Il Comunismo ha un futuro
a patto di capire cos'è

Copyright © 05/13/39 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - (invio originale)




La nostra cultura si è sviluppata in un modo tale che l'unico approccio di conoscenza che oggi si utilizza è quello specialistico. Al contrario siamo sprovvisti di una visione organica (mancando addirittura i corsi di studio per ottenerla) che ci permetta di vedere il nesso tra le cose. E così, occupandoci ad esempio di economia, se è facile si faccia coincidere il sistema capitalistico con l'attività privata, al contrario è difficile si metta in relazione il sistema comunista con la nostra attività pubblica. Eppure il sistema pubblico soddisfa per molti aspetti il caposaldo della teoria comunista: la comunanza dei beni e dei mezzi di produzione.

Il fatto è che oggi impera pure un modo monoideistico di vedere la vita, a causa della generalizzata disdicevole pratica del monoteismo. Questa attitudine mentale, che permette alla propria mente di ospitare un solo ideale escludendo tutti gli altri, fa sì che quando ci si riferisce all'ideale comunista, tanto da parte dei sostenitori tanto da parte dei detrattori, ciò che si intende è la sua realizzazione assolutistica, coinvolgente l'intera società e non concedente spazio ad altro. Stessa identica cosa avvenendo per altro con l'ideale capitalistico.


E così non ci si avvede che in realtà la parte buona del comunismo, sarebbe a dire la pura comunanza dei beni e dei mezzi di produzione senza la dittatura di alcuno e senza una sua estensione totale sull'intero territorio economico, è una realtà sociale almeno in parte già esistente nella nostra società e coincidente proprio con la sfera delle attività pubbliche.

Il prendere bene coscienza di ciò, masticando a lungo queste idee, ci apre a nuove consapevolezze:

- innanzitutto capiamo che la sfera pubblica è giunta fino ad oggi conservando dalla nascita un grave difetto d'impostazione: l'assegnazione a vita dei pubblici suoi ruoli; ciò genera una casta di statali i quali, solo loro, posseggono di fatto un bene comune (non a caso lo gestiscono proprio come fosse loro) costituito da una ricca moltitudine di incarichi, poteri e redditi, venendo così immediatamente infranto lo stesso principio di base della proprietà pubblica.

- capiamo poi che la visione assolutistica tanto del comunismo quanto del capitalismo è sbagliata, il pubblico ed il privato, ed i loro corrispondenti teorici: il comunismo ed il capitalismo, non solo potendo ma proprio dovendo convivere in parti equilibrate in modo da garantire altrettanto equilibrio tra società ed individuo, in modo che la prima abbia a svolgere bene le sue funzioni senza schiacciare le persone ed in modo che queste siano libere di esprimersi, felicemente rinsaldando ancor più la società.

- capiamo pure che il capitalismo è cresciuto troppo ed ha invaso quasi l'intero mondo economico essenzialmente per due motivi: perché il comunismo teorico che dall'altra parte si voleva realizzare era sia sgradevole (a dir poco) che poco funzionale e perché la sfera pubblica (che avrebbe invece potuto realizzare efficacemente l'aspetto migliore dell'ideale comunista) aveva ed ha ancor oggi un brutto difetto di impostazione che ne decreta il fallimento e spinge senza indugio alla privatizzazione.

- capiamo infine che per far addivenire la società (sarebbe la prima volta nella sua storia) ad una situazione tanto felice quanto stabilmente tale occorre introdurre l'assegnazione a rotazione dei pubblici ruoli, al fine di realizzare una vera Res Publica, e contemporaneamente ricondurre un numero di attività attualmente comprese nella sfera privata all'interno della sfera pubblica, fino allo stabilirsi di un equilibrio quantitativo tra le due parti.


Dall'Unità d'Italia ad oggi la pubblica amministrazione ed i vari governi che si sono succeduti hanno avuto mille occasioni per lanciare una riflessione di questo tipo e realizzare una sintesi propositiva adeguata. Avendoci potuto evitare tante spiacevoli, quando non drammatiche, situazioni vissute e pure quella, grave, in cui ci troviamo ora. Ci spiace molto osservare che chi ha la pretesa di guidare la società si mantenga in realtà spesso molto indietro rispetto ad essa.

Ma oggi è lo stesso Pianeta Terra, con la tremenda crisi economica in cui ci stiamo tuffando velocemente a causa dell'esaurimento delle sue risorse, a decretare l'urgenza di un subitaneo passaggio dall'incompresa, e quindi caotica, situazione attuale ad una chiara, e quindi ordinata, situazione in cui ad ognuno sia garantito un lavoro minimo, con un reddito da cittadinanza coprente i brevi periodi intermedi, in cui la corruzione venga spazzata via definitivamente ed in cui l'economia sia davvero al servizio del benessere e dell'evoluzione individuale e sociale.

Tutto ciò partendo proprio da una armonica rotazione sociale realizzata all'interno delle pubbliche strutture.


Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia




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