Basic Income vs Participation

reddito da cittadinanza contro partecipazione


Copyright © 23/11/39 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - Originali



Periodicamente, quanti più si trovano a soffrire per l'inadeguatezza del nostro sistema economico, tante più voci tornano a farsi sentire auspicanti l'istituzione di un basic income (BI) o reddito da cittadinanza. In effetti il BI è un vecchio concetto ed obiettivo del progressismo internazionale (1) e non stupirebbe sia perseguito ancor oggi se non fosse che, da quando l'idea si è affermata, molte cose sono nel frattempo mutate. Se una cinquantina d'anni fa esso poteva giustamente apparire come un utile, se non indispensabile, strumento d'aiuto per persone in difficoltà, oggi esso appare decisamente fuor del suo tempo, obsoleto, ed il suo perseguimento perfino d'intralcio all'evoluzione sociale.


Tempo fa, quando il BI era giustamente perseguito dai progressisti di allora, tra cui ricordo con particolare affetto Robert Theobald (2), la mera sopravvivenza della persona era non solo elemento fondamentale ma praticamente l'unico considerato, poiché a quel tempo gran cura e sviluppo culturale e psichico non erano generalmente perseguiti e quindi considerati. Oggi, a distanza di decine d'anni d'allora, oggi, che cultura e psiche hanno conquistato così gran peso nella consapevolezza di ognuno di noi, oggi, che vi è così gran disponibilità e seguito di corsi di studio e con una diffusione così ampia e massiccia di Internet, oggi il BI diviene letteralmente un insulto alla dignità della persona.

Se decenni fa esso poteva porre rimedio al fatto che non si disponesse di che vivere, oggi esso appare del tutto inadeguato alla società più evoluta ed economicamente sviluppata, e risultando perfino irridente il nuovo piano della dignità personale, che nel frattempo si son venuti a creare. A tutti gli effetti esso appare come il riconoscimento ufficiale dell'esclusione sociale che viene subita, un'ingiusta medaglia del disonore, quasi una specie di pattumiera dove si gettano gli scarti. Di sicuro, invece di diminuire, esso contribuisce a creare e rafforzare le divisioni sociali.


In verità, se davvero desideriamo proseguire l'importante lavoro compiuto dai progressisti di un tempo, dobbiamo oggi impegnarci senza posa nel trasformare questa società, per tanti aspetti così ricca ma sulla via di una generale disgregazione, in una vera comunità. Oggi non è più il BI a dover essere perseguito. Oggi l'obiettivo aggiornato, moderno, rimodellato sui tempi presenti, è quello di un Lavoro Minimo Garantito il quale, sì, potrà e dovrà essere a sua volta assistito dal più tradizionale BI!

Non è una misera elemosina, bensì una perfetta integrazione nella società l'obiettivo da perseguire oggi. Perché, usando le parole della nostra stessa Costituzione, occorre "... rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ...".

Non si tratta di annullare il principio di competizione. Un buon livello di competizione tra noi umani resti pure a garantire l'impegno di ognuno. Si tratta invece di far sì che ad ogni uomo ed ogni donna sia concesso di partire alla pari con gli altri e non invece, come ora, avvantaggiandone indebitamente alcuni ed ostacolandone altri. Si tratta di permettere ad ogni uomo ed ogni donna di realizzare se stessi, di esprimere la loro personalità, di far parte di qualcosa di importante. Quel qualcosa, la società, che invece col BI accetta li si prenda a calci e li si espella.

Robert Theobald, di cui fiero conservo una breve nota che considero una specie di eredità morale nell'ambito di un'altra questione sociale aperta (3), mezzo secolo fa giustissimamente perseguiva il BI insieme ad altri. Oggi noi, che auspichiamo un progresso, dopo mezzo secolo trascorso in un'era che ha letteralmente stravolto il mondo, non possiamo far finta che il tempo si sia fermato e continuare come nulla fosse per quelle stesse strade di allora.


Oggi noi sappiamo cose che allora non si sapevano. Oggi si son mostrate a noi situazioni che allora non potevano essere conosciute. Oggi, precisamente, è possibile percepire appieno:

- l'inadeguatezza del pubblico impiego assegnato a vita lavorativa in un Paese che si vorrebbe fosse democratico e repubblicano;

- la deriva senza fine dell'economia verso il settore privato causata dalla protratta inadeguatezza di cui sopra;

- la necessità di fornire la Pubblica Amministrazione di un ordinamento in grado di prevenire la corruzione, di favorire la diffusione di informazioni e saperi, di realizzare una struttura funzionale concretizzante gli ideali di una repubblica democratica, con tutto ciò permettendo una piena partecipazione e perfetta integrazione di ogni elemento della società.

