Conflitti sociali: gestirli o risolverli?



Copyright © 04/07/44 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Per l'intero globo si odono urla per l'urgenza di un passo avanti, ovunque i popoli si ergono contro l'esistente che non vuol cambiare ed il progressismo, rivelatosi da tempo un untuoso derivato del sistema, suo ripetitivo sotterfugio che assorbe le alternative e le svuota di ogni contenuto realmente innovativo, continua a prendersi gioco di gente che non ne può più del vecchio, al punto da mettere in gioco senza esitazione la propria vita.

Di seguito un esempio di questo progressismo retrogrado da far ribrezzo per le conseguenze che porta con sè.


Gira gente che offre corsi di gestione dei conflitti sociali. Si noti che non viene offerta la RISOLUZIONE dei CONFLITTI, così come accadeva quando quest'innovazione iniziò il suo percorso, tanto tempo fa. No: ci si limita ad offrire una padronanza nella gestione del conflitto ma della sua risoluzione manco a parlarne.

Fatto è che la semplice gestione pacifica del conflitto, senza che si provveda all'eliminazione delle cause prime per le quali esso nasce, introduce solo un ritardo che ostacola la resa dei conti, la quale, acuitesi col tempo le divisioni, mai queste venendo dissolte, non può che raggiungere infine livelli di violenza.


Ma ciò ch'è peggio è che, specificatamente in merito ai conflitti sociali, si è già da tempo compreso ed è stato pure abbondantemente spiegato (la questione essendo stata affrontata pubblicamente innumerevoli volte) che alla loro origine c'è quasi sempre la separazione tra STATO da una parte e cittadini (o meglio SUDDITI) dall'altra, per il tramite (nello specifico caso italiano) di tre milioni e passa di carrieristi pubblici. Tale che viene impedito quell'AMALGAMA SOCIALE risolutivo di ogni conflitto all'origine, prima ancora che possa nascere.

"SCAMBIAMOCI I PANNI": questa è una tecnica risolutiva di pressoché ogni conflitto, compresi quelli sociali. Essa prevede che lo Stato, ed in genere il Pubblico, si apra alla concreta partecipazione delle PUBBLICHE MANSIONI (non delle sole decisioni, come ci hanno fatto credere i furbi, le quali ci lasciano sempre emarginati, estranei al sistema). In tal modo si avvia lo sgretolamento dei due blocchi di primaria grandezza, vere e proprie caste incomunicabili, pesante eredità delle passate società, nei quali ci troviamo inseriti e prigionieri.


Questa DINAMICA primaria, tra l'esterno e l'interno dello Stato, avvia una generale FLUIDITÀ SOCIALE coinvolgendo pian piano nell'opera di sgretolamento anche tutti gli altri blocchi compatti, cozzanti fra loro per convincimenti intellettuali, per interessi economici, per semplice tradizione. Non si attua una mera trasfusione di informazioni, già di per sè decisiva per ottenere l'armonia, ma s'avvia un concreto arricchimento della propria persona, tale che, da teste di c***o incapaci di accogliere in sè anche la più chiara delle evidenze, ci si trasforma in persone aperte e ragionevoli, prive di conflitti d'interessi e di idee malsane.


I CONFLITTI SOCIALI possono e devono essere RISOLTI. Per ottenere questo risultato non vi sono scorciatoie. Bisogna far marcia indietro, abbandonare ove e quando possibile tutte quelle strade che ci allontanano, che ci conducono su posizioni distanti, e riunirci su percorsi condivisi iniziando da quello che già ci accomuna tutti essendo ognuno di noi parte di uno Stato. La DEMOCRATIZZAZIONE del PUBBLICO IMPIEGO, la partecipazione a tempo determinato di tutti coloro che desiderano servirvi avendo i requisiti necessari al ruolo, è trasformazione senza la quale non vi potrà essere un reale avanzamento sociale in alcuna parte della Terra. Ovunque nel mondo i CARRIERISTI PUBBLICI hanno creato una realtà sociale divisa. Lo stesso settore privato non ha fatto che replicare l'arroganza ed avidità diffusa dai carrieristi pubblici indebiti accaparratori di risorse collettive.

Non è un caso che gli stessi teorici della gestione dei conflitti, così come di ogni altra inconcludente "alternativa", siano proprio coloro che vengono chiamati "baroni": per aver monopolizzato scuola ed università.


Licenziare i carrieristi pubblici non è peccato: equivale a riconoscere il diritto d'ogni essere umano sulla Terra di essere parte ideativa e concretizzante della sua Res Publica, del suo Stato, della sua società.

Non sentite anche voi la fragranza della frittata mille-erbe che faremo non appena romperemo questo guscio?




PER UNA SOCIETA' ARMONIOSA ED UNITA




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