"legalità", "rivoluzione", "sinistra"
impariamo a riconoscerle




Copyright © 16/02/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi



Che eccelsi programmi politici girano di questi tempi! Roba che viene da dire: ma come, tutto qui? Al di là delle lacune, di terribile importanza, di tali programmi, tre warning s'impongono nell'ennesimo momento elettorale: i richiami alla "legalità" e ad una presunta "rivoluzione" fatti da alcuni ed il generale concetto di "sinistra".


In merito alla legalità, paradossalmente ben altro è l'impegno cui noi esseri umani dobbiamo prioritariamente dedicarci. Occorre infatti rimettere in discussione l'intero nostro impianto e sistema giuridico, partendo dalla constatazione che esso è un insieme di leggi redatte da governi regolarmente commissionati da elite, lobby, mafie e potentati d'ogni genere, nelle varie epoche storiche che si sono succedute. Con delle norme come quelle che abbiamo collezionato, che così spesso si discostano dal giusto e dal meglio, non è ben più opportuno rivedere l'intera nostra biblioteca giuridica piuttosto che focalizzarci su una legalità così discosta dalla realtà?

Le leggi vanno comunque rispettate e vabbene. Ma quanto può valere oggi un richiamo alla legalità se questa non persegue ciò che deve? Se siamo al punto che fan più danni coloro che applicano le leggi che tanti trattati come criminali non perché abbiano fatto del male ma solo perché hanno infranto leggi che non dovevano essere scritte?


E passiamo all'idea di "rivoluzione" cui alcuni si richiamano per attrarre gonzi che mai vengono a mancare. Una novità perfino ìlare di queste elezioni sono gli statali, gli assunti a vita nel "pubblico", che, scesi in campo perché non se li filano più nè a destra nè a sinistra, si presentano in proprio come "rivoluzionari". Pazzesco: statali che invocano la rivoluzione! Ma quando mai può esser vera una cosa simile?! La RIVOLUZIONE è cosa da CITTADINI e gli statali NON sono cittadini, NON sono nostri pari. Gli statali possono fare solo la REAZIONE.

Da sessant'anni ci tocca un Pubblico Impiego chiuso, impartecipabile da noi comuni mortali, FEUDO PERSONALE degli ASSUNTI a VITA, ereditato pari pari dalla monarchia e dal fascismo, un obbrobrio che non avrebbe dovuto sopravvivere alla caduta dei tiranni e che invece è giunto fin qui proprio per colpa di questa casta, di questa congrega cosa altra, estranea alla democrazia. Ora questi tizi, dei quali tanto la destra quanto la sinistra si sono stufate, tirano fuori la parola "rivoluzione". Non vi fate ingannare: son sempre e solo dei REAZIONARI.

Chi contravviene al fondamento del comunismo: IL BENE COMUNE VA CONDIVISO non può essere un compagno, non può essere di sinistra ma di tutt'altra parte. Da decenni gran parte degli statali si spacciano per compagni, si dicono di sinistra. Ma che cappero di compagno è colui/colei che s'appropria di un sacro bene comune quale è un pubblico impiego? Non possono essere di sinistra, costoro, ma di destra. Ecco perché i conti non tornano mai.


Chi desidera un nuovo mondo, si tenga ben lontano da questa gente.
Molte son le cose da fare ma certo non son costoro a poterle fare.

Siamo noi signori nessuno a dover lavorare per scovare la verità.







IMPARIAMO A RICONOSCERE LA DEMOCRAZIA DALLA TIRANNIA




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