De disoccupazio


Copyright © 06/01/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Al solo nominarla oggi, la disoccupazione fa svenire dal terrore, tanta è l'impotente miseria che essa evoca. Ma, come per tutto ciò che esiste nell'Universo, v'è una disoccupazione malefica, quella che è impossibile gestire, ed una assolutamente benefica, che invece di impoverire addirittura arricchisce le nostre vite e la società tutta. Ad emergere può essere l'una o l'altra, a seconda che il nostro sistema sociale abbia carattere dinamico oppure no.


In un sistema lavoro immutabile, statico, chi ha l'impiego cerca di mantenerlo a vita, chi non l'ha difficilmente riesce a conquistarlo. In un tale sistema, anche con un'economia a pieno regime non si riesce ad avere una piena occupazione delle forze desiderose di darsi da fare. Al contrario, in un sistema lavoro mutevole e dinamico, chi ha l'impiego può interrompere la sua prestazione decidendo di riprendere qualche studio, di fare un lavoro in proprio o semplicemente riposarsi un po'. Anche con un'economia di debole forza, chi desidera lavorare ha la possibilità di inserirsi, quasi vigendo il principio: quello che c'è si divide e si campa tutti dignitosamente.

Un sistema lavoro mutevole, dinamico, è un sistema vivo, tutt'altra cosa rispetto all'altro che invece è morto come corpo che cade. Un sistema vivo si adatta ad una realtà altrettanto viva e dà il meglio di sè in ogni occasione. Si accede ad Internet, si presenta la propria figura professionale ed umana accompagnata dalla propria richiesta di lavoro, il sistema ci offre gli impieghi al momento disponibili o prossimi a liberarsi e noi non dobbiamo far altro che scegliere o prepararci. Quando non lavoriamo non si tratta di disoccupazione costrittiva ma di una libera scelta produttiva. Al contrario un sistema morto è morto e basta, non ha nulla da offrire.



Con le conoscenze ed i mezzi di cui disponiamo, sarebbe facilissimo fare una simulazione al computer per mettere a punto un nuovo disegno economico ed il software che interfaccia i lavoratori con le realtà produttive. Personalmente da lungo tempo non lascio passare un giorno senza proporre un simile studio ad un qualche docente o ricercatore. Fatto è che essi sono così interessati al mantenimento del "loro" posto finto-pubblico a vita, od a procurarselo, che fan finta di non sentire. Ed in effetti un sistema lavoro dinamico non può partire dal settore privato ma dal pubblico impiego. E' nel pubblico che i cittadini hanno pieno diritto ad accedere ed impostare le cose come desiderano. Il settore privato va invece lasciato libero di autoregolarsi, gli va garantita l'autodeterminazione.



PUBBLICO IMPIEGO A TEMPO DETERMINATO
(CON GARANZIA DI UN REDDITO DI BASE)
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
TENDENTI AD UNA METÀ DELL'INTERO



Questa è la logica ripartizione delle cose economiche. Dotando il pubblico di una massa consistente di attività, si crea quel serbatoio d'impieghi in grado di garantire un buon circuito di lavoro e di impostare l'andamento della società. Il settore privato troverà dinamismo a seguito della movimentazione introdotta nel pubblico e della competizione che nascerà nei suoi confronti. Il settore pubblico, tramite la sua conquistata democrazia e la sua accresciuta massa, potrà pilotare e dar forma alle attività del settore privato senza emettere alcuna legge. Lasciando finalmente anche gli esseri umani liberi e felici.


Oggi c'è una tale disabitudine ad interfacciarci con la vita naturale, con la realtà delle cose, soggetti come siamo a norme e regole imposteci dagli statali in qualsiasi momento del giorno e della notte (tra breve dovremo chiedere loro permesso anche per andare al bagno) che nessuno, anche tra gli aderenti a quei nuovi movimenti politici tutto pepe che ultimamente stanno nascendo ogni giorno, riesce ad avere un'idea genuina e di valore.

Sono tutti concentrati su singoli problemi e nessuno (proprio NESSUNO al mondo!) sta progettando una nuova struttura per l'umana società. Quasi si fosse persa la speranza che le cose possano andare bene quando si ha a che fare con l'essere umano. Ed invece NO, l'essere umano è a posto, non gli manca nulla per far funzionare tutto a meraviglia. Sono solo gli arroganti, prepotenti statali ad aver distrutto la nostra grande capacità creativa.







Sostegno storico e legale all'ipotesi di nuova conformazione economica qui riportata



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