U n i t i e l i b e r i

solidarietà con chi è senza lavoro



Copyright © 31/01/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Vorrei esprimere la mia vicinanza emotiva e solidarietà a tutte quelle persone che si trovano a far fronte all'incubo della mancanza di un reddito per il venir meno del posto di lavoro. Chiunque sia vivo ha esigenze ineludibili, con tali esigenze necessita di un reddito: come possiamo allora noi vivi non esserci vicino quando qualcuno si trova in difficoltà?

Proprio nella convinzione che il problema della garanzia del reddito non solo debba ma pure agevolmente possa essere risolto, son qui ad esprimere il pensiero che per raggiungere questo risultato noi cittadini non dobbiamo far altro che riorientare i nostri sguardi, allontanarli un momento dalle Imprese private per focalizzarli sulla Funzione Pubblica.


La domanda che può spianare la strada alla realizzazione dei nostri sogni è: come possiamo pretendere che siano le attività economiche di proprietà privata a farsi carico della sicurezza del nostro reddito quando quelle attività economiche che per Costituzione sono di proprietà dell'intero popolo italiano sono quanto di più escludente e monopolizzatore vi sia? Trovandosi dei cittadini senza lavoro, non dovrebbero essere proprio i ruoli della Funzione Pubblica per primi ad accoglierli? Non dovremmo attenderci una maggiore apertura e disponibilità da ciò che appartiene alla Collettività, da ciò ch'è effettivamente nostro, piuttosto che da ciò ch'è proprietà privata, un limitato bene altrui?

La Centralità coi suoi vari Governi, piuttosto che cercare di imporre alle imprese private il loro volere, piuttosto che continuare a trafficare in una indebita commistione tra pubblico e privato in cui il peggio dell'uno va a braccetto col peggio dell'altro ingrassandosi entrambi sempre più, non dovrebbe impegnarsi ad accrescere il numero dei ruoli della Funzione Pubblica, riassorbendo al suo interno tante attività indebitamente privatizzate, introducendovi pure una periodica rotazione per ricordare ad ognuno che quei ruoli non appartengono ad alcuno bensì vanno assolutamente condivisi? In somma: la solidarietà non è obbligo morale pertinente innanzitutto la Collettività piuttosto che i Privati?


Ecco allora che diviene prioritario comprendere che l'istituto dell'assunzione a vita di una piccola parte della popolazione in ruoli di proprietà dell'intero popolo italiano viene ancora mantenuto e nemmeno messo in discussione da Governi corrotti ed incompetenti che vogliono continuare a fare il procio (di Ulissea memoria) comodo loro. Gli statali, ex cittadini dimentichi della Collettività e passati al soldo di un potere elitario, formano infatti un monolitico cerchio, un muro di sbarramento che si erge a protezione dei potenti ed insieme ad impedire il passo ai più deboli per evitare che giungano nell'agorà politica a fornire il necessario ricambio.

Ecco allora che, se vogliamo iniziare a vivere una vita degna di essere vissuta, in cui non sia garantito solo il reddito ma anche ogni valore democratico ed umano, dalla giustizia alla libertà, dobbiamo impegnarci a rassettare l'ordine sociale in modo che la Funzione Pubblica si apra alla partecipazione, non più monopolistica bensì inclusiva, non più di controllo bensì produttiva, di un più gran numero di cittadini, riacquisendo una maggiore consistenza di attività economiche ed introducendo l'uso della periodica restituzione al popolo dei singoli suoi ruoli per impedire la corruzione. L'ambito pubblico divenga finalmente aperto e solidale, democratico e produttivo. L'ambito privato acquisti quella autonomia ch'è necessaria a migliorare le sue creazioni.


Dall'apertura e dalla messa in equilibrio di queste due rinnovate entità sociali potrà scaturire quella complessiva forza affratellante, unificante nonché costantemente rinnovata sul piano culturale, politico ed economico, di cui una società non può fare a meno per superare le più ampie difficoltà di un mondo sottoposto a grandi crisi.



Danilo D'Antonio





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