Come si evitano le guerre civili



Copyright © 09/07/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




L'arrogante e subdolo addomesticamento ad una democrazia ridotta ad una sua frazione, perpetrato per decenni dai baroni universitari di tutto il mondo (a seguito del barbaro esempio fornito da quelli ITALIANI ed EUROPEI, da sempre padroni della cultura nei nostri Paesi e riferimento per quelli lontani) continua a procurare sanguinosi effetti in tutto il mondo.

Quando l'intero anelito dei popoli verso la democrazia viene convogliato nel solo ristretto àmbito delle pubbliche decisioni, nel solo PARLAMENTO, nel solo attimo elettorale, è inevitabile che le folle si mantengano divise in fazioni avverse. Non disponendo d'altro LUOGO e PRATICA COMUNE, finiscono per azzuffarsi con sè stesse fino a produrre tragiche guerre civili.

Pur disponendo dell'intera torta costituente la RES PUBLICA, i popoli guardano e puntano soltanto alla ciliegina del Parlamento, ignorando la succulenta base di pubblici Enti, uffici, attività produttive, incarichi e poteri che i baroni propalatori della vecchia incultura tirannica (più potenti degli stessi governi) hanno accuratamente mantenuto estranei alla partecipazione democratica, quindi a quella RECIPROCITÀ ch'è fondamento per ogni fiducia e responsabilità.


Liberiamoci un momento, almeno idealmente, della nefasta presenza dei baroni e delle baronesse universitarie. Immaginiamo ora la Democrazia per come avrebbe DOVUTO e POTUTO realizzarsi (qui in Italia ed altrove) fin dal primo respiro delle nostre Repubbliche: nella PERIODICA RESTITUZIONE ai POPOLI di OGNI PUBBLICA MANSIONE, fosse essa Amministrativa o Governativa. I popoli, noi cittadini avremmo avuto un enorme SPAZIO PUBBLICO per esprimere, conoscere e confrontare noi stessi, i nostri desideri, timori, usi e costumi. Lo stesso TEMPO concesso alla pratica della democrazia si sarebbe esteso all'intero arco dell'anno.

I baroni hanno invece imprigionato la Democrazia nel Parlamento (estraniandone i tanti luoghi della Pubblica Amministrazione e Produzione) e nel momento del voto.

Personalmente non riesco ad immaginare opera più abietta, di così vasta portata, da così tanti e tanto a lungo condotta, di quella, compiuta dall'intera baronìa universitaria, tesa a nascondere l'ESSENZA della DEMOCRAZIA (il mandato temporaneo in ogni pubblico ruolo) al solo scopo di conservare i malefici posti fissi ereditati dalle precedenti tirannidi. Se oggi si aprissero le carceri e ne sortissero tutti i detenuti, anche i peggiori criminali, non potrebbero fare alla società (mai vi riuscirebbero!) il male procurato da tizi auto-e-super-titolatisi indiscussi depositari e padroni della cultura.


Ma ora andiamo avanti e progrediamo da soli, senza il fuorviante "aiuto" di altri.


Per far progredire il mondo, per uscire dalle trincee, per unire le persone, occorre ovunque un passo preciso: la DEMOCRATIZZAZIONE dell'INTERA RES PUBLICA. Badiamo al fatto che il PUBBLICO IMPIEGO ha una componente civica e religiosa (naturalmente nel senso letterale del termine "religare": mantenere uniti) di fondamentale importanza. Esso è qualcosa che ci unisce in profondità, che contiene il senso stesso dell'essere una società. Riscriviamo il nostro PATTO SOCIALE stabilendo che ogni persona, desiderosa di servire e preparata al ruolo, possa accedere a tempo determinato (per non trasformarsi in tiranno) agli incarichi del Pubblico Impiego.

Avremo una tale AGORA' COMUNE, di tale bellezza e grandiosità, di tale ricchezza, saperi, poteri e risorse, da imprimerci fin nel DNA il desiderio di preservare ad ogni costo la fortuna di aver conquistato una simile, ancora invissuta, condizione.


Ma attenzione.

E' difficile che questa evoluzione possa avvenire in quegli organismi sociali in fase d'acuta infiammazione prima che sfebbrino. E' dunque responsabilità di tutti i Popoli ancora sufficientemente in pace, che già da tempo avrebbero dovuto compiere questo grande passo in avanti, ottemperare a quanto scritto nelle loro Costituzioni e rendere finalmente democratiche le loro RES PUBLICHE: introducendo il TEMPO DETERMINATO nel PUBBLICO IMPIEGO, sarebbe a dire niente di meno che nel POTERE AMMINISTRATIVO e nel POTERE GIUDIZIARIO, fratelli del POTERE LEGISLATIVO ma ancora sottomessi ai tiranni.


Perché in Democrazia tutto ciò che è pubblico va condiviso.
Tanto l'ambito delle DECISIONI quanto quello delle MANSIONI.

DEMOCRAZIA consiste proprio nella condivisione della RES PUBLICA.
Di tutta la RES PUBLICA, non una sua piccola parte.

Ringraziamo la BUONA SORTE per questa presa di coscienza e per essere, forse, ancora in tempo ad applicarla.




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