Astensionismo: primo partito d'Italia

Copyright © 30/10/43 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




"Sicilia, vince l'astensionismo: al 52,58%!" gridano i giornali e, pur se sono da apprezzare anche gli altri risultati, il primo Partito d'Italia si riconferma quello stufo di un sistema politico fondato tutto sul momento elettorale, incapace di far emergere una verità di cui ogni giorno di più si sente la mancanza. La democrazia non può fondarsi sulle sole DECISIONI PUBBLICHE, perché in tal riduttivo modo si crea una testa che non si cura del corpo su cui poggia, bensì necessita innanzitutto della condivisione delle PUBBLICHE MANSIONI, di un pubblico impiego a rotazione. Solo così facendo il corpo della società verrà rispettato e quindi ben governato.

La generale sfiducia, verso la pur importante selezione di coloro che andranno a ricoprire i ruoli di governo, si dissolverà nel momento in cui verrà annunciato che mai più nessuno occuperà a vita un impiego pubblico, venendo invece questo regolarmente restituito al popolo per permettere il democratico ricambio. Solo questo passo può generare la fiducia necessaria a delegare ad altri il proprio potere personale. Solo sapendo che tutt'intorno a chi comanda ci saranno cittadini, preparati, sì, ma che torneranno ad essere persone come le altre una volta terminato il temporaneo mandato, saremo certi che saremo rispettati ed i nostri interessi realmente perseguiti.


Ogni persona assennata s'è ormai resa conto che uno Stato, una Regione, una Provincia, un Comune, nonché un'Europa, in cui chi comanda dispone del POTERE ASSOLUTO concessogli da chi ha barattato la propria dignità civica con un posto finto-pubblico a vita, in pieno ossequio al più tirannico disegno politico, non sono degni di ricevere alcuna delega.

Al contrario la fiducia politica inizierà a scorrere ovunque come non mai, l'astensionismo scomparirà, non appena noi cittadini sapremo di poterci alternare dappresso ai governanti. Avendoci intorno, questi non potranno più scaricare su di noi il peso di politiche che riescono ad essere un obbrobrio perfino quando perseguono giusti fini.


Pacificamente, legalmente, civilmente lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, l'Unione Europea, vanno liberati dagli assunti a vita. Solo liberandoci dei milioni di piccoli e grandi tiranni, che da sempre ci costringono con la forza a rispettare ogni più indegna legge, la democrazia cesserà di essere quel sogno indefinito ch'è ancora oggi, a più di sessant'anni dalla sua dichiarazione, e diverrà infine una concreta, affidabile ed indistruggibile realtà.









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