Il Governo della Repubblica
Copyright © 05/07/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Diciamola tutta e subito con una sola frase: l'Italia, intesa come entità politica, come organizzazione interna, come popolo e territorio, non è semplicemente una Repubblica bensì un insieme, costituito giuridicamente con pari legittimità, di Res Publica e Res Privata. La stessa nostra Costituzione, anche se striminzitamente e solo al suo Art. 42, afferma: "La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati". Proprio l'aver erroneamente considerato l'Italia interamente e soltanto una Repubblica ha fatto sì che i Governi prendessero la via di una insufficiente attenzione alla vera Res Publica a fronte di un continuo sconfinamento nella Res Privata, costringendo vieppiù i cittadini in un sistema basato su un costante controllo, una regolare imposizione ed una repressione senza giustificato motivo.


In verità la confusa visione delle cose sulla base della quale fu redatta la Costituzione si evidenzia già nel poco adatto uso della parola Stato. A questo termine si poteva far ricorso quando vi era un ente sovrano altro rispetto al popolo, uno status che comandava quest'ultimo tramite gli statali. Ma avrebbe dovuto essere immediatamente riposto negli archivi della Storia con l'introduzione della Repubblica, nella quale è il popolo a detenere la sovranità ed esso stesso dovrebbe gestire la sua Res Publica, senza più quindi l'intervento di statali. Tanto che il sovracitato Art. 42 dovrebbe essere riscritto più o meno così: i beni economici possono appartenere all'intera Collettività del Paese ed in questo caso contribuiscono a costituire appunto la Res Publica italiana. Anche popolazioni locali residenti sul territorio possono detenere collettivamente dei beni, costituendosi così delle res publiche minori. Ma anche i privati possono detenere proprietà, le quali costituiscono così il giusto contraltare della Res Publica: la Res Privata.

Affermare che i beni della Res Publica, della Cosa Pubblica, appartengono allo "Stato" mentre l'effettivo, primo ed ultimo proprietario è il Popolo Italiano è imprecisione, vaghezza grave che avrebbe dovuto essere subito chiarita e rimediata appropriatamente da coloro che detenevano titoli, incarichi, onori e redditi nel campo della cultura ufficiale. Senonché questi sommi dotti all'evoluzione collettiva hanno sempre preferito il mantenimento del loro status di statali. Per la qual cosa il termine Stato, del tutto improprio in una Repubblica (il denaro non è dello Stato ma procurato per intero dalla Collettività, il debito non è dello Stato ma a carico della Collettività, l'insieme di leggi e regole che ci uniscono formano la Res Publica non uno Stato, i funzionari ed i dipendenti non sono dello Stato ma della Repubblica, e così via) ha mantenuto un suo confondente uso per semplice via del fatto che agli statali faceva comodo avallare in tutti i modi la loro anomala permanenza pur essendo la Repubblica subentrata allo Stato monarchico.


E così per colpa degli statali, che non si sono messi da parte, e di noi stessi cittadini, che non abbiamo rivendicato la partecipazione alla Funzione Pubblica con conseguente estromissione degli statali, ancora oggi non si manifesta la consapevolezza che il Governo di una Repubblica alla Res Publica deve quasi esclusivamente badare! Mentre in libertà e santa pace la Res Privata deve lasciare. La mancata rimarcazione del fatto che l'Italia non è soltanto una Repubblica ma anche una Reprivata (si conceda la specularità terminologica) ha fatto sì che non ci rendessimo conto che compito per eccellenza del Governo di una Repubblica è quello di occuparsi della Res Publica, cioè di tutto quanto di stretta pertinenza e proprietà della Collettività. Mentre lo sconfinamento dello sguardo e della mano del Governo nella Res Privata può tollerarsi solo in particolarissime eccezioni conseguenti a situazioni di una gravità ed unicità tali da non potersi fare altrimenti nè esser di peso ad alcuno.

La protezione della sfera privata, la sua intoccabilità da parte di altri, e la conseguente libertà personale che ne deriva, sono un bene così prezioso che ogni Governo formato da persone sane di mente non potrebbe non perseguire col massimo suo impegno. Proprio grazie alla sicurezza che ognuno rimanga libero, di poter continuare ad essere se stesso e non un burattino manovrato dall'alto, un individuo accetta di unirsi ad altri a formare una società. Pensate: in momenti particolari, come ad esempio in periodi di guerra, le persone costituenti un popolo non subissato da ingerenze nelle rispettive sfere private da parte del Governo centrale o locale, e per questo in precedenza felici, sono così unite da essere disposte, se necessario, non soltanto a cedere le loro proprietà ma perfino ad offrire la loro stessa vita per il benessere comune. Per mantenere o riconquistare per se stessi od i loro cari quella libertà e conseguente felicità di cui godevano, sono disposte a qualsiasi personale sacrificio.


