Certificazione energetica degli edifici

dall'autoritarismo all'autorevolezza



Copyright © 01/02/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




La presente crisi energetica costringe a pesare con maggiore cura i consumi. Di fronte a tale esigenza i Governi dei vari Paesi agiscono con il solito loro impositivo modo: obbligando e proibendo. La recente introduzione dell'obbligo della certificazione energetica degli edifici ne è un esempio.


Fatto è che, pur l'autoritarismo essendo una pratica che cancella ogni forma di intelligenza ed autoresponsabilizzazione nelle persone, pur il buon senso venendo messo a tacere in sua presenza, pur in un'epoca in cui la parola "democrazia" è pronunciata di continuo, i politici possono permettersi una condotta ch'è vieppiù autoritaria perché mantengono intorno a loro la protettiva cerchia degli statali. Sono proprio gli statali, controllori e repressori per antonomasia, istituiti proprio a questo scopo in epoca pre-democratica, a far sì che cittadini pure scontenti siano costretti, sotto la minaccia delle loro armi, ad un RISPETTO FORZATO verso politici che nel migliore dei casi meriterebbero uno sberleffo.

Al contrario, senza l'antidemocratico sbarramento formato dagli statali, i politici sarebbero costretti a divenire governanti accorti, a riflettere a lungo per trovare la cosa giusta da fare, allo scopo di ottenere una SPONTANEA STIMA da parte di cittadini che potrebbero finalmente trovar la felicità. Riprendiamo allora l'esempio della certificazione energetica degli edifici per individuare quale sarebbe il corretto modo di governare.


La Centralità Amministrativa sulle proprietà pubbliche, sulle proprietà affidatele in gestione dalla Collettività, disponga come meglio crede. Se ritiene che una certificazione energetica possa risultare utile, per diminuire i consumi e migliorare la qualità della vita, ne introduca pure l'uso e l'obbligo sui SUOI edifici. Lasci però liberi i cittadini di decidere per loro proprio conto, a seconda dei singoli loro casi, il da farsi sulle loro proprietà. Se la misura presa sugli edifici pubblici si mostrerà giusta ed utile, non v'è dubbio che nella maggior parte dei casi i cittadini la applicheranno a loro volta. Le stesse aziende private, di fronte ad un valore aggiunto resosi disponibile negli edifici pubblici, saranno costretti ad applicarle anch'esse allo scopo di mantenersi ad un elevato livello.

Obbligando i privati, si gettano questi in pasto ad interi branchi di rapaci professionisti. Sotto il peso dell'obbligo, ognuno cerca una via di fuga e di minor valore morale, perpetuando un circolo vizioso che affossa sempre più la società. La certificazione energetica diverrà l'ennesima farsa di un popolo senza attori protagonisti bensì costituito solo da buffoni e comparse. Lasciando invece alle persone la libertà di pensare ed agire, i professionisti, gente che oggi prende un titolo come fosse una licenza di sfruttamento altrui, non potranno approfittare più di alcuno. Spronati dal buon esempio centrale, ognuno cercherà una via di emulazione e di maggior valore morale, avviando un circolo virtuoso che eleverà sempre più la società. La salvaguardia energetica diverrà e si manterrà qualcosa di valido realizzato da un popolo che ha riacceso il lume del buon senso e della dignità.


Specifichiamo quindi le due diverse connotazioni che distinguono una democrazia finta da una reale:

- in una democrazia per finta chi è al potere COMANDA, spinge;
- in una democrazia reale chi è al potere GUIDA, avanza.

In una democrazia per finta tutto diviene per finta. Perché tutti si approfittano di tutti. In una democrazia reale tutto si mantiene reale. Il potere centrale per primo si comporta bene e fornisce un buon esempio che non può non essere seguito. Il potere guida, non comanda. Il potere avanza, è primo rispetto ad altri. Non indietreggia più, mandando avanti altri.


Quali che siano i problemi che di volta in volta ci si presentanto davanti, non possiamo allora fare a meno di abbandonare l'era degli statali. Gli statali perpetuano la CULTURA AUTORITARIA che è loro propria ed i politici vi si accomodano languidamente sopra. L'arcaico modello del padre/padrone, del potere ignorante e rozzo che impone ad altri ciò che lui non fa, continua ad esistere per il tramite degli statali ben oltre la fine del suo tempo. Diamoci dunque da fare per affermare una CULTURA DEMOCRATICA, che non può non trovare nella partecipazione a rotazione dei cittadini nei ruoli della Funzione Pubblica al posto degli statali il suo più importante fondamento.


Concludiamo non tralasciando di dire che una condizione di reale democrazia ci fa molto comodo ed anzi urge non soltanto per noi stessi. Una reale democrazia può ad esempio aiutarci a superare la minaccia di una sopraffazione finale ad opera di Paesi come la Cina. Solo divenendo noi per primi realmente democratici possiamo sperare che anche Paesi che lo sono ancor meno di noi lo divengano infine appieno a loro volta ed essendolo divenuti rinuncino a ciò che altrimenti facilmente accadrà. Una condizione di reale democrazia ci farà molto comodo anche per superare indenni il momento della "Singolarità Tecnologica", per continuare ad esistere anche quando l'intelligenza artificiale avrà superato la nostra (e non ci vorrà ancora molto, al massimo una ventina d'anni e poi tutto sarà concluso).


Inondiamo dunque associazioni, redazioni, partiti, scuole, università, qualsiasi luogo di cultura e politica, d'informazione ma anche di spettacolo, con il messaggio: basta con l'autoritarismo permesso e sponsorizzato dagli statali, avanti tutta con la partecipazione dei cittadini. Non un solo attimo di tregua fintantoché il mondo non si sarà affrancato dagli statali.



Danilo D'Antonio



Il Gran Complotto dei carrieristi pubblici
Impiego Pubblico Democratico
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