"Condivisione del profitto
e cogestione dell'impresa"




Copyright © 26/08/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - original




Di recente si è iniziato a parlare di condivisione del profitto per i lavoratori del settore privato. E qualcuno ha perfino giocato al rilancio proponendo una cogestione dell'impresa privata da parte degli stessi lavoratori:


http://lists.peacelink.it/diritti/2009/09/msg00073.html


Ora, se mi fosse concessa una personalissima opinione, tutto questo mostra fin troppo chiaramente a che livello di confusione questa società purtroppo si trova da tempo. In pratica si continua a pretendere dal settore economico privato, e si stabiliscono contorti rapporti con esso, ciò che invece si dovrebbe pretendere dalla Funzione Pubblica, attraverso un chiaro patto di solidarietà sociale.

Un po' per seguire vecchie teorie che la storia in verità ha già seppellito, non avendo più esse alcuna connessione con la realtà, un po' per soddisfare i celati intendimenti di una casta di statali, che cerca di mantenersi così com'è, per non mutare i consolidati rapporti di potere esistenti, da più parti si suggeriscono riforme che di fatto attribuiscono al privato un ruolo ch'è invece, in modo del tutto prioritario, di competenza del pubblico.

E' infatti la Funzione Pubblica a dover guadagnare una coscienza di sè ben più evoluta di quella attuale e doversi far carico delle esigenze fondamentali della collettività. E la collettività stessa (si badi: i cittadini, non gli statali) dovrebbe alternarsi periodicamente nei posti di lavoro di tutte quelle attività economiche che, essendo di primaria importanza, dovrebbero tornare a rendere più consistente il settore pubblico.

Al contrario il settore privato va lasciato libero di esprimersi, facendosi carico da solo di ogni suo andamento difficile così come potendo godere liberamente dei suoi periodi migliori. Infatti il maggior scopo del settore privato non può essere la solidarietà bensì la creatività, ed attenzione perché non è affatto differenza da poco! Mentre il settore pubblico raccoglie le attività d'interesse e proprietà collettiva, avendo a cuore soprattuttto il bene comune, e si trova quindi inevitabilmente a sacrificare la competitività delle proprie produzioni in favore di una generale convenienza, il settore privato comprende attività che nascono dalla sensibilità e genialità dei privati e non può non ricorrere ad una marcata indipendenza e libertà d'espressione per raggiungere i propri obiettivi.

In somma: la società si troverà a giovare da entrambi questi due differenti settori quanto più a fondo ognuno di essi potrà percorrere la sua propria strada. Che poi vi possano essere delle joint venture tra i sue settori ben vengano. Ma ogni azienda deve mantenere il suo proprio ruolo senza tentare di impersonare quello che le è opposto e complementare.


Invece da lungo tempo il settore privato è divenuto parastatale mentre il settore pubblico non è mai divenuto realmente tale, sempre più posseduto quando non proprio saccheggiato dagli statali. E' proprio da una scorretta e corrotta commistione tra pubblico e privato che derivano tanti problemi in ambito sociale quanto individuale. Non ultimo l'ingerenza continua degli statali nella vita privata dei cittadini, i quali non riescono ancora a godere di quella libertà che invece deve pertenere ogni ambito privato.


La conclusione è sempre quella: fuori gli statali e dentro i cittadini a rotazione abili e desiderosi di rivestire i ruoli pubblici. Perché la condivisione e cogestione vanno applicate nel settore pubblico, non in quello privato. Seguendo quale astruso capovolgimento di pensiero si possono pretendere condivisione e cogestione in ambito privato? E quale dovrebbe essere allora la funzione del pubblico?

Ognuno sia padrone a casa sua: la collettività in tutto ciò che è di sua proprietà, i privati nelle loro rispettive proprietà. Così anche i cittadini potranno finalmente essere padroni a casa loro e della loro vita.

Altrimenti poi ci tocca subire cose come il controllo onnipresente, l'imposizionismo, il proibizionismo, etc.


Diamoci dunque tutti da fare, a riflettere e poi ad intervenire pubblicamente in proposito, per raddrizzare il finora marcatamente sbilenco corso della nostra storia.


Danilo D'Antonio





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