statali sopra esseri umani liberi Una class action
per democratizzare
la Funzione Pubblica


Copyright © 29/07/43 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Quando si incontra l'idea che il pubblico impiego va condiviso, partecipato a turno da cittadini che tornano ad essere tali una volta scaduto il loro mandato, piuttosto che venir assegnato a vita a qualcuno che così diviene elemento immutabile di un granitico Stato, si può reagire pensando si tratti di una fantasia anarchica od una velleità comunista, del vano desiderio nato nella mente di un assetato di giustizia sociale.

In realtà le cose stanno diversamente.

Questa "pazza idea" altro non è che l'applicazione della nostra stessa legge. E' la legge italiana a stabilire che una comproprietà va condivisa, che nessuno può detenerla a vita escludendone dall'uso gli altri aventi lo stesso diritto. E' la legge attualmente in vigore ad esigere che ognuno goda del bene comune a tempo determinato per restituirlo agli altri comproprietari di modo che anche loro possano goderne.


Se un comproprietario si chiude dentro una qualsiasi multiproprietà immobiliare (con la cui sostanza abbiamo forse più dimestichezza e può quindi aiutarci a capire) ed impedisce agli altri comproprietari di accedervi, questi hanno pieno diritto di rivolgersi alla giustizia per ottenere che la forza pubblica sgomberi i locali dall'occupante prepotente. Similmente qualsiasi cittadino italiano può reclamare il diritto di ricoprire un ruolo pubblico a tempo determinato, secondo proprie competenze, rivolgendosi alla giustizia al fine che la forza pubblica sgomberi il pubblico impiego da chi pretende tenerlo a vita per sè.

Nonostante la giustizia e la forza pubblica sono detenute a vita esse stesse da alcuni, a causa di un uso lasciatoci in eredità dall'era pre-democratica, la legge è legge e pretende d'essere applicata. Coloro i quali desiderino esercitare il diritto di equa partecipazione alla Funzione Pubblica possono quindi ben farlo. I cittadini italiani sono tutti, con pari diritti, comproprietari dei beni comuni, immobiliari ed istituzionali. Entro i modi più adatti alla finalità del bene collettivo, tali proprietà, costituenti appunto la Res Publica, la Cosa Pubblica, devono poter essere fruiti da chiunque ne faccia richiesta.


Una azione legale collettiva è dunque una delle strade che si possono percorrere al fine di portare a compimento quel processo di democratizzazione delle nostre Istituzioni iniziato più di sessant'anni fa nell'ambito di Governo ma poi subito interrotto. Una Funzione Pubblica prigioniera della prepotenza di una moltitudine di statali, che mai hanno permesso ai governanti, fortemente minoritari nel numero, anche solo di dirigervi lo sguardo, ha sempre pesantemente condizionato il nostro Paese. Oggi, grazie ad Internet, questo rapporto di forza finalmente si ribalta. Pacificamente, legalmente, civilmente, 57.000.000 di cittadini possono finalmente aver ragione di quei 3.000.000 e passa di autoritari presuntuosi accaparratori della santa Res Publica italiana.





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