L'Italia era femmina e non lo avevamo notato


Copyright © 05/01/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi



Saluto cordialmente le gentili Presenti,

cui vorrei subito offrire la lieta presa di coscienza che l'Italia, quantomeno da un punto di vista Costituzionale, non è un maschio, uno STATO, bensì a tutti gli effetti una femmina, una REPUBBLICA.

Già al suo primo punto la Costituzione infatti afferma:


Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica ...
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.



Ciò significa che la somma dei poteri di governo, la cosiddetta "sovranità", non è posseduta da una immutabile ed inamovibile Elite bensì dallo stesso suo intero popolo. Tant'è che gli incarichi governativi vengono ricoperti da cittadini periodicamente rinnovati con libere elezioni, cui il popolo tutto può partecipare sia come elettore che candidato.

Anche gli incarichi della funzione pubblica oggi verrebbero periodicamente restituiti al popolo, poiché proprio in questo si caratterizza l'ordinamento democratico. Senonché, per mera eredità storica dalla precedente monarchia, al termine della seconda guerra mondiale i carrieristi pubblici si sono ritrovati in pugno l'intera, imponente ricchezza delle mansioni e poteri pubblici. Con il passaggio alla Repubblica tale immenso Bene Comune sarebbe dovuto automaticamente divenire di gestione collettiva, poiché di proprietà dell'intero popolo italiano. Purtroppo tanto i politici, cui faceva comodo gestire clientelarmente il potere (lavoro in cambio di voti), tanto e soprattutto i carrieristi pubblici, che avevano (ed ancora hanno!) il pressoché totale monopolio d'intervento culturale e giuridico, hanno accuratamente fatto sì che il popolo non si accorgesse di questa indebita situazione.

E così l'Italia ancora oggi patisce quella odiosa discriminazione che divide il popolo in carrieristi pubblici, aventi un privilegiato rapporto col potere, e semplici persone qualunque, private di ogni diritto di partecipazione alla gestione della Cosa Pubblica. Ancora oggi, a causa di carrieristi pubblici avviluppati all'assioma del "loro" posto fisso (centro immobile ed immutabile di un Universo ch'eppure è costantemente in moto e mutevole), il concetto di STATO ha ancora la prevalenza sul concetto di REPUBBLICA!


Ecco allora l'Italia chiedere alle sue DONNE di aiutarla a liberarsi dalla morsa onnipresente, poiché educativa, informativa, giuridica, repressiva, sanitaria, etc. dei carrieristi pubblici, dei fidelizzati a vita ad un potere che solo grazie a loro può permettersi di malgovernare. Al contrario, sostituendo i carrieristi pubblici con cittadini periodicamente rinnovati, il potere dovrebbe star bene attento a fare le cose giuste, pena la sua rimozione. Noi cittadini non avremmo più PADRI/PADRONI, che ordinano ai figli di fare ciò che loro invece non fanno, bensì PADRI AUTOREVOLI, i quali loro per primi imboccano la via che vogliono che i loro figli seguano. Piuttosto che un rispetto forzato dalla minaccia delle armi in pugno ai carrieristi pubblici, i governanti dovrebbero guadagnarsi una stima che nascesse spontaneamente nel cuore e nella mente dei cittadini. Solo così potendosi ottenere il buongoverno.


Quale compito più importante, onorevole e pregno di positivi sviluppi per le donne italiane, allora, se non quello di impegnarsi nell'affermare che l'Italia da tempo non è più uno Stato, un ente sovrano che detiene il monopolio della forza potendola usare contro lo stesso popolo, bensì una società a gestione collettiva in cui il popolo ha l'opportunità di alternarsi anche nel costituire la forza pubblica. Chi più delle donne può sentire l'urgenza di affermare che l'Italia non è nè ha più l'ordinamento del superficiale, sgraziato, violento, plumbeo Stato bensì da tempo è divenuta ed ha guadagnato l'ordinamento della premurosa, aggraziata, pacifica, serena Repubblica?!


Dice l'Art. 1: L'Italia è una Repubblica democratica ...
L'Italia dunque non è nè può avere uno STATO, un ente sovrano sul popolo.
L'Italia è una REPUBBLICA ed ha quindi una gestione a partecipazione collettiva!


Per la qual cosa posto alcuno più non v'è per i carrieristi pubblici, per gli accaparratori di mansioni e poteri (nonché redditi) della REPUBBLICA. Solo per loro responsabilità stiamo via via tornando indietro ai bui tempi di un autoritarismo dichiarato. Se ne vadano, infine, se ne tornino al secolo donde provengono.

Per superare il blocco dell'evoluzione culturale e giuridica imposto dai carrieristi pubblici impegnamoci allertandoci ogni qual volta leggiamo od udiamo la parola STATO. Iniziamo col vedere come nella stessa Costituzione della Repubblica Italiana l'uso della parola Stato permanga, venendo usata molte volte al posto di termini ed espressioni ben più legittime.


Ad esempio:

Art. 28.
I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.


proviamo invece a mutare:

Art. 28.
I funzionari e i dipendenti della Repubblica e degli enti locali sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende alla Repubblica e agli enti locali.



E poi:

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale ... Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.


diventa:

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale ... Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dalla Repubblica.



Ed ancora:

Art. 42.
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati ... La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.


rinnoviamo dicendo:

Art. 42.
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono alla Repubblica, ad enti o a privati ... La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti della Repubblica sulle eredità.



Altro esempio ancora:

Art. 87.
Il Presidente della Repubblica è il Capo del Governo e rappresenta l'unità nazionale ... Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.


ecco come dovrebbe essere:

Art. 87.
Il Presidente della Repubblica è il Capo del Governo e rappresenta l'unità nazionale ... Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari della Repubblica.



Un ultimo esempio:

Art. 100.
Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell'amministrazione. La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria ...


che va mutato anch'esso:

Art. 100.
Il Consiglio della Repubblica è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell'amministrazione. La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio della Repubblica. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui gli organi della Repubblica contribuiscono in via ordinaria ...


e così via.


Quante volte si parla di "denaro, fondi, patrimoni dello Stato"? Ebbene non esiste alcuno Stato proprietario di quel denaro, di quei fondi e patrimoni. Il denaro, i fondi provengono dalla Collettività e di questa sono di proprietà insieme ai patrimoni pubblici.

E quando parlano di "deficit dello Stato" pensate sortirà mai qualcuno chiamato Stato a coprire tutti quei debiti, tutte quelle perdite? Non pensatelo affatto ma iniziamo a contare il denaro che abbiamo in tasca, perché è esattamente e solo con quello che i bilanci della Repubblica saranno risanati.


Usare la parola Stato è modo privilegiato dei carrieristi pubblici, per continuare a giustificare la loro presenza in una Repubblica ed a far dimenticare cosa con quest'ultimo termine si intenda. Sta a noi tutti cittadini, e la sensibilità femminile sia d'aiuto perché gran bisogno ve n'è, sviluppare queste idee, condurle nel cuore e nella mente delle persone ed infine sull'altare dell'ufficialità. Solo ripudiando pubblicamente l'idea ed il termine Stato ed al suo posto chiarendo ed affermando l'idea e termine di Repubblica non saremo più costretti ad invocare ad ogni istante diritti che mai però ci saranno concessi appieno.

Sia rinchiuso nei libri di storia l'escludente Stato.

Evviva l'inclusiva Repubblica!










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