Al contrario persone oltraggiate da continui controlli, subissate di imposizioni nelle loro vite e proprietà private, angariate da ingiustificate repressioni, trasformate in criminali da leggi che si tengono in piedi solo per l'indegno contributo dei fedelissimi statali, non vedono l'ora che tutto vada a gambe all'aria e giungono perfino ad adoprarsi attivamente affinché questo succeda quanto prima possibile.


Ed allora, al fine di evitare il peggio e conseguire il meglio, cerchiamo con la seguente sintesi di portare noi semplici cittadini quella chiarezza che per sessant'anni è stata impedita dagli emeriti statali:

1) L'affermazione "L'Italia è una Repubblica democratica" è imprecisa ed inesatta. Ben più coerente, non solo con la realtà delle cose ma anche con una sensata teoria sociopolitica, è affermare che l'Italia gode di una Repubblica al pari di una Reprivata.

2) Dalla giusta, necessaria distinzione del nostro Paese in Repubblica e Reprivata (senza questa specificazione si fa dell'Italia un Paese totalitario, come appunto sta avvenendo) consegue il fatto che il Governo della Repubblica proprio di questa deve occuparsi, lasciando liberi i cittadini di occuparsi della loro complessiva sfera privata.

3) Per far sì che la Res Privata (di individui, gruppi od imprese) funzioni nel modo più opportuno senza assoggettarla a vessazioni di alcun tipo, il Governo della Repubblica non deve far altro che gestire in modo impeccabile, per il tramite di una Funzione Pubblica resa democratica, quindi partecipata dai cittadini, l'insieme di attività e beni di proprietà collettiva, accrescendoli pure quanto necessario per ottenere un peso economico pari all'insieme di attività e beni di proprietà privata. Avendo sempre vicino questo autorevole ed imponente riferimento, dovendo subire questo costante confronto, la Res Privata non potrà che adeguarsi seguendo la Res Publica lungo la via di una continua ricerca di una generale perfezione.


Occorre in somma fare esattamente il contrario di quanto avvenuto finora. Mantenendosi alla larga da ogni idea che avrebbe potuto far evolvere la nostra condizione e mettere a rischio la loro superiore classe/casta sociale, gli statali, i quali prendono in cura fin da piccoli noi tutti, quindi gli stessi politici, educandoci verso direzioni non rischiose per il loro privilegiato rapporto col potere, hanno fatto sì che la nostra Res Publica non solo non fosse curata come avrebbe dovuto ma spesso perfino abbandonata, ceduta, svenduta ai privati. Allo stesso tempo, per mantenere saldo l'autoritario status di statali, sempre questi, direttamente od indirettamente, hanno impastoiato la Res Privata, individuale ed imprenditoriale, assogettandola ad ogni genere di controllo, imposizione e repressione. Gli statali hanno di fatto per decenni tarpato le ali ad un ordinamento di governo che era divenuto democratico dopo la fine della seconda guerra mondiale al fine di ritrasformarlo in un ordinamento totalitario. E pian piano ci stanno riuscendo.

Invece, così come una famiglia segue contenta, felice e fiera il suo capofamiglia che si adopra con il massimo impegno affinché tutto vada per il meglio, noi semplici cittadini od imprenditori seguiremo contenti, felici e fieri quella Centralità che farà altrettanto: che guiderà essendo su posizioni avanzate rispetto al resto della popolazione, rifuggendo dal comandare stando nelle retroguardie. Fiducia al posto del controllo. Buon esempio piuttosto che imposizione. E con la partecipazione la repressione non sarà quasi più necessaria. Per ottenere questa grandiosa evoluzione non dobbiamo intervenire sui Governi, sui politici, sui partiti. Non funzionerebbe, perché non rimedieremmo alla manchevolezza della nostra organizzazione. Al contrario cacciando via statali che occupano abusivamente a vita gli importanti ruoli di una Funzione Pubblica di proprietà collettiva ed alternandoci in essi, s'intende purché competenti e desiderosi di prestare servizio, faremo finalmente funzionare come si deve e può la grande Cosa Pubblica, di conseguenza sanando anche gli strettamente connessi vari difetti di Governo.


Tutta la confusione e sofferenza sociale che oggi sommerge il mondo deriva dal mancato sviluppo di una teoria del rapporto tra pubblico e privato basata sul buon senso, a causa dell'indebito permanere degli statali in repubbliche e democrazie. Avendo il fato offertoci ora queste consapevolezze, potremo noi rimanere ancora intrappolati dal gran complotto degli statali? Ceeerrto che NO! Fuori gli statali dalla Repubblica Italiana. In una Repubblica non c'è posto per gli statali bensì solo per cittadini che si avvicendano nella gestione del Bene Comune, della Cosa Pubblica, della Res Publica appunto. Mentre la Res Privata necessita di godere di quella piena libertà espressiva che sempre e sola è stata e sarà all'origine di quella creatività e fattività in grado di trasformare qualsiasi incapace in un vero e proprio artista.


Per un'Italia, un'Europa, una Terra libera dai carrieristi pubblici!

La politica dei nostri giorni non può che giocarsi tutta in favore di questo risolutivo obiettivo.







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