La "Felicità Sociale"



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Di questi tempi si riaffaccia, sempre più grave, l'infelicità sociale. Si tratta di un fenomeno buio, triste, che trae origine, fondamentalmente, da due cause precise:

1) l'insicurezza economica dovuta all'instabilità del lavoro,

2) l'oppressione operata sulla persona da potentati economici o statali o commisti.

Data l'ampiezza del fenomeno e l'estrema varietà di forme e luoghi attraverso ed in cui si manifesta, si potrebbe quasi pensare che si tratti di un processo di difficile se non impossibile soluzione. In verità non lo è affatto, a patto che se ne individui l'esatta origine, il preciso problema. E lì si pianti con perizia la nostra attenzione risolutrice, concentrandola con una coerenza e costanza da far invidia alla luce del più moderno dei nostri laser.


Iniziamo allora dal primo punto ed affondiamolo immediatamente con la potente bordata di una lampante osservazione: fintantoché ci attenderemo dal settore economico privato quella sicurezza che dovrebbe invece essere offerta all'intera collettività da se stessa, sarebbe a dire da un ben concepito e realizzato settore economico pubblico, comunitario, l'insicurezza non solo non scomparirà ma aumenterà sempre più.

Dovrebbe infatti essere un ben dimensionato e strutturato settore pubblico ad assorbire buona parte delle forze lavoro di un Paese, facendosi così carico pure della sicurezza economica della sua gente. Al contrario un altrettanto ben dimensionato, ma liberamente strutturatosi, settore privato si offrirebbe alla restante parte delle forze lavoro con quegli stimoli, tipicamente competitivi, che non potrebbero essere trovati in un ambiente, tipicamente cooperativo, come quello di proprietà della collettività, senza però poter da parte sua garantire alcunché ad alcuno.


Lasciamo colare a picco quel primo malefico punto, quel primo vascello nemico, raccontandoci cosa è successo, spaziando liberamente, dirigendo la prua della nostra attenzione ovunque sia necessario per capire. Ebbene, sinteticamente:

1) Sessantatre anni fa il popolo italiano optò per la Repubblica.

2) Allo Stato monarchico subentrò un apparato e potere deliberante effettivamente conforme all'ideale repubblicano, quindi regolarmente redistribuito alla cittadinanza tramite votazioni.

3) Tuttavia l'intero potere esecutivo ed apparato funzionale del Paese, composto da una moltitudine di statali, da assunti e fidelizzati a vita secondo il retrogrado disegno e le privilegiate necessità del vecchio Stato ottocentesco, rimase tal quale era.

4) La Repubblica (sarebbe a dire la gestione collettiva del Bene Comune) fu di fatto realizzata soltanto in parte (da un punto di vista del numero delle persone coinvolte: nella sua parte estremamente più piccola) ed ancora oggi versa in quelle sbilenche, precarie condizioni di allora.



Ebbene è questa la ragione precisa per cui vera democrazia non si è ancora MAI potuta affermare! Il fatto che comunemente si crede che la democrazia esista già solo perché dichiarata nella nostra Costituzione non scalfisce il fatto incontrovertibile che senza adeguare l'ordinamento del pubblico impiego all'ideale repubblicano, redistribuendolo periodicamente tra i cittadini idonei e desiderosi di compierlo, una partecipazione democratica alle importantissime, onnipresenti, vitali mansioni pubbliche non è possibile. Di conseguenza il progetto di una "repubblica democratica" non può che rimanere irrealizzato ed il suo edificio sociale incompiuto.

Chiarendo ciò, lanciamo un'altra potente bordata verso il secondo malefico punto e nave nemica. Perché è evidente che in una vera repubblica democratica nessun potentato, statale, economico o commisto, potrebbe permettersi nemmeno di annoiare il cittadino. Figuriamoci dunque se potrebbe giungere ad opprimerlo! Ma procediamo con ordine, cari Lettori, cari Fratelli della Costa Digitale, cari Bucanieri Internettiani, ed assaporiamo e godiamo ogni onda che ci venga incontro e groppo di vento che ci avvicini all'arrembaggio finale del decrepito vascello statal/capitalista. Arrembaggio, s'intende, rigorosamente e gioiosamente pacifico, legale, civile, naturalmente. Altrimenti che gusto c'è?



