C A C C I A G R O S S A

Copyright © 14/07/39 Danilo D'Antonio - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata - Annuncio



Per l'ennesima volta il Ministro di turno cerca di migliorare la funzione pubblica riaprendo la caccia ai Fannulloni. Ebbene, facciamo attenzione: non cadiamo nella solita trappola che è uso tenderci il sistema. Quella del "fannullone vulgaris della PA" è la specie MENO dannosa. La specie più pericolosa è proprio quella che si dà invece tanto da fare, quella più affaccendata, perché quella più inserita nel, e maggiormente costituente il, marcio sistema culturale, economico, politico, superstizioso del nostro Paese!

E' questa la specie che andrebbe cacciata, un trofeo di "faccendiere augusto della PA" spalancate fauci potendo abbellire e nobilitare le pareti di qualsiasi salotto buono, se non fosse che nel frattempo, pur faticosamente, decennio dopo decennio, il tempo è comunque avanzato ed è finalmente sopraggiunta una situazione nuova: ci troviamo infatti al momento dell'apertura di una Caccia davvero Grossa! Infatti è ormai chiaro, palese e lampante che il pubblico impiego così come siamo abituati a vederlo, sarebbe a dire con l'assegnazione a vita dei suoi ruoli, è semplicemente FINITO.

E' finito il tempo di coloro che occupano per tutta la vita un ruolo ed un potere pubblici (tacendo sui retroscena delle loro assunzioni) monopolizzando una risorsa che per propria stessa definizione dovrebbe essere di pertinenza comune. Ormai è giunto il tempo per realizzare quel meraviglioso ideale della nostra Costituzione che afferma: "... E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ...". (Rendiamoci conto: son sessant'anni che abbiamo codesta bella Costituzione ed ancora la disattendiamo!).


Nell'ambito dell'importante, prioritaria politica dell'attribuzione dei diritti fondamentali dell'uomo e della donna, occorre affermare il DIRITTO di EQUA PARTECIPAZIONE alla gestione ed all'indirizzo della Cosa Pubblica da parte di ogni cittadino che lo desideri e sia in grado di svolgerne i compiti tramite l'assegnamento dei suoi ruoli a rotazione. Si badi: la questione che conta maggiormente non è tanto quella, pur importante ed improcrastinabile, di redistribuire i redditi tra la popolazione, quanto la necessità che il nostro Paese non sia più una Cosa Loro, dei dipendenti pubblici a vita, bensì divenga finalmente una Res Publica.


Tanto tempo è passato, e l'impiego pubblico a vita, con le assunzioni a raccomandazione e le innumerevoli collusioni e corruzioni raccontateci piccole dapprima occasionalmente, per ridere, nei tanti film della commedia all'italiana e poi sempre più grandi e sempre più di frequente, per piangere, dalle cronache, è pronto ad andare in pensione. Quella maledetta epoca di tante truffe, forse maggiormente spicciole ma comunque diffuse in milioni di famiglie italiane, perpetrate ai danni della comunità è finita per sempre.

Oramai l'evidenza che l'impiego pubblico a vita è all'origine di tutti i nostri mali, quali che siano perché la PA di tutto si occupa e tutto regge sui suoi putridi tentacoli (perché ciò che è immobile si corrompe ed imputridisce metodicamente), sta apparendo sempre più forte davanti agli occhi degli italiani. Ed è ormai prossimo il momento in cui le persone, finora relegate ad essere cittadini comuni, persone qualunque, uomini e donne di seconda categoria perché private di ogni potere e pure costantemente osteggiate ed angariate nei mille modi che la burocrazia è stata capace d'inventarsi, andranno:

Alla-Riconquista-della-Res-Publica-Perduta

E' ormai vicino il momento in cui si potrà infondere il bene del rinnovamento costante all'organizzazione più guasta che esista al mondo, in cui si metterà finalmente in moto l'unica cosa immobile dell'Universo. E per tutto ciò ci troviamo ora ad un punto importante.


Nella specifica occasione di questo intervento, tra i tanti aspetti che vanno considerati, prendiamo in esame la presenza nella PA dei cosiddetti progressisti, di coloro che ad esempio più che giustamente e più di altri si fanno portavoce dell'esigenza di assegnare diritti fondamentali alla persona. Proprio i progressisti pubblici dipendenti a vita non possono, voi non potete, gentili Signori e Signore, negare la legittimità del fondamentale DIRITTO di EQUA PARTECIPAZIONE alla Cosa Pubblica, alla Res Publica. Per questa ragione occorre che voi prima d'altri prendiate bene coscienza di ciò di cui siete parte e della parte che voi stessi avete avuto nel causare quello sciagurato periodo in cui ci ritroviamo immersi ora più che mai.


E prima di ogni altra cosa occorre riconosciate la vostra presunzione. Come avete potuto accettare, proprio voi progressisti, di entrare in un organismo che palesemente era ingiusto ed insano? Tutti lo sapevano, la letteratura popolare avendo avuto un ruolo perfino maggione della saggistica nella denuncia di questo stato di cose. Una organizzazione che divideva i Cittadini dal loro Stato e che faceva i primi succubi ed il secondo un padrone indiscutibile. Senza contare che qualsiasi persona dotata di un minimo di attività cerebrale non poteva non rendersi conto da sola di quanto succedeva ed ancora succede nella PA, del suo tipico, tristemente rinomato andazzo.

