T'amo democrazia, ti desidero e t'avrò



Copyright © 10/05/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Immaginate che abbiate bisogno di un terreno ch'è di proprietà altrui. Cercherete il proprietario e, da buona persona quale certamente siete, amabilmente gli chiederete se può essere interessato ad una transazione ed a quale prezzo, accettando la risposta del vostro interlocutore qualunque fosse, tutt'al più offrendo più di quanto una generale valutazione consiglierebbe, al fine di agevolare la cessione.

Immaginate ora di essere persona di tutt'altro tipo e di disporre di una banda di bravacci armati di tutto punto che pagate regolarmente affinché rimanga fedele al vostro servizio. Avendo puntato il vostro bramoso sguardo sul terreno, invierete una squadriglia dei vostri bravi ad imporre al legittimo proprietario lo sgombero immediato dell'area e la sua cessione a voi al prezzo che voi stesso gli comunicate.


Bella differenza, vero? Voi con quale tipo dei due qui sopra descritti vorreste avere a che fare? Col primo o col secondo? Col buono o col cattivo? Col cortese o con l'armato? Non serve pensarci a lungo, non è così? Ed allora che ci aspettiamo a gridare insieme, tutti in coro:


FUORI i CARRIERISTI dalla REPUBBLICA,
DENTRO i CITTADINI a TEMPO DETERMINATO!


Perché, carissimi democratici, è bene renderci conto del fatto che il normale andazzo governativo nelle nostre società, che ancora tutto sono fuorché democratiche, è esattamente quello descritto nel secondo esempio e non soltanto nel limitato caso di esproprio di un bene ma di qualsiasi rapporto che intercorra tra la presente Centralità basata sugli statali ed i succubi, impotenti cittadini. Il governo ordina, lo statale esegue, il cittadino subisce. Nonostante l'Italia sia da tempo divenuta una Repubblica Democratica, permanendo in essa gli statali, permane ancora in uso il vecchio stile impositivo e prepotente della precedente tirannia.

Qualsiasi cosa un governo oggi decida di fare lo può infatti tranquillamente fare e lo fa grazie ai bravacci/statali, con il ricorso alla forza prestata da questi ultimi. Senza la complicità degli statali, senza la loro fedelissima presenza a protezione e supporto dei governi, questi non si potrebbero mai più permettere di comportarsi come aggrada loro senza curarsi di nulla e nessuno, se siano nel giusto oppure no. Si impegnerebbero invece con tutte le loro capacità e forze, e se non ne avessero se le farebbero spuntare, a comportarsi da persone civili, educate, perbene, conducendo rapporti altrettanto cortesi ed alla pari con la popolazione.


Sveglia gente! Non è nel breve momento elettorale, durante l'attimo politico della votazione, che si realizza il prodigio di una società democratica, in cui ognuno si comporta al meglio piuttosto che al peggio, in cui ognuno offre piuttosto che prendere, in cui ognuno non pretende dall'altro ciò che non gli spetta ma anzi è veracemente premuroso con quanto e chi ha intorno. E' invece con la partecipazione, con lo scambio dei ruoli di pertinenza e proprietà collettiva, con l'indossare ognuno i panni dell'altro, che si erige una società basata su una incrollabile, monumentale solidarietà, capace di donarci una felicità destinata a pervadere ogni attimo della nostra vita.

Continuando a disporre degli statali, qualsiasi governo cederà, scivolerà giù per la china di una facile politica compiuta a spese del singolo e della Collettività. Non essendoci più gli statali ma avendo intorno un esercito di cittadini a rotazione, qualsiasi governo, anche quello avente il più gran numero di incapaci al suo interno, si impegnerà invece, anema e core, al fine di fare la cosa giusta. Parlando coi cittadini tutti e spiegando loro quale sia la situazione, quali le urgenze, quali le possibilità per risolverle, li coinvolgerà nel compiere scelte che, anche se fossero difficili, lo sarebbero certo molto meno perché chiare, trasparenti e condivise, nel bene come nel male.


Questa è la differenza
tra uno Stato autoritario
basato sugli statali
ed una Repubblica democratica
popolata e partecipata dai cittadini.


Non perdiamo allora tempo a correr dietro ai risultati elettorali, carissimi democratici. Rendiamo onore al nostro riferimento primario, la democrazia, e stabiliamo una volta per tutte che essa non vuol dire "governo del popolo", ché non sarebbe auspicabile nè possibile che tutti insieme siedessimo in Parlamento nè poi così funzionale puntare tutto su un rappresentante, bensì piena partecipazione del popolo a tutto ciò che lo riguarda. In una Repubblica, nella gestione della Cosa Pubblica, del Bene Comune, o come altro ancora lo si voglia chiamare, non c'è posto per gli statali ma soltanto per i cittadini. Una volta compreso e realizzato questo, non conterà più nulla chi ascenderà agli scranni del Parlamento perché il popolo, le persone comuni, i cittadini saranno dappertutto e dappertutto vigileranno affinché tutto sia fatto per bene.

La permanenza degli statali nella nostra Repubblica è una anomalia che sta facendo sganasciare dal ridere i popoli dei Pianeti di mezza Galassia, quelli a noi più vicini. Tale marchiana irregolarità è potuta avvenire per due precise ragioni: per averla storicamente ereditata dal precedente periodo totalitario e per la successiva inadempienza dei docenti universitari d'indirizzo umanistico, culturale, economico, filosofico, politico, sociale, storico, i quali si sono guardati bene dal compiere studi su cosa fosse una Repubblica, su cosa significasse viverla, perché far ciò li avrebbe fatti scendere da quelle loro presuntuose cattedre. Pensate: ancora oggi il Premio Nobel viene dato a professori che fuorviano l'attenzione verso i minoritari e tangenti Commons piuttosto che focalizzarla sul centrale ma mai chiarito concetto e forma di Res Publica.


Sappiatelo, siatene certi e fieri: noi qui, in questo modesto Forum on line, godiamo di una visuale straordinariamente più evoluta di quella posseduta dai dotti premiati con le più alte onorificenze!


Per questo oso dirvi: ora diamoci da fare ad osservare, riflettere e produrre gran materiale. Sviluppiamo i contenuti linkati qui sotto, la competenza e l'esperienza di ognuno potendo rivelarsi insostituibili per comporre un rinnovato e buon quadro sociale, ampio e raffinato in ogni dettaglio. Lasciamo perdere ogni altra cosa perché la democrazia è obiettivo prioritario su ogni altro e concentriamoci sull'ottenimento dell'apertura della Funzione Pubblica ad un flusso regolare di cittadini competenti e desiderosi di prestare servizio. Una volta rimossi gli statali, ogni concrezione sociale, ogni casta, ogni indebito privilegio, ogni monopolio, ogni esclusione, ogni ingiustizia, ogni scorrettezza, sarà spazzata via prima ancora che possa far danno.

Senza abolire l'assunzione a vita nei ruoli della Res Publica la situazione peggiorerà velocemente: gli statali, dando fedelmente protezione e sostegno a governi sempre peggiori, finiranno per ricondurci al vecchio Stato assolutistico. Aprendo invece finalmente la Res Publica ai legittimi possessori, i cittadini, tutto inizierà a funzionare senz'altro particolare impegno che quello di concentrarci ognuno in ciò che staremo facendo.


Non è l'aguzzo apice della montagna a far la sostanza ma l'ampia montagna stessa. E così pure non è il minuto governo a far la differenza ma il grande popolo stesso. Orbene: amare la democrazia significa non farsi irretire dall'apice del governo ma dedicarsi a quella montagna che è il popolo.










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