Lettera aperta ai Docenti Universitari

in favore di una Società Democratica


Copyright © 01/03/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - ricezione



Gentilissimo Docente nel Dipartimento di Economia, Filosofia, Sociologia, Scienze Politiche,

le presento i miei migliori riguardi.

Nel pubblico interesse, cortesemente, mi permetta di esporre la seguente ipotesi di lavoro:


1) L'ordinamento che assegna a vita i ruoli della Pubblica Amministrazione è palesemente antidemocratico e non rispondente agli ideali di una repubblica. Tutti gli incarichi di Governo, compresa la Presidenza della Repubblica, devono essere rimessi al popolo dopo un certo numero di anni. Al contrario un pubblico dipendente può rimanere al "suo" posto, di fatto accaparrandoselo, per tutta la sua vita lavorativa. A volte perfino trasferendoci poi i propri figli! Nei fatti il nostro Paese non è una Republica compiuta. E' invece per gran parte ancora Cosa Loro: una proprietà dei pubblici dipendenti a vita. E questo sistema oligarchico non può non avere negative, pesanti ripercussioni anche sul mondo della politica, sui governi che si succedono, sull'attività economica privata ed infine sulla qualità della vita dei cittadini.

2) Quando nacque la nostra Costituzione, l'ordinamento del pubblico impiego non potè evidentemente essere adeguatamente sviluppato. Tuttavia i padri fondatori della nostra Republica, consapevoli della necessità di una evoluzione, espressero deliberatamente la necessità di "... rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ..." come scritto nel benedetto e benefico Articolo 3 della nostra Costituzione.

3) E' proprio questa anomalia democratica, questo retaggio d'epoca antecedente l'ordine repubblicano, questo rimasuglio oligarchico dell'assegnazione a vita di un bene comune, della proprietarizzazione di una pubblica risorsa, a creare la quasi totalità dei problemi d'oggi. Piuttosto che una Pubblica Amministrazione a vita, dovremmo avere i suoi ruoli, poteri e redditi redistribuiti periodicamente tra tutti i cittadini desiderosi ed abili a svolgerli. In questo modo la nostra PA sarebbe completamente reinterpretata nei metodi e negli scopi, con ben altre influenze e con ben altre visioni di quelle presenti. Il nostro Paese, con una simile PA, avrebbe una politica, dei governi ed una economia privata perfettamente corrispondenti alle reali necessità, non travalicanti alcuno di quei limiti che oggi vengono metodicamente oltrepassati a danno dei cittadini.

4) Tengo a precisare che un Pubblico Impiego a rotazione non licenzierebbe bensì assumerebbe. Infatti il meditato sistema che qui si propone prevede la riacquisizione nel settore pubblico di molte attività economiche privatizzate. Le nostre economie sono pesantemente sbilanciate verso il settore privato proprio a causa del carattere non democratico del settore pubblico. Si pensi alla casta degli statali, si pensi alla mafia di Stato, alle baronìe, alle mille cricche di ogni tipo, si pensi alla corruzione, alla inadeguatezza di una statica PA fatta di pochi privilegiati alle dinamiche di una realtà infinitamente ricca e continuamente mutevole. E sarà chiaro il perché di così tante privatizzazioni! Ma una volta tornata ai cittadini, la PA potrebbe riguadagnare fiducia e consistenza, riassorbendo attività di primaria importanza per la collettività.


Questa è l'estrema sintesi del complessivo progetto:

PUBBLICO IMPIEGO A TEMPO DETERMINATO
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
PER UNA METÀ DELL'INTERO.

Con una tale composita ed equilibrata geometria, concretamente e raffinatamente costruita con l'aiuto di un sempre più evoluto software interfacciante ruoli ed addetti, la società acquisirebbe una funzionalità che non ha mai avuto, riuscendo facilmente anche a fornire a tutti i cittadini garanzia di un lavoro minimo e perfino un reddito da cittadinanza tra un'assegnazione e la successiva.

Noto inoltre che una simile PA non avrebbe problema alcuno relativamente a più che giuste esigenze di professionalità e capacità competitiva dei suoi prodotti e servizi. Infatti il progetto prevede che i lavoratori si spostino essenzialmente in due modi: essi potrebbero muoversi in uno stesso ambito di competenza come pure in un diverso ambito. Muovendosi le persone all'interno di una stessa branca specialistica, verrebbe permesso l'apporto di un più nutrito ruolo di contributori e si preverrebbe la corruzione. Muovendosi esse in ambiti diversi, si otterrebbe la condivisione dei saperi ed un avanzamento diffuso, capace di esaltare e moltiplicare i frutti derivanti dalle nostre specializzazioni. Entrambi i movimenti favorirebbero l'apertura mentale e la capacità di comunicare, nonché il sorgere di un forte sentimento d'interesse collettivo.


Gentilissimo Docente, perseguire un obiettivo alla volta, senza disporre di una visione chiara della situazione attuale e soprattutto di un rinnovato progetto sociale, complessivamente e precisamente individuato, è un approccio fallimentare. Se davvero aneliamo un nuovo mondo, se davvero vogliamo raggiungerlo e pure nell'arco della nostra stessa vita, sarà bene passare dal tradizionale approccio focalizzato, settoriale, specialistico, ad un più proficuo approccio sistemico, organico, olistico.

Una volta individuato il vero problema a livello globale (le PA antidemocratiche) e relativa soluzione:

Pubblica-Amministrazione-Democratica

ci si rende conto immediatamente che potremo vedere realizzati i nostri migliori sogni nell'arco di tempo della nostra stessa vita.


Ebbene: le andrebbe di far parte di ciò che chiaramente potrebbe divenire una memorabile e quieta rivoluzione planetaria?


Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia





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