L'acqua degli statali non è pubblica



Copyright © 06/09/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - originale e riscontro




Di fronte alle innumerevoli voci che si levano in favore di un'acqua pubblica, come si può non essere perfettamente concordi sulla necessità che la gestione della vitale risorsa acqua non cada in mano ai privati e venga invece affidata ad enti pubblici? Tuttavia è necessario notare un particolare di non secondaria importanza: fino ad oggi la Funzione Pubblica non è mai stata davvero tale, poiché, con sopravvissuto uso ottocentesco, è sempre stata assegnata a vita anche dopo il sopraggiungere della Res Publica.

Ti prego di notare, gentile lettore/lettrice, che "statale" non equivale a "pubblico". A volte l'estrema semplicità di una osservazione e l'evidenza di una determinata cosa può creare qualche difficoltà di comprensione, per cui riformulo: gli statali non sono dei cittadini. Questi ultimi non hanno accesso agli importanti ruoli della Funzione Pubblica. Se i cittadini non possono parteciparvi, se ad esempio non potranno contribuire alla gestione dell'acqua che berranno, la definizione "Pubblica" cosa si svela essere allora se non una brutale presa in giro?


Gentili Presenti, è stata proprio questa anomalia democratica, che gli storici analizzeranno con gran dovizia di particolari nei decenni a venire, a contribuire alla fuga di un gran numero di attività economiche da un finto pubblico verso il settore privato. Non solo la corruzione e le connivenze tipiche di un ambiente dove nessuno e nulla cambia per decenni e decenni, ma anche un sentimento popolare di ribellione all'approccio indebitamente vessatorio degli statali, ha favorito lo slittamento di attività fondamentali per il benessere individuale e collettivo verso un privato altrettanto malato.


Ora: togliamoci dalla mente che riportando la gestione dell'acqua (e di altre importanti attività) in mano agli statali (i quali non rappresentano affatto la collettività, bensì affermano e difendono ogni genere di interesse di parte, innanzitutto il loro) le cose possano cominciare a funzionare bene. L'ambiente degli statali è ormai troppo corrotto, dopo ben 63 anni di indebita loro fissa permanenza nei ruoli della Repubblica.

Vedete: tutto deve scorrere. Ciò che chiamamo "democrazia", qualcosa che evidentemente ancora non riusciamo a capire bene, è molto simile ad un flusso ininterrotto. Dove le persone transitano, senza rimanervi bloccate, lì c'è democrazia. Dove le persone fluiscono, scorrono anche le idee, le informazioni, quindi si attuano anche i giusti interventi. Laddove, come nella presente "Pubblica" Amministrazione, le persone rimangono bloccate per tutta la vita (a volte venendo pure sostuite dai loro figli) ebbene: lì NON c'è democrazia!

Che senso avrebbe allora togliere l'acqua ai privati per darla ancora una volta agli statali? Forse non si riavvierebbe ancora una volta quel perfido meccanismo che ci ha fatto giungere fino a questo punto? La costruirebbe lei una casa su delle fondamenta marce, corrotte e pure nate storte? Non è forse più sensato impegnarsi prima a costruire BUONE FONDAMENTA e poi, solo dopo, costruirvi sopra la più bella delle case? Non sarebbe lavoro sprecato fare il contrario? Anzi: non rischieremmo di perdere pure la vita nella rovina che inevitabilmente capita ad un edificio così mal fatto?


Gentili Presenti, in merito alla vitale risorsa acqua c'è ancora molto d'importante da dire. Ma intanto, vi prego, vorreste molto cortesemente riflettere sulla urgente necessità che i cittadini, realizzando un perfetto progetto democratico, partecipativo, res publicano, si alternino negli altrettanto importanti ruoli della Funzione Pubblica? Comprendo che, per abitudine storica, alcuni possano ancora credere di realizzarsi al meglio rimanendo bloccati in un sempre immutabile "posto fisso". Ma la vita, la realtà, la natura non ci smentiscono in continuazione, insegnandoci quanto sia invece utile (e pure piacevole e rinvigorente) cambiare, adeguandoci ai suoi continui mutamenti, ai suoi ritmi?


Gentili Presenti, l'acqua non può essere abbandonata nè in mano ai PRIVATI nè in mano ai CARRIERISTI PUBBLICI.

La gestione dell'acqua e di tutto quanto più conta va affidata a CITTADINI che si alternino nei ruoli della Funzione Pubblica.


Perché noi umani, e la società stessa, non abbiamo bisogno solo dell'acqua ma anche di cose come la democrazia e la libertà. Noi umani ci dissetiamo anche con esse. Senza non possiamo vivere.

Acqua pubblica: SI'. Ma che sia davvero resa PUBBLICA.
Che sia finalmente affidata ad una gestione collettiva.


Danilo D'Antonio




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