E torniamo quindi ai nostri giorni, in cui la contraddittoria, paradossale situazione, creatasi ad un dato punto della nostra recente storia, si mostra in tutta la sua evidenza. Ogni volta che viene affrontato il tema del lavoro, invece di deciderci a mettere in discussione e ripensare innanzitutto il settore dell'economia comunitaria, sarebbe a dire l'ancora riduttivamente concepita e chiamata "pubblica amministrazione", i cui mezzi, ruoli e redditi appartengono alla collettività, a noi cittadini tutti, continuiamo invece a mettere sotto sterile processo sempre e soltanto il settore privato. Con quali fallimentari risultati è evidente. Ma vediamo perché ci ostiniamo ad agire così capendo cosa precisamente è successo.

E la cosa è molto semplice. Per non aver mai voluto mettere in discussione il sistema prematuramente definito "pubblico", quindi i suoi stessi indebiti privilegi, la casta baronale universitaria, in particolare i cosiddetti "professori" umanisti, tanto i progressisti quanto i retrogradi, che avevano invece il compito di far evolvere la società, ha fatto sì che un immaturo mondo politico, lasciato nell'ignoranza di tutto ciò, riversasse nel settore privato molte delle attività che dovevano rimanere nel settore pubblico. Logico che poi costoro non possono fare a meno di cercare di caricare il primo di doveri di cui dovrebbe esser caricato il secondo, regolarmente regalandogli tonnellate di denaro pubblico!



Cerchiamo di capire per bene riformulando: molte delle attività economiche che erano e dovevano rimanere pubbliche sono state privatizzate a causa dell'inefficienza di una Pubblica Amministrazione composta non da cittadini, come avrebbe dovuto essere, ma da ottocenteschi statali. Molte delle attività che erano e dovevano rimanere private sono state conseguentemente macchiate di pubblico. E così oggi si pretende complessivamente dal privato ciò che dovrebbe essere preteso dal pubblico. Ad ogni momento si sindaca e si affligge il privato (che però tace in cambio del gran denaro pubblico che riceve) mentre si lascia del tutto tranquillo il pubblico (che continua coi suoi lerci mafiosi comodi).

Al contrario, garanzia di un lavoro minimo, nonché di un basic income di mero ausilio a questo, che insieme assicurerebbero piena sicurezza economica ad ognuno, dovrebbe essere fornita da un ben accresciuto settore pubblico. Mentre un ridimensionato settore privato dovrebbe essere liberato da ogni fardello sociale: assumi e licenzia pure quando e quanto ti pare, perché la libertà è la prima necessità del più creativo settore privato. Mentre stabilire non solo sicurezza economica ma pure piena serenità sociale è sopraffino, squisito compito del più rigoroso settore pubblico. Complessivamente ruolo e spessore di entrambi i settori sono rimasti indefiniti e la società soffre tuttora, anzi sempre più, per il mancato chiarimento di questo suo fondamentale aspetto.



In somma: i "professori", degli emeriti scellerati che si sono resi deficenti e squilibrati a vicenda (vedi nota finale) con corsi e master specialistici, ottimi per contare i peli sul culo delle mosche ma certo non per ammirare la bellezza dell'organico ordine universale, non hanno capito il classico tubo. Ricoprendosi, sempre vicendevolmente, con titoli ed onorificenze hanno però potuto confondere e sporcare tutti i processi sociali con la loro incultura statalista. Pensiamo un momento alle sempre più numerose e pesanti ingerenze degli statali nella vita e proprietà privata e perfino sulla persona fisica del cittadino. Dai tanti indebiti obblighi agli altrettanti indebiti divieti.

Dall'obbligo di far entrare ogni anno un qualsiasi tizio in casa propria, un luogo cui nemmeno le forze dell'ordine possono accedere senza giustificato motivo, con la scusa di un'empia ed ignorante ecologia che pretende l'inutile controllo dello scarico della caldaia. Una pratica del tutto mal considerata (tecnicamente) ma apprezzata moltissimo (finanziariamente) dagli stessi tecnici addetti, i quali per il loro interessato tacere si vanno così ad aggiungere alla lunga lista di Proci da consegnare nelle mani di un qualche moderno Ulisse. Al divieto di vivere sulla propria terra, la privazione di un vero e proprio diritto naturale, primario dell'essere umano, per affermare il quale sono state e sono ancora oggi combattute le più sanguinose guerre.

Statali scellerati (son spesso proprio loro a presentare agli insulsi politici di oggi proposte da far approvare a maggioranze che non sanno), in combutta con merdosi quanto prepotenti imprenditori edili, privano gli esseri umani del diritto di vivere sulla loro terra, impoverendoli e consegnandoli nelle mani degli sfruttatori. Ammassano e raccolgono tali diritti rubati e li regalano poi ai costruttori od altri imprenditori in cambio di un qualche tipo di tangente legale od illegale. Senza questa abietta limitazione della sacra libertà di agire sulla propria terra da parte di una persona fisica (di un essere umano, s'intende, non di una impresa) non vi sarebbe stata mai alcuna speculazione edilizia! Le innumerevoli speculazioni avvenute sono state causate da leggi stataliste concepite secondo una logica ed un pensiero pre-repubblicani.