Mantenendo la Pubblica Amministrazione nell'attuale corrotta situazione, in cui le decisioni vengono prese sulla base di una cultura risalente a tempi che furono e non nell'interesse collettivo ma di questo o quell'indebito grumo rappreso di potere, non possiamo ragionevolmente ritenere che ricondurre nel settore pubblico aziende oggi private sia provvedimento risolutivo. Fin da subito s'avvierebbe il vetusto ed irregolare andazzo che ben conosciamo. Al contrario: rinnovando periodicamente la Pubblica Amministrazione con l'assegnazione a rotazione dei suoi ruoli, le attività economiche oggi indebitamente privatizzate ed altre ancora potranno tranquillamente essere riassorbite al suo interno.

E proprio grazie ad esse, grazie a questo, di nuovo consistente, serbatoio di lavoro e reddito pubblico, si potrà assegnare a ciascuno un tempo minimo di lavoro da compiere ed un basic income tra una assegnazione e l'altra.


Se oggi riversassimo le nostre energie per ottenere semplicemente un BI, la Pubblica Amministrazione nel frattempo continuerebbe indisturbata ad essere inadeguata e corrotta, le attività pubbliche continuerebbero a fuggire verso il settore privato o sarebbero comunque mal dirette, partecipazione ed integrazione sociale diverrebbero sempre più irragiungibile miraggio. La società continuerebbe la sua decadenza e col BI ... che ci faremmo? Si pensa forse che con esso si possa nascondere l'evidenza di una società mal organizzata e mettere a tacere il giusto scontento di chi è rimasto, o se n'è tenuto, fuori?

Se lo tolgano dalla mente coloro che propongono il BI. Perché a questo punto bisogna capire da CHI parte il BI. Bisogna andare a vedere chi sono, oggi, coloro che vogliono concedere l'elemosina di Stato ai tanti che, spesso più per onestà che per altro, son rimasti esclusi dalla società. Ed infatti l'iniziativa in favore del BI parte massimamente proprio da quei bellimbusti che hanno monopolizzato la cultura: professori e professoresse, quindi dipendenti pubblici a vita, i quali, per rifarsi un'aura altruista e progressista, fan prolusioni in interminabili convegni in favore di quella che null'altro è se non una elemosina di Stato.

Perché ancora una volta è la microdittatuta dei pubblici dipendenti a vita, di basso livello, forse, ma diffusa ovunque, che si afferma col BI. Mentre è proprio il basso livello ed il carattere retrogrado delle proposte di tanti "autorevoli" dott. prof. avv. a denunciare livello e carattere della loro "professionalità".


Piuttosto che sostenere elemosinanti minuzie, oggi abbiamo l'opportunità di proporre qualcosa di adeguato, di livello elevato come non mai. Oggi disponiamo di un progetto univoco ed ONNICOMPRENSIVO nella sua pur semplice, ma appunto per questo funzionale, geometria:

PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO:
CONCESSO A TEMPO DETERMINATO,
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
PER UNA METÀ DELL'INTERO.

Con un siffatto disegno, ogni cosa andrà al suo posto automaticamente, per i naturali processi che avvengono in un meccanismo che s'è finalmente aggiustato. Perseguendo invece obiettivi sconnessi, pur in una vecchia teoria buoni, come appunto il BI, ma privi di una visione e di un progetto sistemici, organici, olistici, quindi moderni, continueremo a penare come sempre è successo finora. Senza speranza di soluzione.


Se oggi perfino il Parlamento Europeo punta al BI, se tanti professori e professoresse mirano anch'essi al BI, senza proferir verbo verso una Pubblica Amministrazione a vita che manda in rovina l'intero nostro Paese ed altrove influenza comunque malamente ogni altro, evidentemente è perché questa gente, che fuoriesce da Università retrograde, è inevitabilmente rimasta indietro anch'essa. Ciò che dice il Parlamento Europeo in merito al BI e che dicono i professori, pur naturalmente andando rispettato non foss'altro per buona educazione, va però stimato per quello che è: la solita espressione di una connivente "politica del possibile", che tace su quanto c'è da sapere e si limita a dare ogni tanto un contentino.

A noi, persone per bene, che mai ci siamo permessi di appropriarci di una pubblica risorsa, che conosciamo la dinamicità e vastità dell'umana cultura a fronte di quella tipicamente immobilista e monoideista su cui è basata la PA attuale, a noi che aneliamo un vero progresso, spetta il compito di rimuovere il Parlamento Europeo ed il professorume dagli obiettivi arretrati su cui sono ancora centrati, risintonizzandoli con precisione sull'OGGI. Perché se oggi si dispone di una percezione ed un progetto inequivocabilmente buoni, giusti ed incontrovertibili, non si ha solo il dovere ma si può pure scoprire l'allegria, la gioia, il piacere, di compiere in un sol balzo un avanzamento che altrimenti richiederebbe un altro lustro e forse non giungerebbe in tempo prima dello sfacelo finale!

Anelare il progresso significa innanzitutto essere in sintonia coi tempi. Percepirne l'essenza, le necessità, le urgenze. In base ad esse possiamo ricavare il miglior programma. Perseguendolo, otterremo il progresso.


Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia




La-politica-dell-Impossibile


(1) http://en.wikipedia.org/wiki/Basic_Income_Guarantee

(2) http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Theobald

(3) rtheob.txt


baroni-e-baronesse





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