Per un IMPIEGO PUBBLICO
EQUO, ETICO E SOLIDALE




Copyright © 14/05/43 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Nei diciott'anni anni di vita della proposta di un Impiego Pubblico a tempo determinato, a parte qualche deliziosa e gradita eccezione, di volta in volta che un assunto a vita nella Funzione Pubblica, od aspirante tale, veniva in contatto con essa, subito si produceva nelle sempre medesime 3/4 obiezioni, a denotare ancor più un monolitico modo di rapportarsi col mondo.

Eccole riportate con le rispettive risposte che puntualmente sono state date.



Obiezione N° 1

IO HO FATTO UN CONCORSO PUBBLICO, L'HO VINTO ED ORA MI TENGO IL POSTO FISSO;
SE TU VUOI UN IMPIEGO PUBBLICO, FA' UN CONCORSO E VINCILO PURE TE.

Risposta:

La selezione è cosa sacrosanta per assicurare la competenza del lavoratore, tuttavia il giunger primi in un concorso non significa che si possa mantenere il ruolo vinto a vita; dopo un certo tempo va indetto un nuovo concorso, o se possibile una selezione di stampo ben più moderno, di modo che un'altra persona possa partecipare/subentrare; che forse la vittoria elettorale può assegnare a qualcuno il ruolo di Presidente della Repubblica o del Consiglio per tutta la sua vita? Trattasi dell'identico principio democratico che nessuno può permettersi d'infrangere, capo di stato od impiegato, deputato od usciere: i ruoli pubblici vanno condivisi.


Obiezione N° 2

IN TUTTI QUESTI ANNI COME DIPENDENTE PUBBLICO HO DATO L'ANIMA PER FARE DEL MIO MEGLIO;
I PUBBLICI DIPENDENTI NON SONO TUTTI FANNULLONI, VI SONO MOLTE PERSONE PER BENE.

Risposta:

Ma è chiaro che ovunque si vada si trovano persone che s'impegnano di più ed altre che lo fanno di meno; ma forse il profondersi nel far del bene può essere d'impedimento ad altri di fare altrettanto, di essere pari contributori nella Cosa Pubblica? E come può nascere allora il prezioso senso dell'ESSERE una COMUNITA'? Ecco perché oggi il popolo italiano è un'accozzaglia di gente che pensa ai fatti propri: perché non ha nulla da condividere. La Res Publica esiste apposta per il suo carattere di comproprietà e svolge una funzione unificatrice solo venendo partecipata. Se qualcuno se l'accaparra a vita, cessa di essere Publica e diviene una proprietà privata d'accesso ad altri. Dalla democrazia si scade nella tirannia. E' così difficile da capire?


Obiezione N° 3

LA ROTAZIONE IMPEDISCE LA PROFESSIONALITÀ.

Risposta:

Ma quando mai?! Anzi, se proprio vogliamo dirla com'è, dobbiamo riconoscere che ogni guaio della società moderna deriva proprio da dei "professionisti" che, appunto con chiusura ed immobilismo, affermano il professionismo, sarebbe a dire il monopolio dei poteri e saperi, invece della professionalità, la quale s'alimenta ed arricchisce sempre col contributo di chiunque abbia qualcosa di buono da offrire. L'alternarci nei pubblici ruoli avvia invece una tale circolazione di conoscenze, idee ed informazioni che perfino il giornalismo cambierà a sua volta radicalmente, perché un conto sono le informazioni riferite da osservatori esterni ed un conto sono quelle riportate da praticanti interni. L'alternarci nei pubblici ruoli permetterà una tale amplia generale consapevolezza delle cose che il ricorso agli specialisti potrà diminuire di molto perché i problemi verranno risolti sul nascere. A quel livello dove non occorrono chissà quali stratosferiche competenze.


Obiezione finale, adagiata sulla pietà:

MA ALLORA ME LO VUOI PROPRIO TOGLIERE 'STU PUSTICILLE?
E POI COME LA CAMPO LA MIA FAMIGLIA?

Risposta:

A parte il fatto che questo è un problema comune a tutti noi cittadini, a parte l'altro fatto che per sessant'anni ci avete letteralmente derubato della Res Publica, con un prolungato atto legalizzato, sì, ma di vera e propria corruzione generata da un sordido clientelismo politico, a parte l'ancor più spregevole fatto che, non contenti di ciò, vi siete pure accaniti contro di noi semplici, insignificanti (nella vostra visione delle cose), impotenti cittadini, facendo di noi quello che avete voluto, senza avere la minima pietà, l'Impiego Pubblico Democratico mette in moto un dinamico sistema di gestione del lavoro che non lascia nessuno senza reddito. Si passa dalla onnipresente schiavitù del mercato del lavoro, che comanda anche nel settore pubblico escludendo i più a privilegio di alcuni, ad una amministrazione dei pubblici impieghi che garantisce ad ognuno un LAVORO MINIMO coi brevi periodi tra un'assegnazione e l'altra coperti da un REDDITO da CITTADINANZA. Questo si ottiene immediatamente con il riassorbimento all'interno del settore pubblico delle attività economiche fondamentali per l'andamento della società.

Riequilibrando Pubblico e Privato.


Oggi un intero mondo, per colpa di baroni appiccicati ai loro privilegi medievali come cozze sugli scogli, ritiene ancora che la colpa univoca di tutto il male del mondo sia quel capitalismo, quel liberismo che invece si sono potuti affermare solo per via dello spazio vuoto lasciato loro da una Funzione "Pubblica" mai resa realmente tale. In assenza di un vero Pubblico, il Privato s'ingrassa. Per ridimensionare il settore privato basta democratizzare il settore pubblico aprendolo alla partecipazione di cittadini disposti a tornare periodicamente a quella normalità che sola può mettere alla prova ogni legge e regola. Noi cittadini, invece di focalizzarci sul mettere i bastoni fra le ruote di chi produce, come da sempre fanno i membri della casta degli statali, ci impegneremo a PRODURRE noi stessi gran parte di quel che ci occorre, lasciando libero il settore privato di fare a sua volta del suo meglio.


Gli Italiani hanno da essere tutti eguali davanti alle opportunità della Res Publica. Il furto legalizzato del pubblico impiego a vita va interrotto. Perché un furto, anche se avallato dalla legge, sempre furto è. Nulla può smentire l'affermazione che ciò che a tutti appartiene da tutti va condiviso.










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