi greci, una democrazia ridotta a dittatura di una ignara, rozza maggioranza.


Ed allora come stanno le cose? Possibile che il destino dell'essere umano, così preciso, netto e luminoso quando si tratta di costruire una macchina, un telefono, un computer, un aereo, debba divenire vago, sporcarsi e rabbuiarsi quando si tratta di far avere alla società un andamento parimenti affidabile, regolare e vincente?


No, questo non è un destino cui siamo eternamente condannati. Tutto cambia, s'aggiusta e funziona a meraviglia dal momento in cui attribuiamo alla parola democrazia non più l'errato significato di "governo del popolo" bensì quello, infinitamente più corretto, di: POTERE del POPOLO. Una Res Publica consta di due parti nelle quali gli umani hanno un ruolo. Una di queste parti è quella comprendente i ruoli di GOVERNO, l'altra è quella dei ruoli di POTERE vero e proprio: i pubblici impieghi, gli incarichi tutti, dal primo all'ultimo, della Funzione Pubblica.

A nessun sano di mente verrebbe da reclamare regolari funzioni decisionali per persone che non avessero prima ben conosciuto la macchina pubblica, che non avessero, prima di iniziare a COMANDARE, imparato a SERVIRE. Eppure guardate in quanti, non avendo compreso nulla di cosa significhi democrazia e del perché si sia affermata in tal sgangherato modo, si sbracciano in favore di una "democrazia diretta" a finir male perché manchevole della sua parte più importante: la partecipazione potenziale di ognuno alla conduzione e gestione della Cosa Pubblica.


Il rito della conta di una maggioranza non va compiuto pensando che con questo si esaurisca il senso della parola democrazia. Questa s'avvia fornendo al popolo il diritto di condividere i pubblici impieghi, di impersonare a tempo determinato i ruoli dello Stato e di ogni altro àmbito pubblico. Partendo da questa necessaria fase propedeutica, i cittadini non solo acquisiscono importanti conoscenze ma divengono pure solidali tra loro. Costituiscono una specie di VOLANO funzionale ed intellettuale che, ruotando costantemente intorno al Governo, impedisce a questo qualsiasi deriva e lo tiene invece ben diretto verso l'interesse tutto della collettività.

A quel punto che importanza avrà chi ascenderà ai più alti incarichi di Governo?







DÉMOS E CRÀTOS, POPOLO E POTERE




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