Diritti per tutti,
non solo per qualcuno


Copyright © 26/02/42 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Oggi ognuno continua ad invocare diritti per sé, al massimo per la categoria di cui al momento è parte. Ancora non ci si accorge che i tempi sono profondamente mutati, che non è più così difficile cambiare ambiente e tipo di lavoro nonché frequentazioni sociali anche più di una volta nel corso della propria vita. Così stando le cose è giunto il tempo di pretendere equi diritti per tutti.

Pretendere equi diritti per tutti è l'unico modo per non far rimanere nessuno escluso da una condizione di benessere, per far sì che non vi siano minoranze dimenticate dalle categorie aventi diritti. Allo stesso tempo si impedisce che una categoria acquisti il sopravvento sulle altre, provocando una continua rincorsa a diritti impediti di volta in volta dai gruppi divenuti più forti.


Per poter assegnare diritti equi per tutti, nessuno escluso, necessitiamo però di un progetto completo di società rinnovata di modo che non si proceda alla cieca senza mai riuscire a raggiungere un risultato stabile ma si sappia fin da subito con precisione a cosa si sta lavorando, a che punto ci si trovi e ciò che si vuole ottenere.

Sono ancora molte le reminiscenze delle nostre passate letture per cui potremmo essere sballottati verso questa o quell'altra teoria politica. Aprendo però la nostra mente ad una osservazione diretta della odierna realtà sociale ed animati dal desiderio di un bene diffuso non potremo non convenire che verso un progetto i cui punti salienti saranno:


1) la Funzione Pubblica va rimpinguata con attività economiche fondamentali produttive di beni e servizi fino a raggiungere una posizione di equilibrio col settore privato, di modo che non vi siano esasperazioni nell'uno o nell'altro senso;

2) i ruoli pubblici, di questo nucleo centrale che non è solo economico ma possiede numerose altre connotazioni parimenti vitali per la società, vanno assegnati a rotazione a cittadini preparati garantendo un pubblico impiego minimo a chiunque desideri prestare servizio ed un reddito di base a chi ne abbisogna;

3) periodicamente i migliori tra gli assunti nella Funzione Pubblica devono poter accedere al Governo.


In tal modo il lavoro di costante controllo, criminalizzazione e repressione, anche di chi non ha fatto alcunché di male, nonchè di addomesticamento popolare e riscossione di gabelle, compiuto oggi dagli statali, una figura risalente all'epoca antecedente la seconda guerra mondiale, ai decenni del fascismo, viene finalmente interrotto e sostituito con un lavoro produttivo compiuto dagli stessi coinvolti e responsabilizzati cittadini.

La Funzione Pubblica potrà così in gran parte autoalimentarsi e far ben minor ricorso alle gabelle per sostenersi. L'economia prenderà a girare regolarmente ed i cittadini non saranno più inermi di fronte agli onnipresenti microdespoti statali e ad imprese private senza scrupoli. E come non plus ultra ci scorderemo pure l'incubo dei partiti e la periodica farsa elettorale!


A voi non piacerebbe vivere in una società del genere, costruita intorno agli esseri umani e non alle categorie, quindi equa, libera ed armoniosa? A me sì ed è per questo che da lungo tempo ci lavoro su. E' forse sbagliato desiderare il bene di tutti e non solo per se stessi o pochi altri?










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