Italia: nuovo paradiso fiscale


Copyright © 07/02/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




La credibilità ed il debito italiano, considerando il più efficace impegno di altri Paesi a fronte della debilitante nostra situazione strutturale, non solo non sono destinati a migliorare, così lasciando permanere le cose, ma sono suscettibili di un improvviso precipizio alla prima congiuntura sfavorevole.

La parabola discendente che abbiamo avuto finora non è tuttavia una imposizione divina ed inamovibile. Tutt'altro. Basta farsi coraggio ed afferrare una buona volta per le corna quel malefico mostro di un Pubblico Impiego chiuso ed impenetrabile, centralità di un aberrante sistema che deve cambiare.

Ora o mai più.



Occorre con urgenza svuotare la Funzione Pubblica da tutte quelle figure, accumulatesi in sessant'anni di corruzione capillare e diffusa, preposte solo alla soddisfazione di un patto di scambio elettorale e di inutili quanto vessatori controlli sulla popolazione. Rifocalizzando il settore pubblico sulla produzione di beni concreti, liberandolo del tutto dalle finalità dispotiche ereditate dai tempi della monarchia, rimodulando la pubblica sanità sulla base di quest'ultima e non di una fornitura all'ingrosso di analisi e farmaci, diffondendo le nozioni di una medicina di base per permettere ove possibile autocura ed autoguarigione (ben più decisive di quel che si pensi), coinvolgendo adeguatamente, concretamente il volontariato, ponendo un tetto alle pensioni (provenendo da un atto di solidarietà, non possono alimentare vite da nababbi), si può compiere il prodigio di cui necessitiamo.

Siamo saliti fin sulla Luna, comunichiamo con computer perfetti, non v'è alcun motivo per cui la società debba essere quella pena che è. L'unico atto ch'è assolutamente necessario per invertire la rotta è quello di aprire il Pubblico Impiego alla partecipazione a turno di cittadini preparati e desiderosi di servire. Liberandolo dai suoi monopolizzatori a vita, potremo mettere a punto una macchina pubblica fiammante e veloce nonché parca nei consumi.

Anche il settore privato non potrà più fare e prendere quel che vuole in barba ad ogni buon senso e legge, perché finalmente della Res Publica se ne occuperanno a turno, la cureranno, la faranno crescere e custodiranno, i loro legittimi proprietari: i cittadini.



Continuando a cercare solo di sopravvivere non eviteremo l'agonia tantomeno la fine. Se al contrario ci risvegliamo da questo stato di ipnosi, da questa sudditanza alla casta di accaparratori dei ruoli della Res Publica, che bloccano l'avanzare della nostra cultura e sostengono chiunque assicuri loro il posto finto-pubblico fisso od altra tangente, non avremo più difficoltà di quando arrampichiamo sui monti o ci alleniamo in palestra.


Si tratta solo di lavorare, sudare, produrre davvero,
cancellando ogni forma di parassitismo e sottomissione.


Facendo tutto per bene, distribuendo il lavoro attivando innanzitutto un PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO fatto di ruoli assegnati solo a tempo determinato e permettendo alle persone di esprimersi liberamente e di procurarsi di che vivere senza dover portare sulle spalle alcun parassita, otterremo anche un reddito di base che copra i periodi tra un impiego ed un altro.



L'Italia ha da divenire un PAESE di RIFERIMENTO. Bloccate dall'immobilismo ed impenetrabilità della nostra Res Publica, vi sono tante di quelle idee e risorse da far invidia fin nella Galassia. Liberiamo la nostra rinascita democratizzando il Pubblico Impiego: fuori gli spenti assunti a vita, dentro a tempo determinato cittadini entusiasti. Pacificamente, legalmente, civilmente, questo nostro Paese ha da cambiare il suo DNA.








DEMOCRAZIA E TIRANNIA A CONFRONTO




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