Sul caso IndyMedia

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In merito a quanto accaduto nei giorni scorsi ad IndyMedia, in merito al sequestro degli hard disk dei suoi server da parte dell'FBI, è bene soffermarsi non solo sul singolo episodio, quanto e forse soprattutto cercare di individuare la corrente, il filone, nel quale l'accaduto può esser inserito, al fine di poter concepire ed attuare una linea risolutrice, una per tutte, non dell'unico episodio bensì dell'intera serie.

Ed in casi come questi nasce immediata la consapevolezza che non si tratta di avvenimenti sporadici od anche semplicemente frequenti, bensì del modo di fare tipico di un sistema che, da sempre, vede le varie elite al potere servirsi di un esercito di persone assoldate tramite una particolare pratica, del tutto legale, ma altrettanto, assolutamente immorale: l'assunzione a vita nel pubblico impiego. Con questo sistema, le elite creano una casta di fedelissimi disposti a tutto, anche a difendere la corruzione ed il malgoverno, pur di mantenere, in un mondo in cui tutto e tutti sono a rischio, l'iniquo privilegio di un posto, di lavoro e di potere, fisso, inamovibile. Così facendo le elite possono mantenere anch'esse saldo il loro potere ed anzi continuare a creare sempre nuove opportunità per loro stesse, divenendo praticamente eterne.

In una società in cui i ruoli più importanti, più strategici da un punto di vista organizzativo, amministrativo, fiscale, decisionale, educativo, culturale, mass-mediatico, sanitario, d'ordine pubblico, etc. etc. etc. sono assegnati a vita a determinate persone, lo stato non è più partecipabile dai comuni cittadini, diviene anzi un nocciolo duro assolutamente impenetrabile ed immodificabile da tutti coloro che ne son stati esclusi. In questo modo le elite possono fare letteralmente ciò che vogliono. Non lo potrebbero affatto, invece, in un mondo in cui le persone si alternassero a rotazione nei pubblici uffici, ben sapendo che, dopo il loro periodo di servizio, tornerebbero ad essere comuni cittadini assoggettati a quel sistema che loro stessi avrebbero contribuito a costruire.

Come non notare, allora, che l'FBI è composta anch'essa di pubblici dipendenti a vita? Come non pensare che l'FBI sia composta di persone disposte praticamente a tutto, specie quando è solo l'etica ad opporvisi, semplicemente per continuare a mantenere i loro ingiusti ed ingiustificati poteri e privilegi a vita? Se vogliamo che casi come questi, come del resto qualsiasi altra vessazione d'origine statale, quindi d'origine elitaria, da quelle quotidiane a quelle più occasionali ma pur sempre frequentissime, come questa che oggi vede coinvolta IndyMedia, non accadano mai più, non dobbiamo far altro che redistribuire a rotazione il pubblico impiego.

Noi, persone comuni, non abbiamo alcun potere di cambiare il mondo contrastando direttamente l'operato dei potenti puzzolenti. Quali cittadini abbiamo invece non solo il diritto ma tutto il dovere di partecipare "all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ..." e di agire in maniera legalmente, moralmente, eticamente ineccepibile per estirpare la piaga globale del pubblico impiego a vita, fedelissimo substrato e supporto per ogni malefatta delle elite in qualsiasi parte del mondo. Fuori i dipendenti pubblici a vita, e dentro tutti quanti gli altri cittadini, a rotazione, ad immaginare, costruire e gestire un nuovo modo di stare insieme.

A questo punto, solo se ognuno, chiunque abbia a cuore una evoluzione positiva della nostra società, svilupperà, scriverà, tratterà personalmente, quotidianamente ed estesamente, instancabilmente, incessantemente, la proposta di riforma per un pubblico impiego a rotazione, potrà veder realizzati i propri sogni. Altrimenti ... tutto rimarrà così per sempre, ed avremo perso anche il diritto di lamentarci.





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