Sul fenomeno del fiorire di
Associazioni di Cittadini, Consumatori, etc.

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www.acu.it
www.adiconsum.it
www.uil.it/adoc/
www.adusbef.it
www.cittadinanza.it
www.euroconsumatori.org
www.codacons.it
www.altroconsumo.it
www.federconsumatori.it
www.legaconsumatori.it
www.mdc.it
www.consumatori.it
www.antoniolubrano.it




Queste sono solo alcune delle innumerevoli associazioni per la difesa dei cittadini e dei consumatori che in questi ultimi tempi stanno nascendo come funghi dopo una giornata di pioggia, cercando massimamente di difendere i loro protetti da quella che è il maggior nemico del mondo d'oggi: la grande organizzazione, sia essa statale, economica, superstiziosa, culturale o che altro.

In effetti, già da tempo l'individuo è completamente alla mercè delle grosse organizzazioni, le quali, oltre agli indubbi benefici che generano, e che qui non vengono certo messi in discussione, sono però, così come attualmente organizzate, anche la fonte di mali atroci. La grossa organizzazione tende infatti inevitabilmente a dettar ingiusta legge, poichè la sua volontà, spesso, a causa di forti interessi interni oltre che di insensibilità, differisce parecchio da ciò che la situazione effettivamente richiederebbe, tendendo quindi a schiacciare, a volte persino con brutalità ed arroganza, consapevolezze e voleri degli individui, di solito più vicini alla realtà delle cose.

Nascono allora queste associazioni che cercano di ristabilire un equilibrio di forze tra stato e cittadini, tra aziende e consumatori, e, nei paesi dove c'è maggior democrazia ed impegno sociale, anche tra istituzioni superstiziose e creduloni, tra mass media della cultura ufficiale, la cosiddetta main stream, ed ascoltatori, telespettatori, lettori, etc.

Di fatto questa tendenza non rimedia assolutamente al problema fondamentale, serve semmai a risolvere le emergenze del momento. Il problema fondamentale, lo scollamento tra organizzazioni ed individui, il fatto che le organizzazioni e gli individui sono due realtà a sè stanti e spesso discordanti, rimane però intatto.

Facciamo l'esempio classico: la dicotomia tra stato e cittadino. Lo stato è una cosa, il cittadino è tutt'altra cosa. Lo stato è di fatto fortemente in mano a coloro che occupano stabilmente i posti più strategici della società, quindi a coloro che detengono un pubblico impiego a vita, i quali così possono realizzare i loro voleri e quelli delle lobby politiche, economiche e superstiziose da cui sono essi stessi sponsorizzati. Il comune cittadino al contrario non ha e non avrà mai, fermo restando questo stato di cose, alcuna possibilità di partecipare realmente alle attività dello stato, alcuna possibilità di far valere il suo pensiero e la propria volontà.

La cosa è semplicemente paradossale, talmente assurdo è il fatto che un impiego cosiddetto "pubblico" non potrebbe, non dovrebbe, essere proprietà privata di alcuno per il solo fatto di esser "pubblico". Ancor più assurdo è che tutto ciò, pur sotto gli occhi di tutti, pur sotto gli occhi di interi eserciti di togati, di costituzionalisti, di professori universitari, sia del tutto ignorato e, nonostante l'esistenza di eserciti egualmente corposi di superattrezzati giornalisti, non venga ancora presentato alla pubblica attenzione.

Una simile, così evidente e nel contempo assurda realtà non può essere, e rimanere, ignota solo per caso: a far sì che ciò accada occorre necessariamente quantomeno un atteggiamento, foss'anche inconsapevolmente ma comunque fortemente, rivolto all'interesse personale, al mantenimento dei privilegi acquisiti in tempi persino più bui di quelli d'oggi.

Tuttavia, tutto ha un principio ed una fine, fortunatamente. Un giorno l'evidenza si farà strada e sarà tale per tutti. Quel giorno sarà inevitabile procedere verso una riforma per un impiego pubblico a rotazione, per una riorganizzazione statale in cui a turno ognuno, pur che lo voglia e sia in grado, possa far la sua degna parte. Quel giorno non vi sarà più un misero cittadino da un lato e dall'altro uno stato prepotente, tanto subdolo da finger a volte persino gentilezza mentre impone la sua esclusiva volontà. Quel giorno entrambi potranno finalmente esser tutt'uno, e la vita smetterà di essere una continua lotta tra due parti contrapposte, divenendo invece per tutti una costante, gioiosa, entusiasmante reintegrazione con le Istituzioni.

Stesso discorso, naturalmente, in linea generale vale anche per le altre grandi, abnormi organizzazioni, economiche e di qualsiasi altro tipo. Queste potranno evitare di far danni e produrre esclusivamente benefici solo quando verranno sottoposte ad una riorganizzazione avente come base una armonica rotazione sociale, un sistema per cui ogni cittadino potrà, volendo e disponendo dei requisiti necessari, esser parte attiva dell'organizzazione stessa per un giusto periodo di tempo, trascorso il quale trasferirà incombenze e poteri ad altra persona. (nota 1)

Quando questo avverrà, non ci sarà più alcun bisogno per cittadini e consumatori di associarsi per difendere se stessi. Quel giorno ognuno potrà dire la sua ed essere ascoltato e, se nel giusto, contribuire a determinare la direzione di marcia della società, riuscendo ad eliminare di conseguenza la stragrande maggioranza dei mali che invece oggi ci affliggono senza speranza.

La strada da fare è certo lunga, ma se lo vogliamo può cominciare oggi stesso, la riforma per un Equo Impiego Pubblico a Rotazione essendo cosa possibile fin d'ora ed anche primo passo assolutamente indispensabile per ogni successivo reale progresso della società.


Per una Armonica Rotazione Sociale

Nota: si badi che qui non stiamo affatto dicendo che l'intera organizzazione sociale umana debba essere basata sull'unico sistema della rotazione. Tutt'altro. La realtà è una risultanza di due differenti generi di forze complementari. Non dobbiamo mai dimenticare questo principio. Ciò che qui stiamo affermando è semplicemente che la presente univoca tendenza all'immobilismo ad oltranza debba essere completata da una razionale e ragionevole tendenza ad un movimento armonioso costante.




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