statali sopra esseri umani liberi L'APICE ed il CORPO
della DITTATURA


Copyright © 27/10/41 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi




Per liberare l'Italia ed il mondo dalle dittature anteriori la fine della seconda guerra mondiale combatterono intere moltitudini ed in tanti persero la vita. Grande fu il loro sacrificio ed oggi, non foss'altro per onorare coloro i quali fecero crollare gli APICI di quelle DITTATURE, oggi noi dobbiamo riconoscere che gran parte del CORPO di esse, il loro APPARATO BUROCRATICO, rimase, per uno di quei perfidi scherzi della vita, inalterato.

Anche in Italia, dopo l'avvento della Repubblica, la Funzione Pubblica rimase tal quale era durante la dittatura che l'aveva preceduta. Sfiniti dalla guerra, pressati dalle contingenze, chi prese le redini dopo il disastro non potè rinnovare il retrogrado sistema degli Enti Pubblici. Avrebbero dovuto farlo quelli che successero loro ma così non fu. E la mancanza di una evoluzione della nostra società causò più tardi il tragico periodo degli anni di piombo.

Quanti omicidi si sarebbero evitati, quante persone non si sarebbero trasformate in assassini, se i docenti e ricercatori universitari umanisti, i filosofi, i giuristi, i politici, gli storici, i costituzionalisti, avessero compiuto il loro dovere spiegando alla popolazione che la Repubblica è un bene comune da gestire e vivere collettivamente, in cui alternarci appunto democraticamente? Noi tutti, gli stessi politici, siamo allevati dagli statali. Non evolvendo loro, per mantenere lo status che giustificava la loro presenza, nessun altro è potuto evolvere.

Oggi però Internet offre ad ognuno il potere di una diretta osservazione sociopolitica ed ognuno può sviluppare consapevolezza di quanto accaduto. E' giunto allora il tempo che il CORPO BUROCRATICO della DITTATURA che scatenò la seconda guerra mondiale si riunisca al suo APICE in quell'ala del museo della storia che raccoglie gli atti e gli usi dell'umanità da non ripetere mai più. Leviamoci in piedi e ad alta voce esprimiamo il desiderio di divenire finalmente parte di quella Repubblica dichiarata, sì, 63 anni fa ma mai ancora vissuta.

La Funzione Pubblica è la parte più consistente della Res Publica e comproprietà di ogni cittadino. Non dobbiamo far altro che reclamare il diritto di parteciparvi attivamente. E' sufficiente dire: hei, voi statali, scendete dalla bici pubblica ché ora vogliamo farci anche noi un bel giro sopra. Oggi ci viene offerta la possibilità di far avanzare, in modo del tutto pacifico, legale, civile, la storia rimasta bloccata dal monopolio degli statali sulla Repubblica.

Democratizziamo la Funzione Pubblica lasciando che un flusso regolare di cittadini preparati e desiderosi di prestare servizio si alterni nei ruoli pubblici: solo allora potremo dire di esserci liberati per intero e per sempre dal giogo della dittatura.




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