Per giungere infine, ma solo ad esempio perché l'elenco sarebbe lungo, alla mercificazione del corpo umano con l'abietta, ignobile, orrida legiferazione riguardante la predazione degli organi dal corpo di un morente (non un morto, come si lascia credere, ma di un morente che ha il suo apparato emozionale, un "secondo cervello" come definito dalla stessa scienza, anche se da altri specialisti, i quali però tacciono per non darsi fastidio tra di loro, ancora in pieno funzionamento nel suo ventre od "hara", come lo chiamano gli orientali, vedi nota finale). A quando gli incentivi statali per la rottamazione umana, profanatori di così tante sacralità e ladri di Res Publica?


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Cari Lettori, cari Bucanieri democratici ed egalitari (vedi in fondo il link wikipedia), gli effetti dell'incultura professorale, di baroni e baronesse che da una parte fuggono i loro doveri, continuando a propalare una cultura ottocentesca, e dall'altra, dandosi reciprocamente titoli che confondono la persona comune, impediscono ad altri più modesti ma veraci e veritieri ricercatori la possibilità di un contributo innovativo avente pari opportunità di essere considerato, sono tanti e tali che il risultato è esattamente quello che vedete, ormai non più solo nei telegiornali ma dappertutto. Ovunque.

Eppure questa gigantesca confusione, che in verità attanaglia per identiche cause non soltanto l'Italia ma l'intero Pianeta Terra, può essere dissipata immediatamente da una chiarezza così illuminante da esser capace di risolvere ogni problema, dal più piccolo al più grande. Affrontando, aprendo la Questione Pubblica, si spalancano i cancelli di uno scenario di bellezza incommensurabile, in cui mai avremmo pensato fosse possibile accedere e vivere. In questo nuovo mondo il privato riacquista quella libertà di cui statali privi del minimo valore professionale ed umano l'hanno spogliato, mentre il pubblico acquista per la prima volta quel senso comunitario che statali privi del minimo valore professionale ed umano hanno mai scoperto avesse e tantomeno gli hanno attribuito.

E così l'essere umano, la persona, si libera da qualsiasi oppressione e contemporaneamente guadagna ogni sicurezza possibile. Diveniamo sereni perché la sicurezza ce la dà il pubblico, ce la diamo da noi stessi unendoci. E siamo, torniamo ad essere pienamente liberi nell'ambito privato. Felicità al massimo livello garantita per tutti! Tranne forse per gli ex statali, per i tantissimi Proci, i quali dovranno rimettere a pari i privilegi che si sono tenuti indebitamente per sessant'anni, nonché pagare il fio delle loro innumerevoli colpe.



Cari Bucanieri, non attendiamoci aiuti da alcuno. Gli intellettuali sono tutti coinvolti. I giornalisti, per il denaro pubblico, nostro, che ricevono, sono nei fatti più statali che privati. Associazioni culturali e partiti appartengono ad una stessa retrograda e corrotta realtà alimentata anch'essa dallo statalismo e da tutto quello che c'è intorno. Tocca a noi semplici esseri umani, cittadini non legati a nessuno ma affratellati da un medesimo desiderio di libertà, di autentica democrazia e di completata repubblica, darci da fare per affondare le già fradice navi dei corrotti.

Armiamoci dunque di asce ed assi. Perché ora dobbiamo mettere in cantiere il più bello e filante ed invelato scafo sociale che si sia mai visto navigare sulla Terra: la "Felicità Sociale". E con quello, sempre più che pacificamente, legalmente, civilmente, andare all'arrembaggio dell'"Infelicità Sociale" per bruciarla ed affondarla per sempre.



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Note e link

Deficenza e squilibrio degli specialisti possono essere effettivamente misurati e visualizzati con dei grafici. Si veda l'intervento "Le parti e l'intero" presso http://www.hyperlinker.com/ars/cosdif.htm.

"Secondo cervello" e "hara":
http://www.google.com/search?q=+%22secondo+cervello%22+&restrict=italiano&btnG=SEARCH+ON+GOOGLE
http://www.google.com/search?q=hara&restrict=italiano&btnG=SEARCH+ON+GOOGLE

http://it.wikipedia.org/wiki/Bucaniere

Lavoro-Minimo-Garantito

Festa Continua

La qualità comunitaria del pubblico impiego





| IMPIEGO PUBBLICO DEMOCRATICO: A TEMPO DETERMINATO |



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