Ripercorriamo un momento i vari periodi. Un tempo, quando le menti delle persone non erano ancora sottomesse alla TV di Stato od alle rivistine del cinquepermille (in fin dei conti: dov'è la differenza?), dei pubblici dipendenti a vita si diceva comunemente che erano degli imboscati. Gente che s'era assicurata una bella fetta della pagnotta mentre il resto della popolazione era abbandonata a se stessa in una serrata lotta per la sopravvivenza. E dopo la fase dell'IMBOSCAMENTO è venuta la fase del PRIVILEGIO durante la quale molti pubblici dipendenti a vita si sono accaparrati una fetta più grossa del bene comune e sono pure passati dalla corruzione occasionale, spicciola, domestica, a quella abituale, grande, quando non proprio enorme, industriale.

In seguito è sopraggiunta la fase dell'ANGHERIA, in cui i pubblici dipendenti a vita hanno deciso di impostare ogni aspetto della nostra vita, sia esso culturale, economico, politico ed avallando continuamente la superstizione di Stato di fatto ci hanno pure abbandonati nelle sue grinfie se non proprio costretti ad essa. Le prime due fasi dell'IMBOSCAMENTO e del PRIVILEGIO non essendosi affatto annullate, essendo state invece inglobate in quest'ultima fase dell'ANGHERIA attualmente in pieno svolgimento.


Ed allora, signori e signore pubblici dipendenti a vita che vi dichiarate progressisti: che vogliamo fare? Non pare anche a voi sia giunto il momento di porre rimedio a questa situazione così incoerente coi vostri stessi principi? Praticamente il solito OSSIMORO? Come possiamo non avere il pensiero che ora tocchi proprio a voi, prima di altri, il dovere di prendere posizione in favore di una equa redistribuzione a rotazione del pubblico impiego? Dei suoi ruoli, poteri e redditi? Oramai la consapevolezza che l'impiego pubblico a vita è all'origine di tutti i nostri mali è evidente, così come è pure evidente che l'evoluzione culturale, economica, politica e religiosa della nostra specie non potrà che passare da una regolare redistribuzione del pubblico impiego:

interventi sul Pubblico Impiego Democratico



Per la qual cosa, cari progressisti pubblici dipendenti per il momento ancora a vita, permettetemi di dirvi che una grande opportunità si offre davanti ai vostri occhi.

Questi gli aspetti della faccenda:

- voi siete parte del più grosso problema (che a sua volta ha causato od ha favorito qualsiasi altro problema, ad esempio il problema demografico, il problema mafioso, il problema superstizioso) della società umana;

- voi, in quanto progressisti dichiarati, quindi persone con almeno un briciolo di sensibilità ed intelletto, non potevate non capire e non sapere;

- voi avete dunque il sacro dovere di rimediare a questa vostra incoerenza ed a tutti i guai che avete contribuito a far nascere, quantomeno con la vostra silenziosa compartecipazione, trovando il modo di restituire la tanta salute persa alla società e pure dignità al vostro nome.


Per voi non v'è cosa più opportuna che alzarvi in piedi ad asserire l'ingiustizia e l'insanità del pubblico impiego a vita a fronte della piena legittimità e del potere risolutivo del pubblico impiego a rotazione. In questo modo, prendendo pubblica posizione in favore di esso e dichiarandovi disposti voi per primi a praticarlo, avrete fatto la vostra parte per rimediare al problema principe della nostra società ed avrete riguadagnato quella fiducia, quella stima che oggi, al momento, non potete pretendere da noi semplici cittadini ancora privi del DIRITTO di EQUA PARTECIPAZIONE sociale.

E sia chiaro che questo passo va fatto ora che ancora non siete costretti. Deve essere un passo genuino e volontario (questo sì che è volontariato di valore, altro che la buffonata del cinquepermille!) non obbligato da fatti preponderanti. Altrimenti, per quell'eterno principio di riequilibrio cui sempre è dedito il Tutto, è facile che perderete per sempre quel diritto che voi avete negato ad altri.

Per non solo vostra ma comune tranquillità: contemporaneamente, nel mentre che l'impiego pubblico passerà dalle assunzioni a vita a quelle a rotazione, diamoci da fare anche per ricondurre all'interno della sfera pubblica buona parte delle attività economiche che oggi sono in mano privata. Oltre che per riequilibrare un sistema oggi fortemente squilibrato, ogni dipendente pubblico, pur tenuto a cambiare ruolo per evitare la corruzione e per mantenere una freschezza di visione e d'apporto, non rischierà così affatto di ritrovarsi senza lavoro e reddito.


Tornando infine un momento all'Establishment da cui, a capo pagina, siamo partiti: Signor Ministro, gentilmente, com'è che lei con cartucce per draghi, con tutti i mezzi che ha a disposizione, se ne va a caccia di paperi mentre il sottoscritto con cartucce per paperi, del tutto privo di mezzi, s'avventura a caccia di draghi? Chi sta al Governo non dovrebbe fare il lavoro più grande? Non dovrebbe essere avanti? Non dovrebbe essere guida ed esempio per la popolazione? E' proprio sicuro che sia quello il suo posto, Signor Ministro?


Danilo D'Antonio


"... E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ...".






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