Un associazionismo che lascia tutto com'è



Copyright © 12/08/43 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Ormai da lungo tempo le associazioni sono una realtà consolidata e per esse si ha generalmente gran stima ed ammirazione. Se però notassimo che tali attività, non di rado lodevoli e ben congegnate, sono condotte nell'ambito di una marginale e riduttiva sfera di volontariato, piuttosto che essere parte della centrale, fondamentale Funzione Pubblica ... se appena guadagnassimo un po' di consapevolezza su come stanno le cose, su come così tanti cittadini, membri animati da buona volontà, vengono perfidamente esclusi da ciò che loro pertiene ed appartiene, dalla loro stessa Res Publica, dai ruoli del pubblico impiego, non potremmo non venir presi da una gran rabbia e desiderio di rimettere a posto le cose.


Anche perché, cadendo nella trappola dell'associazionismo, i cittadini che ne partecipano si fanno carico di due terribili errori e responsabilità. Precisamente:

1) l'associazionismo, tradizionale bacino di raccolta di energie umane, perpetua l'estraniazione delle persone dal loro stesso potere, l'emarginazione dalla loro santa Res Publica, rafforza l'impedimento ad una partecipazione reale, concreta e retribuita, ai fondamentali ed onnipresenti ruoli pubblici;

2) l'associazionismo, tradizionale bacino di raccolta elettorale, perpetua l'antidemocratico modello politico fondato sul lobbysmo, su cricche, mafie e potentati che pilotano le masse al fine di ottenere una tonta maggioranza che si esprima favorevolmente ai loro scopi, cancellando la grande raffinatezza e sensibilità dei singoli.

L'associazionismo è insomma sia un potente strumento di distrazione di massa da ciò che più conta conseguire, un'astuta forma di adattamento all'atavico sistema che così può continuare a mantenersi ben saldo, sia un altrettanto potente strumento per addomesticare e raccogliere i cittadini intorno ad un pensiero unico che non sia possibile affinare ed arricchire.


Certamente, in un così grandioso impero di pensiero omologato e superficiale, a legger di queste idee si può rimanere sorpresi e confusi. Ma questo è un bene, tutt'altro che un male. Tendete l'orecchio, se necessario rifugiandovi in un luogo tranquillo, ed avviate un dialogo prolungato con le vostre coscienze. Lasciatele parlare, lasciate che si pongano delle domande, che dubitino, che riflettano. Ed ascoltatele.


Per quale ragione in così tante e capaci persone si sono autoconfinate in un volontariato costretto, elemosinando, a cercare di rimediare dall'esterno del sistema ai problemi prodotti, arricchendosi, da coloro che ne sono le colonne portanti?

Per quale motivo, per giunta, i membri delle associazioni generalmente difendono chi ha arraffato un posto pubblico accaparrandolo a vita, un'azione eticamente indegna da ogni punto di vista, e cercano di preservare il tirannico sistema dell'assunzione a vita nei ruoli PUBBLICI, sarebbe a dire di pertinenza e proprietà collettiva, quindi rigorosamente da condividere?

Probabilmente i membri, non ragionando, vedono una espulsione degli assunti a vita dalla Cosa Pubblica come una riduzione o peggioramento dei servizi pubblici. Ma questi non possono essere considerati tutt'uno con gli assunti a vita nel pubblico. Trattasi anzi di attività delle quali gli stessi cittadini è bene si occupino direttamente, perché di sicuro, lavorando più per loro stessi, per il bene collettivo, che per un mero reddito, i servizi non potranno che migliorare, venendo subito eliminate quelle tante strutture che non servono e rafforzate invece quelle utili.


Verità è che da decenni la popolazione viene PLAGIATA da insegnanti della scuola e docenti universitari, oltre che da quei preti che fanno tanta bella figura, paciosi come sono, mentre hanno contribuito pesantemente a distruggere la società col loro ottuso buonismo, indiscriminato e senza misura. Da decenni siamo deviati verso una partecipazione farlocca, inconsistente ed innocua, che mai ha messo in pericolo questo sistema. Oggi, prendendo coscienza che la Res Publica appartiene ad ogni cittadino, che tutti abbiamo il diritto di essere parte dello Stato, ci avviciniamo finalmente al momento di una completa e definitiva liberazione del nostro Paese dalla tirannia.

Capiamolo bene: l'associazionismo non è buona cosa, esso è parte integrante di quel lercio sistema che diviene eterno, che mai si riesce a sostituire, appunto a causa di un complesso sistema di adattamento ai problemi di cui le associazioni sono la parte più colpevole e corposa. Capiamolo questo, altrimenti continueremo a passare i nostri giorni a lamentarci piuttosto che a vivere la vita con gioia.










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