Approssimativa validità
del Concorso Pubblico

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Oggi è ancora viva e vitale la convinzione che la persona che risulti prima ad una prova d'esame sia anche la più capace relativamente alla mansione oggetto dell'esame svolto. Certamente una prova d'esame rappresenta un buon metodo per selezionare una persona che abbia raggiunto un buon livello per ciò che riguarda le attività considerate. Ma certo questo non significa affatto che la persona che risulti "prima" sia effettivamente migliore delle altre ed ancor meno che risulti la più indicata a svolgere il lavoro in questione.

Un concorso pubblico ha sicuramente una certa utilità per far sì che vengano assunte persone dotate di una certa preparazione, ma esso svolge una funzione assolutamente grossolana per tutta una serie di motivi: vuoi per i limiti impliciti nei metodi di determinazione delle prove, vuoi perchè da una prova teorica e di breve durata non si può trarre conclusioni certe relative alle successive prestazioni sul campo, vuoi semplicemente perchè la realtà muta continuamente e le necessità e situazioni che si sono riscontrate durante il periodo che ha preceduto la prova è assolutamente impensabile che si ripetano eguali in futuro.

Già semplicemente per questo, l'introduzione di un certo grado di aleatorietà e di criteri meno selettivi a vantaggio di una più ampia e varia partecipazione alla vita civile non sarebbe affatto cosa sconsiderata bensì intelligente precauzione. Ma cosa dire al riguardo delle valutazioni delle persone addette alla cernita umana, problema ben noto ed allo stesso tempo volutamente ignorato fin dall'antichità? Socrate fu definito immorale corruttore di giovani, Thomas Alva Edison fu considerato dai suoi insegnanti troppo stupido per imparare qualcosa, Einstein fu stimato 'mentalmente tardo, asociale e sempre perso nei suoi stupidi sogni', e queste sono solo tre voci di una lunga lista di persone che, sotto esame, furono mal considerate dalla società.

Lungi dal suggerire l'abolizione dei concorsi, ancor più lungi dal prendere le distanze dal sacrosanto concetto della necessità, per il bene comune ed individuale, di operare una selezione dei migliori, si esprime tuttavia la convinzione che un esame, una competizione intellettuale, un concorso, possono essere di utilità sociale solo se se ne riconosce l'approssimativa validità. Ancor più in dubbio va posto il pubblico concorso che per le sue caratteristiche, nella migliore delle ipotesi, può servire solo a determinare una rosa di candidati adatti alla bisogna, ma certo mai e poi mai a determinare il migliore od il più adatto.

Va infatti considerato che il pubblico concorso, invece di essere concepito da rappresentanti di varia estrazione e ruolo sociale, lo è per lo più da persone che sono già da tempo radicate all'interno della publica amministrazione. Questo significa che in realtà non si tratta tanto di prove destinate a verificare le varie ed innumerevoli possibili virtù del candidato e le sue capacità a svolgere una funzione utile alla società, quanto di prove tese a verificare l'idoneità di inserimento del suddetto candidato all'interno della struttura esistente, non ultime quelle prove di assoggettamento della persona ad un sistema di poteri mantenuti ingiustificatamente dai vari vassalli, valvassini e valvassori dell’attuale pubblico apparato, sistema che quanto prima lo metterà alla prova di fedeltà. Cosa più che sensata, quindi, non premiare esclusivamente il "vincitore" del concorso pubblico, nominandolo a vita pubblico dipendente, bensì premiare l'intera rosa di plausibili vincitori.

Forse il candidato che supera tali concorsi pubblici, assoggettandosi spesso a lunghi ed estenuanti studi, lo fa in perfetta buona fede ed inconsapevolezza di quanto qui considerato. Concediamoglielo, anche se ci è difficile crederlo, se vogliamo attribuirgli una certa capacità di intendere e di volere. Tuttavia, ciò, invece di andar a suo favore, conferma ancor più la sua idoneità ad un sistema organizzativo che doveva essere sostituito già da tempo, e quindi la sua inadeguatezza a migliorare e rinnovare questo stesso sistema.





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